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Francesco Mastriani: Il largo delle baracche

Posted by on Ago 20, 2025

Francesco Mastriani: Il largo delle baracche

Gianandrea de Antonellis

I romanzi, se ben fatti, possono spesso essere utili per ricostruire la società del tempo. Soprattutto se sono della penna di un autore, come Mastriani, che aveva vissuto in prima persona alcuni eventi e che quindi ce li narra con piena cognizione di causa. In questo caso, dimostrando ulteriormente la sudditanza del Regno delle Due Sicilie all’Inghilterra ai tempi di Ferdinando II

«Ne Il Largo delle baracche Mastriani fa dire ai suoi personaggi, popolani e borghesi immischiati nei fatti del 1848 e perciò tenuti d’occhio dalla polizia borbonica – e qui emerge la figura del suo capo, Orazio Mazza –, parole e sentimenti che erano sulla bocca d’ogni napoletano, Re compreso».

Così afferma Carlo Alianello, nel suo saggio La conquista del Sud. Parole, sentimenti e fatti, aggiungiamo noi, veritieri e verisimili. Se la storia d’amore di Peppiniello e Marietta (peraltro secondaria rispetto alla trama del romanzo) è chiaramente fittizia, non altrettanto lo sono i fatti e i personaggi della politica napoletana che formano il nucleo della narrazione. Per questo è importante (ri)leggere – assieme agli altri romanzi storici di Francesco Mastriani (18191891), che l’editore D’Amico sta meritevolmente riproponendo – Il largo delle baracche, che contiene molti ricordi personali dell’autore, testimone diretto di vari fatti narrati, giacché allora lavorava presso la Direzione di Polizia del Ministero degli Interni

Francesco Mastriani, di gran successo ai suoi tempi e poi ingiustamente dimenticato, è stato rivalutato soprattutto per i suoi romanzi sociali; ma di non minore importanza sono quelli storici (che peraltro contengono sempre elementi di critica politico-sociale) e che ritraggono un interessantissimo spaccato della Napoli ottocentesca.

Ne Il largo delle baracche alla citata (e, naturalmente, fittizia) storia d’amore tra i due popolani fanno da contraltare fatti e personaggi reali della politica napoletana che formano il nucleo della narrazione, che evidenziano i giochi di potere e soprattutto le pressioni politiche inglesi nei confronti della Corona napoletana.

Il romanzo contiene molti ricordi personali dell’autore, testimone diretto di vari eventi narrati, giacché allora lavorava presso la Direzione di Polizia del Ministero degli Interni.

Allora, il fatto di avere un impiego ministeriale presso il “mal” governo borbonico non gli dava il tempo (né la necessità) di dover scrivere a profusione, come gli sarebbe accaduto dopo la “liberazione” sabauda, che – assieme a molti altri danni – comportò anche una notevole inflazione, costringendolo, per mantenere la famiglia, a profondersi nel lavoro di scrittura.

Mastriani stese Il largo delle baracche nel 1881 (lo stesso anno de La Medea di Portamedina), nel periodo della sua più intensa (e faticosa) attività: si pensi che nel solo triennio 18801882 realizzò almeno 18 romanzi e nei nove anni successivi ne produsse il doppio, fermandosi solo a causa della morte.

Tornando alla subordinazione all’Inghilterra, è difficile rendersi conto di quanto fosse pesante senza leggere il resoconto di Mastriani, che descrive come a un camorrista (pardon, agente speciale) inglese realmente esistito sia stato possibile dettare legge nel Ministero degli Interni napolitano, facendo scarcerare i sediziosi arrestati e addirittura pretendendo (ed ottenendo) la rimozione del direttore di Polizia Orazio Mazza, recandosi a Caserta e svegliando il Re nel cuore della notte.

Personaggio storico, dicevamo: si tratta infatti di Richard Bickerton Pemell Lyons (18171887), favorito della regina Vittoria, all’epoca membro “non ufficiale” dell’ambasciata inglese a Roma. Costui «godeva di un libero accesso in tutti gli uffici di amministrazione, nelle diverse segreterie di Stato e nella reggia: era conosciuto dappertutto, e le autorità del regno obbedivano ai suoi cenni. Noi lo vedemmo sottrarre la Marietta dalle mani dei poliziotti del Commissariato di Montecalvario, e il giovane Vitalbi dai furori del Mazza. Ultimamente lo abbiamo veduto volare a Caserta e ritornare in Napoli con la destituzione del possente commendatore don Orazio» (cap. XIX).

«Comprenderete benissimo che dopo l’offesa fatta al Fagan dal bilioso don Orazio nel teatro del Fondo, la signora Inghilterra voleva avere una piccola soddisfazione; e non contenta di aver buttato giù don Orazio, pregò il re che alla direzione della polizia mettesse un uomo che non avesse gli stessi furori isterici contro gl’Inglesi». (cap. XXI, corsivo nel testo).

Così commenta Carlo Alianello l’episodio della deposizione del Direttore di Polizia, Orazio Mazza: «La notte stessa, col suo stecchino in bocca, che non si toglieva neppure al cospetto del Re, era corso alla reggia e aveva scagliato uno dei tanti fulmini britannici sull’indisciplinata colonia (non ufficialmente, s’inten-de) del Reame delle Due Sicilie» (La conquista del Sud, cap. II).

Sono solo due dei casi riportati da Mastriani e che attestano il clima che si viveva nell’ultimo decennio borbonico.

Di valore documentario superiore a quello letterario (e nonostante una certa captatio benevolentiae dell’autore verso i vincitori), Il largo delle baracche merita comunque di essere conosciuto e apporta un ulteriore mattone alla ricostruzione storiografica della verità.

Francesco Mastriani, Il Largo delle Baracche. Intrichi politico-amorosi nell’ultimo decennio borbonico a Napoli, D’Amico Editore, Nocera Superiore (SA) 2023, p. 198, € 15

https://www.damicoeditore.it/italiana/2226-francesco-mastriani-il-largo-delle-baracche.html

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