Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

FUCILATI ALLA SCHIENA

Posted by on Ott 28, 2025

FUCILATI ALLA SCHIENA

“Qui Tu devi morire ignominiosamente

quale Brigante senza onore”

(Canto funebre dei Briganti)

Il mattino del 12 settembre un cupo silenzio regnava nell’accampamento di Monte Favone. Avevamo appena ricevuto la notizia che, quella stessa mattinata, nella piazza principale di Sora, sarebbero stati fucilati i quattro contadini che Gregorio aveva denunciato…

Erano circa le dieci; al di là del passo tra Monte Madonna di Rosa e Monte delle Scalelle il nostro avamposto N°2 si era appena scontrato con una pattuglia piemontese ed il rumore degli spari aveva stanato cinque o sei avvoltoi appollaiati sul cadavere della spia, poco lontano da lì. Alzandosi con acuti e selvaggi stridii e tracciando degli ampi cerchi su di noi, sembravano pronti a voler riprendere ad ogni momento il pasto interrotto o di assicurarsene uno nuovo che gli uomini, che laggiù si sparavano, avrebbero fornito.

Mi sentivo tutto strano pensando a ciò che quegli avidi esseri avevano appena mangiato e che adesso digerivano così in alto! Come poteva accadere facilmente e presto che quegli stessi buongustai banchettassero sulla mia povera carcassa!

Di fronte, nel frattempo, erano cessati i tiri isolati ed i piemontesi cominciarono subito a scendere verso Sora lungo il ripido Monte Votarella. Avevano voluto solamente vederci un po’e salutarci, come, d’allora in poi, accadde quasi ogni giorno.

Più vicino, sempre più vicino, gli avvoltoi tracciavano ora i loro cerchi intorno alla vetta di Madonna di Rosa ed, alla fine, calarono velocemente in picchiata per portare rapidamente a termine il banchetto interrotto.

In folti gruppi, stavamo in trepidante attesa, sul versante sud-occidentale di Monte Favone a fissare lo sguardo in basso, sulla città, dove in quel momento quattro fedeli amici venivano portati a morire.

Quanto più a lungo guardavo in basso, tanto più sconvolgente mi afferrava questo pensiero: “Là scorre il sangue di uomini che, per servire il proprio i d e a l e, senza ambizione alcuna e senza nessuna speranza di profitto, hanno puntato tutto su quanto a loro era di più caro e di più prezioso!”

Con mano tremante, puntai il cannocchiale sulla città amica ai piedi di Monte Sant’Angelo. Sulla piazza grande, numerosi, si accalcavano gli abitanti e là, come in ogni strada, luccicavano le baionette delle truppe d’occupazione che s’erano messe in marcia.

Improvvisamente una forte commozione attraversò la folla e, subito dopo, vidi scintillare le armi di un cospicuo numero di soldati in mezzo ai quali, probabilmente, si trovavano i condannati, che sfilavano sulla piazza centrale. In quel momento, mi trafisse profondamente il cuore l’idea che quegli infelici speravano ancora in una nostra sortita e pensavano: “I fratelli, per i quali tutto abbiamo osato, tenteranno di salvarci! …Essi metteranno a repentaglio la propria vita per noi, come noi abbiamo fatto per loro!”

O, quante volte dovevamo ancora udire il grido di morte dei nostri fratelli ammazzati nelle valli, risuonare sulle nostre montagne, senza poterli nemmeno vendicare!…

In quell’istante, si levò un suono cupo; sulla città s’alzò una piccola nube grigia che risaliva, allargandosi ed assottigliandosi, verso la magnifica, azzurra serenità del cielo: …il “Brigantaggio” s’impoveriva di quattro fedelissimi, …al “sistema di pacificazione” del governo italiano s’aggiungevano altre quattro macchie di sangue…

Potrebbe essere interessante per i lettori apprendere maggiori particolari sull’esecuzione capitale di quei quattro “complici del Brigantaggio”, tanto più che, in quell’occasione, fu applicato dai piemontesi un tipico sistema di fucilazione molto comune.

Il giorno precedente, a Sora e dintorni, era già stata resa nota l’ordinanza affinché i presenti all’esecuzione fossero quanti più possibile.

I piemontesi amavano ammazzare i loro avversari in pompa magna e credevano che la teoria dell’intimidazione fosse la migliore.

Alcune ore prima dell’esecuzione furono raddoppiati, se non triplicati, tutti i posti di guardia e ben dodici pattuglie vennero mandate alle pendici delle Montagne di Sora.

Verso le dieci cominciarono a rullare alcuni tamburi davanti alla prigione e comparvero i condannati, a capo scoperto, con le mani legate davanti ed accompagnati da un religioso.

Quando gli infelici giunsero sul luogo del supplizio, i loro sguardi vagarono come se cercassero tra la schiere dei loro compaesani; desideravano, probabilmente temevano, di vedervi parenti ed amici e –cosa più spiacevole- di perdere all’ultimo la forza.

Tuttavia andavano cercando i loro cari, inutilmente; …essi erano stati incarcerati, per motivi di prudenza, già da molti giorni.

Dieci compagnie del 43° reggimento avevano occupato la piazza e, accanto a due pesanti pezzi di artiglieria da montagna, c’erano dei cannonieri con la miccia già accesa.

Sul lato aperto del quadrato dell’esecuzione, a distanza di tre passi l’una dall’altra, si trovavano quattro sedie di legno dove si portarono i prigionieri dopo che ebbero pregato insieme col sacerdote. Furono fatti sedere a cavalcioni e li si legò saldamente alla seggiola.

Il plotone d’esecuzione si fermò alle spalle dei delinquenti perché ”i n t a l m o d o s i d i m o s t r a c h e i l B r i g a n t e h a v i s s u t o s e n z a o n o r e e m e r i t a d i m o r i r e i g n o m i n i o s a m e n t e” …come è scritto nelle circolari di Cialdini.

In silenzio ed immobile, la rabbia e il dolore nello sguardo, il popolo stava a guardare tutti quei preparativi. Quanti di loro aveva già visto dire addio e …quanti ancora avrebbero dovuto seguire quei quattro sventurati!

Ad ogni sedia si avvicinarono quattro uomini, con i fucili già pronti …il comandante del plotone sollevò in silenzio la spada… esplosero sedici colpi e, da uno di quegli scanni di morte, rimbalzò un breve ed intenso grido di dolore che trovò cento volte eco tra la folla; tre dei giustiziati, con le schiene perforate ed i crani fracassati, rimasero immobili, inclinati sulle loro sedie; il quarto, però, un giovane dal fisico erculeo, era più duro e, sebbene anch’egli colpito a morte, nel violento, supremo spasimo aveva spezzato i suoi legacci: era saltato in alto e poi, sussultando, era ricaduto. Sollecito, si fece avanti un sottufficiale ed inferse al moribondo l’usuale “colpo di grazia” dietro l’orecchio.

Per un po’ di tempo i quattro corpi rimasero là, in quella posizione; poi furono gettati su un carretto e sotterrati lontano, fuori città in un punto nascosto della Valle di Roveto. Nessuna croce, nessuna lapide indica il luogo in cui marciscono quattro cuori leali e coraggiosi. I piemontesi hanno, forse, già da tempo dimenticato quel posto, ma il popolo se lo ricorda e lo tiene in gran considerazione.

Due volte, nell’oscurità della notte, passai là davanti nel corso di quell’anno e di quello successivo: la prima volta, vi feci rotolare sopra, dai miei uomini, un grosso masso di pietra che la seconda volta non trovai più.

Tutte e due le volte dovevo attraversare il Liri che, in quel punto, molto pericolosamente, s’infrange sulle rocce con particolare intensità ed entrambe le volte mi feci coraggio pensando a quelle quattro anime semplici che avevano osato molto più di me.

Quella sera, per la prima volta, ascoltai il “Canto di morte dei Briganti”, una melodia profonda, in cui riecheggia il linguaggio solenne della sfida alla morte, l’urlo selvaggio della vendetta ed il dolce suono dell’amor di Patria.

Il più bravo cantore della truppa era quel tale Giacomo Angelone che, due giorni prima nel bosco di San Silvestro, si era distinto in maniera così strana. Da tre settimane Giacomo era venuto da noi, dai boschi della Maiella, dopo che aveva perso padre e fratello in combattimento contro i piemontesi. Quel giorno il ricordo della mala sorte della sua famiglia doveva essere particolarmente vivo in lui poiché, invece dei soliti motivi allegri, intonò con demoniaco e feroce trasporto il ”Canto di morte dei Briganti” che riporto qui di seguito, liberamente adattato:

Lo portano legato

sull’orlo della fossa:

“Qui morir devi ignominiosamente

quale Brigante senza onore!”

“E se devo morir con ignominia

vi colga solo infamia;

con orgoglio e con coraggio

passo a miglior vita!

Rido alla faccia vostra di carnefici,

piena di boria e di scherno per chi muore;

i miei occhi guardano i monti,

dove a voi spesso son sfuggito!

Saluto tutti i luoghi

dove un tempo, libero, dimorai;

benedico ogni pallottola

che nel cuor v’ha sibilato!

Io benedico te, Terra,

che presto mi abbraccerai

Tu, terra della Patria mia

di tanto sangue così imbevuta!

Addio, popolo dei dolori,

per il quale con tanta fede lottai;

il mio cuore porterà con sé l’amore

per Te anche nella tomba!”

…Quattro colpi smorzati,

con la mano insanguinata saluta

ancora una volta i suoi monti,

mentre muore, il Brigante!

Chi legge questo canto nella tranquillità e nella quiete della sua dimora, non potrà sicuramente comprendere l’effetto che le sue indomite parole e la sua turbinosa melodia sortivano sulle centinaia di “banditi” tra i quali, tanti, dovevano vendicare sul mortale nemico il sangue d’un familiare e tra cui qualcuno, forse, il giorno dopo, era già destinato… “a morire ignominiosamente come Brigante senza onore”.

Quando Giacomo ebbe cantato con particolare intensità la quarta strofe, circa cento figli di Terra di Lavoro si accalcarono sul ciglio della roccia, stesero le mani giù, verso le valli buie, dove stavano le loro case avite devastate, dove erano morti i loro padri, i loro fratelli o i loro figli e quell’agghiacciante coro risuonò nella notte come un giuramento di vendetta: “Benedico ogni pallottola che nel cuore v’ha sibilato!” In quel momento il vento mugghiò attraverso le folte chiome dei faggi centenari, mentre il gufo si lamentava. Nessun canto mi ha mai commosso di più.

1 Queste truppe difesero vittoriosamente, all’inizio del 1861, la borgata montana romana di Bauco, [oggi Boville Ernica N.d.T.] contro un’intera brigata piemontese che, uscita da Sora, si era spinta fino ai confini.

2 Sono indicati con *, i nomi di coloro che, in seguito, divennero più o meno dei veri banditi.

3 Secondo alcuni documenti ufficiali nei primi nove mesi dell’anno 1861 furono uccisi: 19.572 “Briganti” e loro “complici”, di cui 10.604 in battaglia, 1.841 fucilati sul posto senza processo e 7.127 altrettanto fucilati poche ore dopo la cattura. Nello stesso periodo furono incarcerate, come sospette, 13.629 persone.

4 Generali borbonici che vendettero la loro Patria, il loro Re ed il loro onore (se mai ne ebbero) ai piemontesi. (N.d.T.)

5 Definizione generica di fucile (= schioppo) in napoletano. (N.d.T.)

Erminio de Biase

fonte

http://www.sagradellacrespella.it/3/index.php?option=com_content&view=article&id=45:origine-e-natura-del-brigantaggio&catid=12&Itemid=122

1 Comment

  1. Il brano è un intero capitolo tratto da MEMORIE DI UN EX CAPOBRIGANTE di Ludwig Richard Zimmermann – Napoli 2007 – pp 79/84

    Il libro è stato da me integralmente tradotto dal Tedesco e pubblicato nel 2007!

    Sarebbe più corretto, sia legalmente che moralmente, citare la fonte di ciò che si pubblica…

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