Gaetano Filangieri e il ruolo delle donne nella rivoluzione francese
Giuseppe Gangemi
Il sistema di istruzione pubblica di Filangieri si ferma davanti all’uscio di casa. La famiglia e la sua organizzazione interna non vanno violate dalle autorità pubbliche. Il pater familias è l’analogo del sovrano e, come tale, l’ambito del suo potere naturale va rispettato.
“Il padre nella sua famiglia, il monarca nella monarchia, il senatore nella repubblica, la monarchia e la repubblica nel mondo intero, debbono avere i medesimi principii di condotta” (IV, 151). Se l’uomo ha il potere naturale del comando, qual è il potere naturale, nella famiglia, dell’altra metà del cielo? Questo potere consiste nella trasmissione ai figli dei valori morali: “le donne formano la metà almeno de’ suoi individui. Esse generano i cittadini; esse gli nudriscono e gli educano ne’ primi anni della vita” (IV, 297). Dopo il quinto anno, i maschi vanno a scuola e le figlie continuano a essere istruite dalle madri. E qual è il potere delle donne nella vita pubblica? Illuminare la mente degli uomini, con la loro sensibilità, senza però palesarsi in pubblico.
Il sommo Platone, scrive Filangieri, nella sua Repubblica ideale, immagina che non esistano famiglie particolari. Avendo immaginato donne senza figli e senza famiglia cui accudire, ne fa, di fatto, dei maschi. Di conseguenza, suppone per loro la stessa istruzione prevista per l’altro genere perché le donne delle classi dei guardiani e dei governanti debbono avere le stesse funzioni pubbliche degli uomini. Filangieri, immaginando una legislazione per una società che è fondata sulla famiglia, non può accettare la soluzione platonica. Per le donne, egli non prevede un’istruzione pubblica, bensì un’istruzione domestica, e nemmeno un ruolo pubblico, bensì il ruolo dell’equilibratrice attraverso la sensibilità femminile indispensabile allo Stato quanto la forza maschile.
Per questo, le donne necessitano di un’istruzione. “Astretti ad escluderle dall’immediata e diretta educazione della legge, esse non verrebbero private della mediata ed indiretta, che procederebbe dalla sapienza istessa delle sue istituzioni. Formando gli uomini, la legge verrebbe a formare indirettamente anche le donne” (IV, 300). Rimane, però, un aspetto non chiarito e Filangieri lo sottolinea: la natura dei due generi è quella che è e questa natura mostra che l’uomo è più forte della donna. Quindi, non solo la donna è assoggettata all’uomo, ma è difficile pensare che un uomo modifichi se stesso perché lo vuole una donna, madre, moglie o figlia che sia. “È un errore il credere che l’uomo si modifichi sulla donna. Questa sarebbe una contradizione a quella legge eterna e costante della natura, che ha stabilito che il più forte sia sempre il primo a dar la legge al più debole” (IV, 300).
In altri termini: c’è speranza di poter delimitare il potere feudale perché c’è un’autorità superiore che è quella del monarca che impone ai feudatari la legge del più forte; c’è speranza di poter annullare il potere di un tiranno perché il popolo, quando si ribella, diventa più forte del tiranno e lo sostituisce con un Senato. Ma siccome, il diritto naturale del maschio al potere nella famiglia è indiscutibile, nessun monarca o senatore può delimitare il potere del maschio, che speranza rimane alla donna se il maschio si trasforma in tiranno? L’unica speranza per la donna è organizzarsi politicamente e detronizzare il maschio. Esattamente quello che molte donne, tentano, nel corso della rivoluzione francese. Filangieri, questo nemmeno riesce a sospettarlo perché muore un anno prima dello scoppio della rivoluzione.
La dichiarazione dei diritti dell’uomo preparata e proposta da Gilbert du Motier, marchese de Lafayette, viene approvata dall’Assemblea Nazionale nel 1789. Questa dichiarazione, tuttavia, non estende i diritti naturali alle donne in quanto lascia inalterati i rapporti all’interno della famiglia. Molte donne non ne sono affatto contente. Nel novembre 1789, presentano una “Petizione delle donne all’Assemblea Nazionale”. È solo la prima di tante altre. Nessuna viene discussa dall’Assemblea nazionale costituita solo da maschi. Il 30 dicembre 1790, Etta Palm d’Aelders si rivolge direttamente al popolo: Appello alle donne francesi sulla necessità dell’influenza delle donne in un governo libero. Sostiene che le leggi maschili sono approvate a spese delle donne. Fonda la prima organizzazione femminile nella storia della Francia.
Il 14 settembre 1791, viene promulgata la prima Costituzione Francese che segna la nascita della monarchia costituzionale. Essa definisce i cittadini come maschi di età superiore a 25 anni e solo a questi riconosce il diritto di voto e la possibilità di accedere a cariche pubbliche. Il giorno dopo, Olympe de Gouges pubblica una “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, modellata sulla Dichiarazione dei diritti umani per i maschi. Il 6 marco 1792, Pauline Léon presenta una petizione firmata da 319 donne con la richiesta di potersi armare per difendere Parigi. Naturalmente viene rifiutata e le donne cominciano a organizzarsi politicamente. Claire Lacombe, detta Rose, e Pauline Léon fondano un club di donne rivoluzionarie, su posizioni più radicali della femminista De Gouges.
C’è una donna influente che rispetta i naturali limiti previsti da Filangieri: Madame Roland che mette il proprio salotto a disposizione dei Girondini. È il salotto la vera organizzazione di questa forza politica. Nel suo salotto, frequentato solo da maschi, Madame siede a un tavolo vicino alla finestra. Non si lascia coinvolgere nelle conversazioni tra uomini, ma ascolta attentamente. Così si istruisce, oltre le intenzioni dei maschi. Esercita influenza politica per vie private, attraverso lettere, conversazioni personali e consigli, sulla strategia, sulle proposte di legge e sui discorsi parlamentari. Attribuisce alla mancanza d’istruzione delle donne il fatto che fossero impreparate alle cariche pubbliche.
La sua grande influenza è nota a tutti e i Giacobini la temono più di quanti lei consiglia: il marito più volte ministro e l’amante, solo platonicamente innamorati, Jacques Pierre Brissot, leader dei Girondini. Sarà la prima Girondina a essere giustiziata. Anche de Gouges viene giustiziata. Lacombe e Léon si salvano perché arrestate appena prima che Robespierre venga rovesciato. Etta Palm viene arrestata, come spia.
Non c’è spazio nella rivoluzione per le femministe rivoluzionarie. Ma nemmeno per l’azione regolatrice delle donne loro riconosciuta da Filangieri.


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