GARIBALDI ED ISERNIA
Quando Garibaldi era a Caserta, ebbe una chiamata da Isernia. S’aggiravano in quei paraggi amici del Borbone. Inviò subito 500 uomini. Sarà cosa da ridere, si disse; qualche scappellotto; qualche donnina acchiappata dentro una fratta.
Giunti in città, una campana suonò. E dalla chiesa sgorgò una folla. Ogni uomo col fucile o una vecchia pistola sparò. Quelli che non avevano armi da fuoco si lanciarono con vanghe, falci, zappe, coltelli, asce, tridenti e mani callose. «A peste, fame et bello» cantavano gli uomini; e le donne, brandendo falci, roncole, scuri, coltelli, forconi, spiedi, unghie, denti e mazze ferrate, rispondevano: «Libera nos Domine!».
Morirono oltre 100 garibaldini ed il loro compagno Delli Franci scrive che caddero nelle mani dei borbonici 140 prigionieri, 2 bandiere garibaldine, cavalli e viveri.
Questo fu detto «brigantaggio». Ma fu furia di popolo.



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