“GENTE DI SUIO” DI RENZO DI BELLO PATRIMONIO IMMATERIALE
Francesco De Gregori cantava “la storia siamo noi”, una verita, ma incompleta, poiché la storia la facciamo per conto di Nostro Signore che è l’unico che la guida per un suo disegno che a noi cristiani non è dato conoscere ed un cristiano, che si può annoverare tra i manovali inconsapevoli di questa costruzione, è certamente Renzo Di Bello da Suio Alto che da anni senza un motivo razionale sforna ricerche e studi sulla sua Suio che sono un vanto per la sua comunità, per il territorio aurunco, per la Terra di Lavoro e del Regno di Napoli che per i motivi già ampiamente spiegati sono di dimensione universale.
L’ultima fatica di Renzo a cui ha lavorato per oltre un decennio, è “Gente di Suio” dove sono riportati tutti i battezzati scritti su i libri parrocchiali di Suio a partire dal 1850 fino al 1966 senza omettere nulla regalandoci un patrimonio immateriale dal punto di vista storico, antropologico, sociologico e culturale unico. A prima vista sembra un semplice e normale archivio di nomi e date ma è uno scrigno che racchiude tutte le virtù sopracitate per svariati motivi. Si colloca in un periodo storico molto particolare tra due mondi, si potrebbe dire tra due ere, che si stavano dando il cambio, un mondo, quello tradizionale, con alcuni millenni di vita ed il nuovo mondo che faceva i primi passi comunemente detto moderno. Il primo abbraccia l’ultimo periodo di vita del Regno delle Due Sicilie che stava morendo dopo oltre 7 secoli di vita e il neonato Regno d’Italia. Per ogni nascita si scriveva la famiglia del nascituro fino alla terza generazione compresi padrini e madrine espressione di un mondo dove la centralità dell’uomo è inserita nel contesto familiare che si ritrova nel classico detto oramai in disuso “ma a chi appartieni”!. La società era rappresentata dall’insieme delle famiglie e non dalla sommatoria dei singoli individui con lo stato sociale, che oggi si chiama welfare, gestito dalla comunità, composto dall’insieme delle famiglie, dove il modello di stato del “Grande Leviatano” di Hobbes cominciava a muovere i primi passi e nelle località rurali era ancora assente. Si nota, altresì, l’importanza del Padrino del battezzato perché rappresentava il vice genitore pronto ad intervenire nella protezione e nell’educazione del bambino nel momento fosse diventato orfano che all’epoca non era cosa rara, addirittura in alcuni casi si dava facoltà al “patino” di dare il nome all’infante dal secondo genito in poi. Si nota che dal dopoguerra fino ai giorni nostri le trascrizioni sono molto più sintetiche espressione del mondo che cominciava andare verso un’individualismo esasperato dove l’uomo viene assistito nell’arco della sua vita dallo stato e non più dalle famiglie con il senso della comunità che cambia vestito. Si può notare, fino ad un certo periodo, con quale precisione e cura certosina venivano annotati i fatti, con cognomi che vivono ancora nella comunità come altri che non esistono più ed altri ancora che hanno nomi di altri paesi, abitudine di un mondo dove non si usavano termini intrinsicamente violenti come tolleranza ed inclusione ma accoglienza e convivenza colonne portanti della nostra civiltà napolitana. Non esisteva lo straniero ma il forestiero due termini apparentemente simili ma molto diversi tra loro. Il forestiero è tale perché per essere accolto doveva rispettare le regole e le consuetudine della comunità che lo accettava e se ciò accadeva a quel punto diventava un convivente e non un incluso conservando la propria identità che contaminava gli autoctoni che a loro volta lo contaminavano rigenerandola per trasformarsi in tradizione. Chi non accettava questa regola non scritta che possiamo definire consuetudine, diventava straniero e alla fine sarebbe andato via diventando una persona di passaggio.
In quel periodo non soltanto s’è assistito al fine del Regno delle Due Sicilie ma anche alla fine del più antico stato d’Europa dopo 1500 anni di vita nato per volontà di Pipino il Grande, padre di Carlo Magno, ovvero lo Stato della Chiesa dopo la breccia di Porta Pia con dei giganti come Pio IX e Leone XIII sovrani che si sono succeduti sul trono Petrino. Un evento storico che a distanza di anni ci sembra insignificante ma di importanza fondamentale infatti di li a poco dopo in “non expedit” di Pio IX, siamo arrivati a Patti Lateranensi e al Concilio Vaticano Secondo che ha creato una spaccatura non solo con il passato ma anche tra i sudditi cattolici mai accaduto prima se non a seguito di scismi ufficiali e che tanto condiziona il vivere quotidiano anche per laici e atei. Un altro cambiamento da non sottovalutare e l’abbandono del calendario Italico che seguiva l’andamento ciclico del cosmo che guidava quello del microcosmo antropofico dove non esisteva ora legale e solare del calendario contemporaneo creato e imposto da Napoleone, ma ogni giornata iniziava al tramonto e quindi quello di novembre era diverso da quello di giugno, l’uomo non era stressato da i cambiamenti di orario di fino ottobre e fine marzo e non aveva l’ansia di rincorrere i secondi, i minuti e le ore diventando schiavi di se stessi. Anche questo aspetto fa comprendere come funzionava il mondo con le consuetudini e come funziona oggi con le norme e regolamentazioni create e imposte dall’alto spesso frutto di volontà di pochi e non popolare. Nel leggere con attenzione i testi che accompagnavano il battezzato ci si rende conto che era un mondo dove si dava molto valore alla narrazione che era orale davanti ai “focolari” dove si ascoltavano i famosi “cunti” e scritti negli atti ufficiali della Chiesa ed entrambi testimonianza della tradizione.
Queste sono le riflessioni e i pensieri che mi sono venuti nel leggere l’Opera di Renzo che ha un valore oggettivo enorme che posso definire senza correre il rischio di essere smentito un “bene immateriale” che si consegna al prossimo e a chi verrà senza trascurare la sua dimensione Sacra che forse è la più importante. Per quanto mi riguarda è emozionante leggere le origini della mia famiglia che ha quattro rami, quello dei mie nonni sia paterni che materni.
Normalmente le nostre ricerche storiche si focalizzano su i “libri mortuorum” e mai su quelli battesimali e “Gente di Suio”, per quanto mi riguarda, è una piacevole novità e risorsa importante che va completata con la trascrizione delle morti nello stesso periodo che usati in parallelo con le nascite ti permettono di avere una visione storica completa con risvolti sociologici e antropologici utili anche per studi contemporanei della stessa natura. Alla luce di questa riflessione spero che Renzo si faccia carico di quest’ultima ricerca per chiudere il lavoro, involontariamente s’è assunto una bella responsabilità che non può ignorare e che gli impone un altro sforzo. Per quanto mi riguarda non smetterò mai di ringraziarlo e come piccolo dono pubblico di seguito il video della presentazione a cui ha partecipato tutta la comunità e anche del circondario dimostrando aRenzo tanta attenzione ed affetto.
Claudio Saltarelli


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