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Giordano Bruno Sguardi Lontani

Posted by on Mag 31, 2016

Giordano Bruno Sguardi Lontani

se abbiamo fatto convegni su san tommaso, sulla montagna sacra, se abbiamo fatto parlare domenicani e filosofi domenicani si sa che visione abbiamo del mondo ma come spesso ripeto non siamo neutrali ma imparziali si. Questo vuol dire che non neghiamo l’importanza di Giordano Bruno e l’impronta che ha lasciato nella storia, tra l’altro era laborino anch’egli come San Tommaso d’Aquino, e per questo pubblico un articolo che il Prof. Francesco Iodice ha scritto su chiaiamagazine.it su Giordano Bruno. Alla fine lascio un mio commento.

SGUARDI LONTANI

 

Via Giordano Bruno (che fino a poco tempo fa avremmo fatto bene a non percorrere in auto, pena l’immancabile multa) è

l’arteria urbana che porta da piazza Sannazzaro alla Torretta. A beneficio dei viandanti che non si fossero interrogati sullo straordinario personaggio cui è intitolata la via, dedichiamo questo “Sguardo” al grande filosofo. Nato FilippoBruno Giordano (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600), fu filosofo, scrittore ed ex frate domenicano.

Tra i punti chiave della sua concezione filosofica – che fondeva materialismo, neoplatonismo, arti mnemoniche, influssi ebraici e

cabalistici – ricordiamo la pluralità dei mondi, l’unità della sostanza, l’infinità dell’universo ed il rifiuto della transustanziazione

(che in teologia indica la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del sangue di Cristo).

Napoli entra nella vita del frate a soli 14 anni, nel 1562, allorché stanco di Nola e trascorsa l’adolescenza nella contrada di San Giovanni al Cescola, entra nell’Università Federico II. Il giovane Bruno è assetato di conoscenza, impaziente di capovolgere la prospettiva da cui si guarda il mondo. Si sentirà sempre “bandito dal ciel e dall’inferno”. La Napoli del 1562, che sotto il regno di Pietro da Toledo era diventata una metropoli popolosa, calamita per chi tentasse di sottrarsi al torpore di una provincia ancora impregnata di feudalesimo, al giovane nolano apparve come una terra promessa. Bruno si dimostrò sempre uno studente infaticabile che si arricchiva di platonismo agostiniano, averroismo e meumotecnica.

E la sua nuova meta fu il convento di San Domenico Maggiore dove seguì corsi di filosofia e teologia. Ma nel convento si scontrò con la pesante Censura della controriforma. Erano bandite le opere di Erasmo da Rotterdam, che invece lui studiava di nascosto. Si ribellò all’ortodossia e al culto delle immagini, tanto che contro di lui si aprirono processi per eresia. La partenza da Napoli divenne inevitabile. Fu l’inizio di un nuovo vagare verso altri traguardi attraverso mezza Europa, da Lione a Ginevra, a Parigi, a Tolosa, a Wuttemberg. Bruno elaborò una nuova teologia dove Dio era intelletto e ordinatore di tutto ciò che è in natura, ma egli era nello stesso tempo Natura stessa divinizzata, in un’inscindibile unità panteistica di pensiero e materia. Per queste argomentazioni, giudicate eretiche, fu condannato al rogo dall’Inquisizione della Chiesa romana.

Una delle sue frasi più significative fu: “Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace che lo rende e lo tiene schiavo; l’uomo non ha limiti ed un giorno se ne renderà conto e sarà libero anche in questo mondo”. Lui invece pagò queste parole con la vita.

Prof. Francesco Iodice

 

ps; che l’uomo avesse voglia di andare avanti e non cristallizzare la sua vita sulla chiesa rinascimentale che aveva in parte smarrito la sua missione è un dato di fatto,  credo, altresì, che se Giordano Bruno rinascesse oggi rivedrebbe la sua teoria sulla libertà dell’uomo poiché, a mio modesto avviso,  oggi è più vicino all’articolo che pubblicai tempo fa “L’elogio dei Cretini” che alla presa di coscienza delle sue illimitate capacità e il giusto utilizzo della libertà. L’uomo oggi è quello che sognava Giordano Bruno? L’uomo senza Dio ce la fa? L’uomo è veramente libero? Non è forse diventato spettatore della sua vita? Non venera il denaro? Non è schiavo del consumismo?

Claudio Saltarelli

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