Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Giuseppe Gangemi risponde ai commenti dei lettori del suo articolo pubblicato su Alta Terra del Lavoro e alla “replica doverosa” del dottor Saverio Paletta

Posted by on Set 19, 2025

Giuseppe Gangemi risponde ai commenti dei lettori del suo articolo pubblicato su Alta Terra del Lavoro e alla “replica doverosa” del dottor Saverio Paletta

L’articolo da me pubblicato, sul portale Alta Terra del Lavoro, il 22 agosto 2025 ha ricevuto 2 commenti, oltre i due a cui ho già risposto qualche settimana fa. Il primo è di Cindy che, il 31 Agosto 2025, scrive:

“L’uomo comune ragiona.
Il saggio tace.
Il fesso discute.

Dino Segre Pitigrilli”

Presumo che la poesia ermetica della signora Cindy faccia riferimento alla mia metafora in cui assimilo il discutere con le persone come a un’opera inutile come quella del voler lavare la testa dell’asino, attività nella quale si spreca sapone e tempo. Se sì, la mia risposta è semplice: quella dell’asino è una metafora che usavano i contadini di quel piccolo paese dell’Aspromonte settentrionale in cui sono nato, quando gli asini (gli animali) erano tanti e i contadini pure. Oggi, asini non se ne vedono più e pochi sono i contadini rimasti e quell’espressione non si usa più. Io, però, la uso ancora con nostalgia.

Per quanto riguarda quanto ha sostenuto Dino Segre, torinese di origini ebraiche ed ateo, ma anche confidente dell’OVRA, la polizia fascista (Pitigrilli è solo lo pseudonimo), mi permetto il lusso di citare Aristotele che ha scritto qualcosa di simile: l’ignorante afferma; il saggio dubita; il sapiente riflette. Quindi passo a citare i contadini che ho frequentato da ragazzo e di cui ho sempre nostalgia. Questi dicevano: il saggio tace perché non dice quello che pensa, ma in compenso, prima di aprire bocca, pensa (e ripensa) quello che dirà. Quei contadini avrebbero corretto Pitigrilli in questo modo: l’uomo comune discute; il saggio tace; il fesso ragiona. Tanto è vero che dicevano anche: ‘a ragiuni si duna o’ fissa! Io tradurrei così questa espressione: la ragione la pretendono i fessi!

Il secondo commento è di Francesca che il 12 Settembre 2025 segnala: “Saverio Paletta ha replicato a questo articolo con un suo, che si sta diffondendo ovunque …”. Segue un link su cui cliccare. Chi lo fa, ed io l’ho fatto, viene portato a una “replica doverosa” del dottor Saverio Paletta. Per rispettare l’accordo da me concordato con il responsabile del portale, Claudio Saltarelli, rispondo per le vie brevi.

Su L’IndYgesto del 12 settembre 2025, giornale online regolarmente registrato, il dottor Saverio Paletta – come ha dichiarato nella sua “doverosa replica”, è laureato in giurisprudenza, vecchio ordinamento, e fa bene a precisarlo – torna a qualificarmi come “prestato al neoborbonismo” e “legato ad ambienti e tematiche neoborbonici”. Già nel precedente articolo del 22 novembre 2021 mi ha indicato come “l’accademico di riferimento  dei neoborb”. Sono definizioni in cui non mi riconosco per vari motivi: 1) sono rigorosamente repubblicano e non desidero né il ritorno dei Borbone, né quello dei Savoja; 2) non auspico nemmeno la ricostituzione del Regno delle Due Sicilie ma ho sempre guardato avanti e studiato e cercato una soluzione federalista (un federalismo diverso da quello della Lega di Umberto Bossi) su base regionale o macroregionale e con un livello di federalismo ulteriore basato sui grandi municipi e su raggruppamento di piccoli municipi. Per delineare questo modello di federalismo, che ho chiamato antropologico, ho scritto una decina di libri.

Egregio Dottore, vi ringrazio per avermi chiesto di farvi capire cosa io intenda dire quando mi definisco “neomeridionalista”. Alla lettera, chiedete: “Volete spiegare a me e ai miei lettori cosa intendete per neomeridionalisti?”. Cortese la domanda, doverosa e seria la risposta: il meridionalismo tradizionale ha centrato l’attenzione sull’uso della spesa pubblica, come ha insegnato Francesco Saverio Nitti. Io, sulla scorta dello studio di Gaetano Cingari su Giuseppe Corvaia, ho centrato la mia attenzione sul risparmio privato e ho studiato il sistema bancario meridionale e, successivamente, quello bresciano dove cattolici (guidati da Giuseppe Tovini) e laici (guidati da Giuseppe Zanardelli) hanno costruito le condizioni per lo sviluppo economico e sociale vanificando i progetti della Destra Storica che voleva fare di Brescia – e di tutte le aree dove non fosse stato realizzato il Catasto Teresiano – territorio da specializzare nelle sole coltivazioni agricole. Il sistema bancario bresciano ha raccolto il risparmio privato locale e ha fatto diventare Brescia, negli anni Ottanta del Novecento, la provincia più industrializzata d’Europa. Analoghi sistemi bancari provinciali hanno fatto (vedi studi sulla Terza Italia) del modello di sviluppo veneto la locomotiva d’Italia dalla crisi degli anni Settanta in poi. Dagli anni Novanta, i miei studi “neomeridionalisti” si sono allargati andando oltre il tema del risparmio privato per studiare tematiche come quella del “razzismo interno” e del “razzismo di genere” (entrambe tematiche presenti in Cesare Lombroso e motivazione principale per la mia scelta di ricostruire l’attività scientifica di questo medico e antropologo). I neomeridionalisti sono, in base a questa mia chiave di lettura, Gaetano Cingari, i soliti noti che voi, Dottore Panella, citate nella vostra “replica doverosa” (Emanuele Felice e Vittorio Daniele) e la generazione di studiosi accademici successiva a quella di questi due ammirevoli colleghi (solo per fare alcuni nomi, Ilaria Vellani, Guido Crainz, Annamaria Rivera, Marco Aime, Cristina Morini, Anna Curcio, Gigi Roggero, Federica Giardini, Lorenza Perini e tanti altri). Non sono tutti Meridionali perché, data la particolare attenzione che l’Università di Padova ha messo sugli studi di relazioni internazionali (ricordo per tutti il mio collega e amico Antonio Papisca) buona parte della lòro migliore produzione scientifica è in inglese e si basa sull’obiettivo di inserire la Questione Meridionale all’interno di altre Questioni Nazionali.

Egregio Dottore, permettetemi una seconda osservazione: noto che usate, riferendola a voi, a Luca Addante e a me, l’espressione “calabrese cumu nuavutri”. Mi dispiace dirvi che voi, Dottore, non siete “calabrisi comu a mmia” perché, se lo foste, non avreste intitolato “Asino e me ne vanto!” la vostra “replica doverosa”. Infatti, un Calabrese come me (o come i contadini che citavo prima) saprebbe riconoscere nel racconto dell’asino, che a lavargli la testa si spreca il tempo e il sapone, una metafora che non dà dell’asino a nessuno.

Vengo e mi spiego: dati i vostri studi, quelli serissimi del vecchio ordinamento, non potete non sapere che “una metafora è una metafora, un epiteto è un epiteto” (dalla Treccani: si intende con epiteto un “sostantivo, aggettivo o locuzione attributiva che si aggiunge a un nome per qualificarlo”). Io non ho usato il termine asino nella forma dell’epiteto, per qualificarvi, ma nella forma della metafora. In altri termini, dottore, io non vi ho chiamato asino e voi non avete ricevuto da me un epiteto di cui vantarvi. Così come quando si dice che il tal politico o presidente U.S.A. è un’anatra zoppa, non si intende dire che il suddetto è un’anatra, cioè un animale, ma solo che è limitato nella sua possibilità di azione da qualche potere (per esempio la magistratura) diverso dal proprio, ma sempre costituzionalmente rilevante e legittimo.

Dottore, vi debbo confessare che, quando dichiarate che polemizzate “con un altro scritto di Gangemi (“Dai meridionali cannibali alle altre bugie: il Museo Lombroso è razzista, vi spiego perché”), apparso, sempre nel 2021, sulla testata online calabrese LaC”, ritengo che stiate “buttando la palla in tribuna”. E di nuovo ce la mandate, la palla, quando, più avanti, dichiarate: “Vussuria ha ragione, ma mi permetta: io volevo polemizzare con il suo articolo per LaC, che era legato al dibattito contingente e non col suo libro”. Lo dico per due motivi:1) prima di queste due affermazioni, infatti, il vostro articolo del 2021 cominciava con un riferimento al mio volume su Lombroso, proseguiva mostrando la copertina di quel volume e solo più avanti accennava, con le espressioni citate, all’articolo su LaC; 2) nell’elencare il settimo punto, su cui non concordate con me, mi rimproverate un errore grave facendo riferimento all’intera mia attività professionale. Scrivete, infatti: “Settimo punto: Scuola positiva e Sud. È la lacuna più grave del discorso di Gangemi. Tanto più grave se si pensa che il prof ha insegnato in un Dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali: la completa omissione dell’aspetto giuridico del pensiero lombrosiano”. Avevo già risposto alla vostra osservazione sottolineando che “io dedico il VII capitolo al processo al calabrese Salvatore Misdea, processo che ha costituito il punto più alto e più controverso della battaglia di Lombroso per una modifica del codice penale che permetta un utilizzo più ampio della pena di morte, soprattutto nei confronti dei criminali atavici (definiti irrecuperabili)”. A questa affermazione, ho fatto seguire altre considerazioni che, per brevità non riporto.

Amaru meu per averlo fatto! Voi reagite con queste affermazioni: “Gangemi mi “accusa” di non aver letto i capitoli del suo “Stato carnefice o uomo delinquente? La falsa scienza di Cesare Lombroso” (Magenes, Milano 2019) dedicati agli aspetti giuridici del pensiero lombrosiano”. E poi fate presente che, oltre a Xanardelli, sono presenti anche altri giuristi, Infine, osservate che è la (scarsa) qualità della mia scrittura e del mio stile a farvi preferire la (grande) qualità della scrittura di Alessandro Barbero e di altri. Buono a sapersi! Però, siccome la cosa non mi tange, torno al tema che più mi interessa: quanto dite di me e della mia professionalità.

Caro Dottore, se fate riferimento al mio ruolo di membro di un Dipartimento per sostenere che è grave che io abbia omesso (cosa non vera, come vi ho già spiegato) “l’aspetto giuridico del pensiero lombrosiano”, voi fate una critica che riguarda la totalità della mia attività professionale e non il solo articolo su LaC. Lascio il resto alla vostra intelligenza e a quella di chi mi legge.

Permettetemi ancora, Dottore. Vi rivolgete a me con un’affermazione (quella che segue) che non ho capito: “Luca Addante, docente di Storia Moderna all’Università di Torino e calabrese cumu nuavutri. E, tra le varie, autore di una bella ricerca sul cannibalismo che secondo Vussia non sarebbe mai esistito”. Caro Dottore, che cosa è che, secondo voi, io penso non sia mai esistito? Io so che esiste sia il collega Luca Addante (che ho conosciuto personalmente), sia che esistono le sue ricerche, quella sul cannibalismo, come pure quella sul giacobinismo. Anche io sono un lettore, prima di essere uno scrittore, e quando critico qualcuno (perché ho recensito e criticato entrambi i libri di Addante) leggo tutto quello che so che colui con cui disputo ha scritto su quel dato argomento.

Concludo con un discorso al collega giornalista che certamente mi capirà. Caro Saverio Paletta, sono 25 anni che scrivo sui quotidiani (Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia, Il Foglio, Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce). Forse la qualità del mio scrivere non è così bassa come voi suggerite e le mie pesantezze non sono così grevi come vi piace far credere ai vostri lettori. Non vi fa onore manifestare così scarsa generosità nel valutare chi non la pensa come voi.

E per finire …

Grazie a Cindy e grazie a Francesca per avermi dedicato piccola parte del loro tempo per leggere e scrivere un breve commento sul mio articolo. Ulteriore grazie a Francesca per avermi segnalato la “replica doverosa” del Dottore Paletta. La segnalazione mi ha reso possibile rispondere nel giro di pochi giorni. Questo mi ha permesso di abbassare la media di ritardo di famiglia (che il Dottore Paletta ha notato essere “vizio” sia mio, sia di mio fratello Mimmo) nel reagire a uno scritto del Dottore in questione. Prima della segnalazione di Francesca, la media di ritardo famigliare era di 5,5 anni (4 per parte mia e 7 per parte di Mimmo). Con questa mia reazione, scritta a zero anni di distanza, la media è scesa a 3,7 anni.

Evviva!

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.