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Goffredo Coppola, uno scomodo intellettuale sannita condannato all’oblio

Posted by on Nov 5, 2020

Goffredo Coppola, uno scomodo intellettuale sannita condannato all’oblio

Filologo classico, papirologo, docente di letteratura greca e latina, giornalista, Rettore dell’Università di Bologna e Presidente dell’Istituto Nazionale di Cultura Fascista.

Goffredo Coppola nacque a Guardia Sanframondi nel 1898, visse a Guardia fino al compimento degli studi superiori quando si iscrisse all’università di Napoli dove si laureò in lettere classiche.

Prima della laurea, però, dovette interrompere gli studi per partecipare, come Ufficiale di fanteria, alla Grande Guerra distinguendosi per valore tanto da essere più volte decorato.

Dopo il titolo accademico si traferì presto a Firenze dove fu allievo, e poi amico, di uno dei più grandi papirologi e filologi italiani: Girolamo Vitelli nativo di S. Croce del Sannio i cui genitori erano di Cusano Mutri. Nel periodo fiorentino, scrivono i biografi, fu conosciuto per lo stile di vita austero, per la completa dedizione agli studi e per la generosità nelle amicizie.

Divenne, poi, docente di letteratura greca all’Università di Cagliari e, dal 1932, in quella di Bologna, città che non lascerà più.

A suo tempo riscosse successo ed ebbe l’ammirazione e la diffusa stima del mondo accademico italiano anche di molti che non la pensavano come lui.

Convinto fascista, aderì nel 1925 al “Manifesto degli intellettuali fascisti” insieme a Pirandello, D’Annunzio, Ungaretti, Tommaso Marinetti, Salvatore di Giacomo e al promotore Giovanni Gentile. Non sottoscrisse, invece, il “Manifesto della razza” a sostegno delle scellerate leggi fasciste discriminatorie verso gli ebrei.

Collaborò, come giornalista, al Corriere della Sera, al Popolo d’Italia e a varie riviste fasciste.

Seguì fedelmente Mussolini, insieme al fratello Mario allora capo della Federazione beneventana della Stampa Fascista, in tutta la sua parabola fino a Salò e alla Repubblica Sociale quando fu nominato Rettore dell’Università di Bologna. Nel 1944, poi, successe al filosofo Giovanni Gentile come presidente dell’Istituto Nazionale di Cultura Fascista.

Morì giovane nel 1945, a soli 47 anni, fucilato alla schiena a Dongo, in provincia di Como, insieme a Mussolini e agli altri gerarchi fascisti, tenendo fede ad una promessa fatta qualche anno addietro ad un amico: “Morirò insieme a Mussolini”. Il suo corpo, con gli altri, fu esposto alla furia del popolo di piazzale Loreto a Milano.

Chissà quali crimini efferati aveva commesso il filologo professor Coppola per meritare quella triste e oltraggiosa fine?

Nella sua prolifica attività di storico e ricercatore pubblicò numerose opere tra le quali: Introduzione a PindaroArchiloco nei giambi di CallimacoDocumenti del cristianesimo primitivoIl teatro di Aristofane – Il teatro di Terenzio – Menandro le commedie – L’erede di Cesare – Letteratura latina -Augusto – Vita di Epicuro – Gaio Lucilio cavaliere e poeta – Teofrasto. I CaratteriLa critica neotestamentaria di Erasmo da Rotterdam. E vari altri pregevoli lavori.

Nonostante ciò, è stato posto nel dimenticatoio e condannato all’oblio dalla cultura ufficiale per il suo trascorso politico. Il suo profilo sulla influente Treccani, dove i suoi studi sono sminuiti e addirittura dileggiati, è curato da Pietro Treves eccelso storico e critico letterario ma figlio di un leader socialista, militante antifascista e perseguitato dal fascismo. Come far scrivere la biografia di Cesare a Vercingetorige.

Negli ultimi anni, però, vi è una sempre maggiore rivalutazione dei suoi lavori da parte di qualificati intellettuali del calibro di Luciano Canfora, che ha curato una equilibrata ricostruzione del percorso umano, politico e intellettuale con il suo Il papiro di Dongo, e Gennaro Malgieri, che ha ripubblicato l’Augusto nella cui prefazione così introduce l’opera: “Tra le innumerevoli biografie di Augusto poche sono quelle hanno il pregio di coniugare il profilo umano e psicologico dell’imperatore con le gesta militari e la visione politica unite queste ultime ad una capacità di governo non comune all’epoca e presa ad imitazione da numerosi suoi successori”. 

Ormai dovrebbe essere alla portata di chiunque, non solo degli storici, la capacità di distinguere, almeno relativamente ai personaggi del passato, il giudizio politico, sempre legittimo, da quello relativo alle loro opere, altrimenti anche personaggi culturalmente rilevanti come Coppola resteranno condannati alla damnatio memoriae nella quale sono stati, ingiustamente, relegati.

Antonello Santagata

L’articolo è stato già pubblicato sul sito istitutostoricosanniotelesino.it

Goffredo Coppola

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