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I concetti di Prima, Seconda e Ultima Barbarie nella filosofia di Giambattista Vico

Posted by on Mag 26, 2025

I concetti di Prima, Seconda e Ultima Barbarie nella filosofia di Giambattista Vico

Giuseppe Gangemi

Quando si accenna a Giambattista Vico, in una conversazione con un non filosofo o con qualcuno che abbia studiato filosofia al liceo, non è infrequente che l’altro, come per un riflesso condizionato o per far capire che ha presente l’argomento, reagisca citando i “corsi e ricorsi storici”.  Il che dovrebbe far supporre che l’espressione, così frequentemente associata a Vico, sia stata coniata dallo stesso e si trovi più volte ripetuta nelle tre edizioni della Scienza Nuova. E invece, l’espressione non si trova in nessuna delle opere di Vico.

Né si trova l’espressione “corsi e ricorsi”. Si trovano, invece, vari usi dei termini “corso” e “ricorso” mai usati insieme, oppure il termine “ricorsa” come aggettivo di Barbarie e sinonimo di Seconda Barbarie. È tuttavia vero che l’espressione “corsi e ricorsi storici” sintetizza fedelmente il pensiero complessivo di Vico.

Per quanto riguarda il “ricorso”, va detto che esso comincia immediatamente dopo una qualsiasi Barbarie e proprio per questo la Seconda Barbarie, nella Scienza Nuova terza, viene spesso indicata con il termine “ricorsa”. Più esattamente, nella Scienza Nuova prima, il termine Barbarie preceduto o seguito dal numero ordinale non è mai presente, mentre è presente tre volte nella Scienza Nuova seconda e nella Scienza Nuova terza. Nella seconda e terza edizione, qualche volta, Vico usa l’aggettivo Ultima (1836, II, XXIII, 522 e 586) unita a Barbarie per indicare la Barbarie seguita alla caduta dell’impero Romano.

Sempre nella terza edizione, l’espressione Barbarie Ricorsa diventa, di gran lunga, la più frequente. Tuttavia, la cosa più significativa è che Vico utilizzi, in sede di conclusione della Scienza Nuova seconda e della Scienza Nuova terza, come sinonimo di Prima Barbarie l’espressione Barbarie del Senso e come sinonimo di Seconda Barbarie o Barbarie Ricorsa, l’espressione Barbarie della Riflessione (1836, II, 617). Questa nuova terminologia, posta in sede di conclusione (significativa anche se la Scienza Nuova terza è stata pubblicata dal figlio, dopo la morte del padre, e, presumibilmente, Vico non ha avuto l’occasione di dare l’ultima risistemazione del testo) è particolarmente importante perché collega questa terminologia conclusiva con la Degnità LIII in cui si individuano tre fasi legate al processo della conoscenza umana: la prima è la fase del senso, da cui la Barbarie del Senso (1836, II, 617)), e la terza è la fase della riflessione con mente pura, da cui la Barbarie della Riflessione. Quest’ultima è collegata con i concetti di Boria dei Dotti e Boria delle Nazioni.

Gli accenni a queste due borie sono del tutto assenti dalla Scienza Nuova prima, sono presenti nella Scienza Nuova seconda e ancora più presenti nella Scienza Nuova terza. Questo fatto, pur non essendo il principale, concorre a mostrare che Vico considera la Seconda Barbarie anche come Barbarie della fase più matura della conoscenza, la Barbarie di chi, credendo di riflettere con mente pura, esprime una Boria dei Dotti (quella degli intellettuali) o una Boria delle Nazioni (quella delle élite che guidano le Nazioni) che genera una Seconda Barbarie peggiore della Barbarie del Senso. Tra due Barbarie del Senso (la primigenia, ma anche quella dell’invasione barbarica) si è svolto il primo “corso storico”. Dopo la Barbarie del Senso apportata dagli invasori barbarici e dopo ogni Barbarie della Riflessione (perché di Seconda Barbarie non ne esiste solo una) si svolge un “ricorso storico”. Secondo Croce, “corsi” e “ricorsi” si sviluppano seguendo le identiche tre fasi dello spirito umano: ferinità, eroicità e razionalità; “donde tre spezie di nature, tre spezie di costumi, tre spezie di diritti e quindi di repubbliche, tre spezie di lingue e di scritture, tre spezie di autorità, di ragioni, di giudizi, tre sette di tempi” (1980, 133).

Data l’evoluzione del linguaggio di Vico, non genera equivoco il fatto che si indichi come Prima (o primigenia) Barbarie o come Barbarie del Senso quella Barbarie che è precedente il primo assoluto “corso” (o percorso) di civilizzazione della storia. Genera invece equivoco il fatto che la  Barbarie Ricorsa o Barbarie della Riflessione sia generalmente indicata come Seconda Barbarie: il primo equivoco è ritenere che ci sia stata solo una Prima Barbarie, mentre l’aggettivo Ultima a indicare l’invasione barbarica suggerisce che Vico intenda possano esserci state due Barbarie del Senso; il secondo è che la Barbarie Seconda possa essere identica, come sostenne Croce, alla Prima Barbarie, mentre ciò capita solo quando popolazioni che vivono nello stato di ferinità soppiantano popolazioni che vivevano in quello della razionalità; il terzo è ritenere che la Seconda Barbarie riporti sempre a una Barbarie del Senso, mentre, con tutto il mondo civilizzato, l’unica Seconda Barbarie ulteriore possibile è sempre prodotto di una ragione deformata che, non riflette con mente pura, ma riflette con la mente distorta di chi ha la boria di credere di sapere tutto e, invece, non ne sa abbastanza.

Questa mente distorta può essere conseguenza di una ragione ideologizzata oppure di una ragione che ha perso la consapevolezza dei propri limiti e del proprio ruolo. Nel linguaggio specifico della filosofia di Vico la ragione distorta è quella che ha perso la consapevolezza della differenza tra certum (il vero nello spazio e nel tempo della storia) e il verum (al di là e al di fuori della storia). Il primo, certum, è il vero parziale e fallibile dell’uomo; il secondo, verum, è il vero assoluto e infallibile della Provvidenza che si rivela, solo alla fine della storia, e che l’uomo può a volte intuire quando scopre un certum che dura da tanto tempo e in tanti luoghi da far pensare che sia verum.

Infine, Vico suggerisce che la Barbarie anche possa essere indotta negli individui. Anche se in un solo punto delle sue opere, egli utilizza l’espressione Barbarie degli Intelletti (1836, II, 101) per indicare le conseguenze (simil barbariche) indotte nei giovani, quando viene loro impedito di affrontare studi di grande respiro perché le loro menti vengono forzate a studiare le materie in ordine inverso, cominciando con quelle che più esaltano le loro acerbità (1836, II, 101).

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