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I CONVENTI CONVERTITI IN CASERME

Posted by on Mar 31, 2020

I CONVENTI CONVERTITI IN CASERME

«Ciò che non fecero i barbari all’Italia, glielo fecero i rigeneratori ». Cesare Canti. (Camera dei deputati, 22 novembre 1864, Atti Uff. numero 1000, pag. 3916).

Con la legge del 22 dicembre 1861 accordavasi ai ministri la facoltà di occupare case religiose, e Mi pare che noi realmente confischiamo qualche cosa», dicea allora il senatore Pereto nell’accordare questa licenza (1). E il deputato Ricciardi avea prima dichiaralo: «Credo che si possa, senza timore alcuno, lasciare questa restrizione dei tre anni, perché spero che fra tre anni non ci saranno piii frati (si ride (2).». E se i frati avessero detto o dicessero: Speriamo che fra tre anni non vi saranno piii deputati?

Il Ministero confiscò nel 1862, 1863, 1864, ma frati ce ne hanno ancora, imperocché i frati, come il Papa, sono più potenti di tutte le rivoluzioni. Laonde il nuovo ministro della guerra il 24 ottobre 1864 presentava alla Camera mi nuovo disegno di legge per prorogare fino al 1° gennaio 1868» la facoltà di occupare le case religiose. In pari tempo consegnava una lista dei conventi che vennero convertiti in caserme nel passato triennio. Questo documento merita d’essere conservato per la storia (3).

di seguito elenco

Conventi convertiti in Caserme nel 1862.

ImolaCasa S. Domenico(Decr. 19 gennaio)
BolognaMadonna di Galliera(id. 30 gennaio)
BolognaConvento dell’Annunziata(id.)
PisaConvento S. Nicola(Decreto 30 gennaio)
FirenzeConvento del Carmine(id.)
FirenzeConvento Santo Spirito(id.)
FirenzeConvento Ognissanti(id.)
PalermoConvento Santa Cita (1)(id.)
PalermoConvento del Carmine (2)(id, )

(1) Senato del Regno, tornata del 10 dicembre 1861, Atti uff. del Senato, num. 144, pagina 494.

(2) Atti uff. della Camera, tornata del 17 settembre 1861, N° 370, pag. 1430.

(3) Vedi Atti uff. N° 946, pag. 3702.

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RiminiConvento San Bernardino(id.)
RiminiConvento San Francesco da Paola (3)(id.)
BolognaConvento San Giacomo(id.)
BolognaSanta Caterina(id. 6 febbraio)
FirenzeSanta Trinità(id.)
RavennaConvento S. Nicolò(id. 2 marzo)
FortiSanta Cristina(id. 10 marzo)
PattiSanta Maria di Gesti(id. 6 aprile)
MessinaSun Girolamo(id.)
FaenzaSanta Chiara(id. 15 maggio)
ModenaSan Geminiano(id.)
LugoSan Domenico(id. 8 giugno)
NotoConvento Padri Riformati.(id. 31 luglio)
UrbinoSan Francesco(Id. 3 agosto)
Sant’ArcangeloSan Francesco(id. 6 agosto)
MessinaDella Maddalena (4)(id. 24 agosto)
LuccaSan Francesco(id. 18 settembre)
SienaCarmine(id. 27 settembre)
ParmaAnnunciata{id. 21 ottobre)
ParmaPadri Riformati(id. 2 novembre)

Conventi convertiti in Caserme nel 1863.

FirenzeMonastero Sant’Apollonia (5)(Decr. 22 febbraio)
PistoiaConvento Annunziata(id. 22 marzo)
PisaConvento San Francesco(id. 44 giugno)
San MiniatoSan Francesco (6)(id. 28 giugno)
PalermoBenedettini bianchi (7)(id. 16 luglio)
CorleoneDelle Grazie(id. 26 luglio)
ForlìSan Salvatore (8)(id. 30 luglio)
MessinaS. Francesco d’Assisi(id. 30 agosto)
PalermoS. Francesco da Paola(id. 18 ottobre)

(1) Ospedale militare.

(2) Alloggi militari.

(3) Ospedale militare.

(4) Ospedale militare.

(5) Magazzini d’intendenza militare.

(6) Ospedale oftalmico.

(7) Uffizio e magazzini sussistenze.

(8) Carcere militare.

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PalermoCarminello (1)(Decreto 18 ottobre)
MazaraConvento del Carmine(id. 5 novembre)
PalermoSanta Vittoria(id. 27 dicembre)
PalermoSant’Antonino(id.)
PalermoSanta Teresa(id.)

III.

Conventi convertiti in Caserme nel 1864.

AlcamoDel Carmine (2)(Decreto 21 gennaio)
TrapaniSan Francesco(id. 21 febbraio)
CataniaDel Carmine(id. 9 marzo)
FaenzaSan Francesco(id. 10 aprile)
SienaDella Madonna(id.)
LuccaSant’Agostino (3)(id. 29 maggio)
FerraraDella Missione (4)(id. 9 luglio)
CaltagironeSan Domenico(id. 28 agosto)

Non sappiamo se questa statistica sia completa; solo sappiamo che i conventi invasi superano i quattrocento! La serie però confessata dal Ministero della guerra basta per dar luogo a gravissime riflessioni. E ne fece alcune il deputato D’Ondes-Reggio nella tornata del 22 di novembre 1864. Uditelo: «I più dei luoghi si sono occupati senza esservene necessità; né può dubitarsene ove si osservi che se ne sono occupati in città che erano capitali di Stati, in cui erano gran numero d’amministrazioni che sono proprie di capitali, ed ora quelle città non sono che capi di provincia: come dunque non hanno avuto luoghi più sufficienti al numero incomparabilmente minore d’amministrazioni? E come anco in coteste città non vi sono stati più luoghi sufficienti ad albergare delle truppe, mentre prima ve ne stava una quantità assai maggiore, sinanco il doppio? E che le occupazioni si sono fatte a perpetuità e non temporaneamente, risulta chiaro dell’allegarsi che ora si fa, che non è possibile più di lasciare cotesti luoghi. E tutte cotali occupazioni hanno apportato un grandissimo sciupo del pubblico danaro; mi dicano i passati ministri ed i presenti quante centinaia di migliaia di lire non si sono spese. Questo è il risparmio fatto dallo Stato. Se una tale legge non vi fosse stata, quelle spese non si sarebbero fatte; non ce ne è stata necessità, c’è stato capriccio o maltalento di farle; una legge di tale natura porta seco l’abuso e il danno (5)».

Nondimeno la Camera concedeva nuovamente al Ministero la facoltà di convertire i conventi in caserme; sicché il deputato D’Ondes-Reggio conchiudeva:

Uffizi.

Comando del circondario.

Panificio e magazzino sussistenze.

Ospedale militare.

Atti uff. N° 1000, pag. 3916.

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«Signori, credevo che tre anni d’arbitrii e di danni recati ed alle corporazioni religiose ed alle pubbliche finanze insieme vi bastassero; credevo che finalmente foste persuasi che coll’ingiustizia non si fa alcun bene allo Stato.

Credevo che finalmente vi foste rammentati della sentenza di Montesquieu, che la peggiore delle tirannidi è quella che si esercita all’ombra delle leggi».

Ma la rivoluzione non dice mai basta! Intanto di mano in mano che i conventi s’invadono, i ladri aumentano. D’Ondes-Reggio ne arrecò la ragione. Meditatela.

D’Ondes-Reggio. All’onorevole deputato che ora diceva che la civiltà consiste nel rendere morale il popolo, rispondo: chi può mai metterlo in dubbio? Ma domando: è confacente a rendere morale il popolo dirgli: si può prendere la cosa altrui per vantaggio tuo? (Rumori).

Una voce. È dello Stato.

D’Ondes-Reggio. Dello Stato? E che cosa è lo Stato se non il popolo? E se non un ente immaginario? E come, lo Stato è padrone dei beni dei singoli cittadini o delle corporazioni o associazioni di loro? D’onde questo strano diritto? Oh contraddizione vostra! Mentre dite che non volete le corporazioni religiose, perché opera del medio evo, invocate poi un principio sostenuto dai piaccntieri giureconsulti del medio evo, che lo Stato fosse padrone di tutti i beni, ed i cittadini non ne fossero che usufruttuari; principio che già era stato primamente messo innanzi da servitissimi giureconsulti sotto i mostruosi Cesari di Roma».

E poco prima Cesare Cantu avea detto: «Se intaccate così le proprietà, come non temete quella logica, inesorabile regolatrice degli avvenimenti, la quale un giorno può portar a domandare se non siano troppi anche i palazzi occupati dai Ministeri, gli alberghi dei ministri, le sale delle Camere, la reggia stessa? (Bisbiglio) (1)».

I DODICI PRETI

DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

(Pubblicato il 5 febbraio 1863).

Non sarà discara a’ nostri lettori una statistica dei dodici preti che si trovano nella nostra Camera dei deputali. Eccone i nomi:

1. D. Amicarelli Ippolito, già vice-rettore del liceo ginnasiale Vittorio Emanuele, deputato di Agnone, ivi nato e residente. Parlò contro la legge per l’occupazione dei conventi; poi non si vide più.

2. D. Bruni Giuseppe, cav. dell’Ordine Mauriziano, deputato di Caprino, nato a Bergamo e residente abitualmente a Bergamo. Non parlò mai; manca da molto tempo; chiese, ma non ottenne le dimissioni.

3. D. Dorucci Leopoldo, professore di letteratura, ispettore delle scuole del circondario di Solmona, deputalo di Popoli, nato e residente a Solmona.

4. D. Ercole avv. Paolo, deputalo di Oviglio. . . prete colla barba. Eletto da poco: non parlò ancora, ma sembra assai contento di se stesso.

5. D. Greco Antonio, già canonico, deputato di Catanzaro, nato a Catanzaro, e residente abitualmente a Napoli. Non parlò mai o quasi mai.

6. D. Moresca Mai-bino teologo, professore di filosofia, già canonico della collegiale di S. Michele di Carallo, deputato di Sorrento, nato a Sorrento, e residente in Piano di Sorrento. Parlò contro il potere temporale del Papa.

7. D. Palomba Pietro, deputato del 9° Collegio di Napoli, nato e residente a Torre del Greco. Personaggio che non parla.

8. D. Robecchi Giuseppe, economo generale dei benefizi vacanti in Lombardia, deputato di Vigevano, nalo e residente a Gambolò (Lomellina). Sempre assente dalla Camera, perché economizza nell’Economali) Apostolico di Lombardia.

9. D. Sanguinetli Apollo, dotlore in filosofia, già professore nel collegio militare d’Asli, deputato di Cairo, nato a Cairo, residente a Torino.

10. D. Sirtori Giuseppe, luogotenente generale nel corpo dei volontari italiani, commendatore dell’ordine militare di Savoia, deputato del 4° Collegio di Milano, ed ivi nato e residente.

44. Ugdulena Monsignore Gregorio, dottore in teologia e in diritto canonico, professore di sacra scrittura e di lingua ebraica nell’Università di Palermo (in aspettativa senza stipendio), già membro del Consiglio di Stato di Sicilia, deputato di Marsala, nato a Termini e residente a Palermo. Porta anch’egli una lunga barba.

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42. D. Valenti Flaminio, porzionario della cattedrale di Monopoli, deputato di Monopoli, ivi nato e residente.

https://www.eleaml.org/sud/stampa/vol_01_02_margotti_memorie_per_la_storia_dei_nostri_tempi_1865.html#governanti

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