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I criminali di Stato, nei giorni seguenti la scossa tellurica del 28 dicembre 1908

Posted by on Feb 16, 2026

I criminali di Stato, nei giorni seguenti la scossa tellurica del 28 dicembre 1908

Ogni anno a Messina, i discendenti delle vittime e dei testimoni, riannodano le maglie della memoria nel passato per dare continuità a un racconto che non possiede ancora risposte. Dopo i giorni caotici della prima scossa, il governo italiano intervenne senza coordinamento.

Lo sfacelo non giustificò la vergogna delle forze armate italiane, precedute dalla marina britannica e della marina russa giunte a Messina in netto anticipo della marina italiana. Non starò qui a descrivere le mancanze o i ritardi, né precisero le razzie dell’esercito italiano, che fece passare per sciacalli i sopravvissuti avventatisi sulle rovine delle loro case per cercare di salvari loro parenti rimasti sepolti vivi. Questa volta voglio commentare gli effetti di una scelta politica, dopo la proclamazione dello stato d’assedio il 3 gennaio 1909. La mattina successiva, nelle prime ore notturne del 4 gennaio le navi della regia Marina cannoneggiarono la city di Messina, per bonificare le macerie che non erano crollate durante le prime scosse. Gli italiani non erano intervenuti per dare sollievo ai superstiti anzi, tutt’altro. Il tre gennaio fu l’inizio dell’inattività delle forze italiche, che non permisero di continuare a scavare per salvare i sepolti vivi, fino al 12 gennaio. Dopo avere allontanato i soccorritori stranieri e cacciato i salvati dalle macerie, mentre aspettavano che la stessa sorte toccata loro, fosse estesa ai loro familiari ancora sepolti. Dieci giorni di inattività che hanno pesato non poco sulle possibilità di salvare altre vite umane. Dieci giorni che il parlamento ha rinfacciato al generale Mazza, che si è assunto la responsabilità, di sospendere le ricerche dei dispersi. Un lasso di tempo necessario a moltiplicare le morti fra i messinesi che non furono estratti da sotto le macerie dei loro palazzi. Un tempo strategico sufficente oggi, per dichiarare quelle scelte criminali, gettando sulle memorie dell’esercito l’ignominia della vergogna. Oggi li avremmo annoverati come criminali i fedeli servitori del Re Emanuele III di Savoia. Il comandante in capo che con la nomina di quegli inetti da lui prescelti affiancano in responsabilità il loro affare. Il Re non f u meno criminale dei suoi sotto posti, all’insaputa del parlamento. Quando l’esercito rappresentato dal governo Giolitti porterà nel Parlamento un disegno di legge, per trasformare uno strumento emergenziale, in legge, puntando a moltiplicare in morte le future emergenze, furono bloccati dai deputati che si opposero. Così accadde che a Roma fra i banchi del parlamento vennero a conoscenza che era stato proclamato lo stato d’assedio contro i terremotati del 28 dicembre del 1908. Il tentativo fu arrestato; mettendo alla berlina la volontà politica del governo e della casa regnante. In questo caso non ci sono scuse da accampare. Avere sospeso la ricerca dei superstiti per dieci giorni è un crimine, che la storia dovrà fare emergere addossando responsabilità che non sono state ancora associate ai responsabili.

Alessandro Fumia

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