Alta Terra di Lavoro

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I “FATTI” DI SCURCOLA MARSICANA

Posted by on Nov 24, 2017

I “FATTI” DI SCURCOLA MARSICANA

Lo stesso avviene per l’altro clamoroso episodio della «rivolta» marsicana, quello di Scurcola, per il quale le fonti ufficiali si limitano ad esaltare il successo ottenuto dalle truppe piemontesi comandate dal capitano Foldi (o Faldi), con un fugace accenno al massacro dei prigionieri racchiusi nella chiesa delle «Anime Sante». Ma proprio questa tragica conclusione dello scontro dovette lasciare una traccia, difficilmente cancellabile, nella memoria dei protagonisti e di gran parte delle popolazioni, clero compreso. Nessuno nega che, in quella occasione, i piemontesi si fossero comportati con estrema crudeltà (55); ma quasi tutti i cronisti del tempo e gli storici successivi tendono a sottolineare esclusivamente la disfatta dei borbonici («Gli insorti vi perderono circa 130 uomini, compresi i fucilati, che vennero puniti sul luogo e senza indugio») (56), tutt’al piú soffermandosi sul patetico episodio del medico Maúti di Luco dei Marsi, comportatosi coraggiosamente, quasi eroicamente, anche di fronte al plotone di esecuzione (57). Eppure, la fucilazione di ben 89 uomini, tra il 22 e il 23 gennaio del 1861 (quindi, nel giro di pochissime ore), non dovette rappresentare un buon biglietto da visita per i nuovi conquistatori (o liberatori?), i quali si erano accaniti anche e soprattutto con coloro, tra i preti e i frati, che si sospettava appartenessero alla reazione (58). Perfino nel racconto dell’episodio, i cronisti di parte governativa misero alla berlina (senza alcuna recriminazione per la strage) quegli aspetti di pseudo-religiosità contadina che sembrava caratterizzassero spesso le bande dei borbonici, degli irregolari e dei cosiddetti briganti. Ecco come il Monnier si diverte a raccontare una fase (l’ultima) della dolorosa vicenda:«Nel combattimento fu presa una delle loro bandiere. Era un vecchio crocifisso in legno, al quale avean legato con dello spago un pezzo di stoffa rossa, strappata da qualche parato di chiesa: l’asta era un bastone di tenda tolto ai soldati piemontesi a Tagliacozzo.  Ma questo cencio già forato nobilmente come una bandiera non era l’orifiamma; essa non veniva esposta alle palle e non era uscita da Tagliacozzo. Era un magnifico quadrato di seta bianca (…), adattissimo per una processione. Da un lato vi si scorgeva Maria Cristina (madre di Francesco II e principessa di Carignano) in ginocchio davanti a una Madonna, nell’atto di calpestare la croce di Savoia. Dall’altro lato eravi una Immacolata Concezione. Quello stendardo era stato benedetto dal Papa, e se ne attendevano miracoli. Cominciò assai male con questa sventurata spedizione» (59). Purtroppo, una ricerca archivistica che si svolga fuori dei documenti ufficiali non è mai stata effettuata, almeno finora, e quel poco che può ancora rintracciarsi è insufficiente a chiarire alcuni aspetti ingarbugliati delle vicende marsicane di quei mesi. Per quanto riguarda lo scontro di Scurcola, unica traccia ancor oggi utilizzabile (oltre, naturalmente, al rapporto del Consigliere distrettuale di Avezzano del 23 gennaio 1861) è una brevissima indicazione lasciataci dall’abate di Scurcola, don Luigi de Giorgio, il quale nel «Liber Mortuorum» della sua parrocchia cosí annotava in data 22 gennaio 1861: «Costantinus Oddi, coelebs, annorum 22, filius Dominici, et Dominicae Bucceri, a militibus Pedemontanis, Jacobum Giorgi ejusque grassatores socios insequentibus, occisus est, sequenti die in Parrochiali Ecclesia sepultus» (60).Una notizia assai scarna, dunque, cui può aggiungersene un’altra ancor piú breve, lasciata dal parroco della chiesa di S.Lucia in Magliano, il quale in data 28 gennaio di quello stesso anno (1861) cosí scriveva: «Arrigus Ballandini, de Terra Malleani, occasione militari obiit Terra Scurculae» (61).

fonte

terremarsicane.it

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