I martiri di Otranto di Matteo D’Amico
Il 14 agosto 1480 furono martirizzati davanti ai loro familiari, dagli invasori Turco-Ottomani, circa 800 cristiani per essersi rifiutati di aderire alla religione islamica.
Bisogna aver visitato la Cattedrale di Santa Maria Annunziata per comprendere pienamente la tragedia dei “martiri di Otranto”: centinaia di teschi raccolti dietro grandi teche di cristallo fissano il visitatore con la loro muta immobilità, con la loro silenziosa pace. Come sempre, di fronte alle reliquie di un santo o di un martire si comprende la carnalità, la concretezza storica ed esistenziale della vita cristiana che si cela dietro quelle povere spoglie. I teschi e le ossa hanno, inevitabilmente, qualcosa di anonimo, di impersonale, ma proprio per questo ci ricordano che, di fronte al martirio, tutto ciò che è finito, la propria storia personale, il proprio attaccamento a tante cose così piccole, e pur così importanti, diventano nulla. Il presente della morte ormai certa cancella tutto, distrugge ogni irretimento nella finitudine e nel tempo nella luce di Cristo che sta per squarciare la storia, aprendo ai testimoni supremi della sua verità il suo Regno glorioso. I martiri di Otranto, come ogni altro martire e, in fondo, come ogni santo, sono morti nell’abbandono, senza grandi testimoni del loro eroismo, sconfitti, umiliati, incatenati, privi di ogni speranza di soccorso. Il loro destino ci ricorda che la prova più grande non è solo il dare la vita per Cristo, ma il darla nel silenzio del mondo, nel buio di un oblio e di una solitudine che sembrano invincibili, dimenticati dagli uomini, ignari della tragedia che sta consumandosi. Davvero, nel silenzio e nella solitudine, la propria vita è offerta a Dio e a nessun altro, testimoni senza testimoni. Sarà la Provvidenza a far sì che l’umile sacrificio del martire, a volte, non sempre, diventi noto a tutti per il maggior bene delle anime e la maggior gloria di Dio. Il caso di Otranto, con così tante centinaia di martiri, ci insegna anche che è la grazia di Dio a tutto operare, non la forza della persona: muoiono pescatori, artigiani, adolescenti, gente comune. Persone qualsiasi, laici, giovani nel fiore degli anni, preferiscono morire piuttosto che perdere la fede. Si comprende così il monito paolino nella Prima lettera ai Corinzi: “Nessuna tentazione, superiore alle forze umane, vi ha sorpresi; Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere”.
Per il momento sembra che non sia ancora giunto il momento di prepararsi al rischio del martirio per mano degli islamici in Europa, in futuro lo sa solo Dio se questo rischio diventerà concreto. Nell’attesa converrà ricordarsi che vi è, per analogia, un martirio (testimonianza) che possiamo vivere tutti i giorni: è la rinuncia al peccato, anche al più piccolo peccato veniale, per amore di Nostro Signore Gesù Cristo. Anche in questo caso si tratta di accettare la morte della nostra carne e delle nostre passioni, dei nostri desideri, dei nostri sogni. Il mondo e la carne devono morire perché Cristo regni e viva in noi.
E infine anche gli sconosciuti santi di ogni giorno, che non avranno mai posto in alcun calendario liturgico, possono ispirarsi ai martiri di Otranto: alludo ai santi che si immolano nei doveri di stato più umili, non visti da nessuno, non stimati, disprezzati dimenticati dal mondo e dalla storia; alludo agli ammalati che accettano le loro sofferenze in silenzio, stesi, nell’indifferenza generale, su un arido letto d’ospedale, in mezzo ai rumori e alla lugubre luce che illumina notti apocalittiche; alludo agli anziani che si sono dolcemente arresi alla loro solitudine, rassegnati ad offrire a Cristo crocifisso almeno lo strazio della loro ultima agonia. Ogni cristiano, a ogni età e in ogni momento o condizione può in realtà ispirarsi ai cari martiri di ogni tempo: testimoniando la propria fede in silenzio, rinunciando a sé e amando gli altri.
(rielaborazione dalla voce Wikipedia “Martiri di Otranto”) I santi Antonio Primaldo e compagni martiri, conosciuti anche semplicemente come martiri di Otranto, sono gli 813 abitanti della città di Otranto (nell’omonimo territorio del Regno di Napoli) uccisi il 14 agosto 1480 dai Turchi guidati da Gedik Ahmet Pascià, per aver rifiutato la conversione all’Islam dopo la caduta della loro città.
Beatificati il 14 dicembre 1771 da papa Clemente XIV [1], in loro onore è stato eretto un monumento nel 1922 e inaugurata una lapide nel 1980, in occasione del 500º anniversario della tragedia.
Il 28 luglio 1480 una flotta turca del sultano dell’Impero ottomano Maometto II, proveniente da Valona, forte di 90 galee, 40 galeotte e altre navi, per un totale di circa 150 imbarcazioni e 18.000 soldati, si presentò sotto le mura di Otranto [3].
La città resistette strenuamente agli attacchi, ma la sua popolazione di soli 2.000 abitanti non poté opporsi a lungo. Infatti il 29 luglio la guarnigione e tutti gli abitanti abbandonarono il borgo nelle mani dei turchi, ritirandosi nella cittadella mentre questi ultimi cominciavano le loro razzie anche nei casali vicini.
Quando Gedik Ahmet Pascià chiese la resa ai difensori, questi si rifiutarono e in risposta le artiglierie turche ripresero il bombardamento. L’11 agosto, dopo 15 giorni d’assedio, Gedik Ahmet Pascià ordinò l’attacco finale durante il quale riuscì a sfondare le difese e a espugnare anche il castello.
Nel massacro che ne seguì, tutti i maschi di oltre quindici anni furono uccisi, mentre le donne e i bambini furono ridotti in schiavitù. Secondo alcune ricostruzioni storiche, i morti furono in totale 12.000 (9.000-10.000 turchi) e i ridotti in schiavitù 5.000, comprendendo anche le vittime dei territori della penisola salentina intorno alla città [4] (…).
Solo dopo ben tredici mesi di tentativi infruttuosi Otranto venne infine riconquistata dagli Aragonesi, guidati da Alfonso d’Aragona, figlio del Re di Napoli.
(…)
I superstiti e il clero si erano rifugiati nella cattedrale a pregare con l’arcivescovo Stefano Pendinelli. Gedik Ahmet Pascià ordinò loro di rinnegare la fede cristiana, ma ricevendone un netto rifiuto, irruppe con i suoi uomini nella cattedrale e li catturò. Furono quindi tutti uccisi, mentre la chiesa, in segno di spregio, fu ridotta a stalla per i cavalli [8].
Particolarmente barbara fu l’uccisione dell’anziano arcivescovo Stefano Pendinelli, il quale incitò i superstiti a rivolgersi a Dio in punto di morte. Fu infatti sciabolato e fatto a pezzi con le scimitarre, mentre il suo capo mozzato fu infilzato su una picca e portato per le vie della città [9].
A capo degli Otrantini – che il 12 agosto si erano opposti alla conversione all’Islam – era anche il vecchio sarto Antonio Pezzulla, detto Il Primaldo.
Il 14 agosto Gedik Ahmet Pascià fece legare i superstiti e li fece trascinare sul vicino colle della Minerva, dove ne fece decapitare almeno 800, costringendo i parenti ad assistere alle esecuzioni. Il primo a essere decapitato fu Antonio Primaldo. La tradizione tramanda che il suo corpo, dopo la decapitazione, restò ritto in piedi[10], a dispetto degli sforzi dei carnefici per abbatterlo, sin quando l’ultimo degli Otrantini non fu martirizzato.
Durante quel massacro le cronache raccontano che un turco, tal Berlabei (o Barbelei), si convertì nel vedere il modo in cui gli otrantini morivano per la loro fede e subì anche lui il martirio, impalato dai suoi stessi compagni d’arme[11]. La leggenda popolare ricorda anche Idrusa, unica donna a essere martirizzata.
Tra gli 813 martiri d’Otranto, si ricorda per l’eroica morte, in testimonianza della fede, la figura di Macario Nachira, colto monaco basiliano, appartenente a un’antica e nobile famiglia di Viggiano (oggi Uggiano la Chiesa) [12].
Per un anno i corpi giacquero insepolti sul luogo del supplizio, dove vennero ritrovati dalle truppe inviate a liberare Otranto [13].
Il 13 ottobre 1481 i corpi degli Otrantini trucidati furono trovati incorrotti e vennero successivamente traslati nella Cattedrale di Otranto.
A partire dal 1485, una parte dei resti di quei martiri furono trasferiti a Napoli [14] e riposano nella chiesa di Santa Caterina a Formiello, dove furono collocati sotto l’altare della Madonna del Rosario (che ricorda la vittoria definitiva delle truppe cristiane sugli Ottomani nella famosa battaglia di Lepanto); successivamente furono collocati nella cappella delle reliquie, consacrata da papa Benedetto XIII, e solo dal 1901 deposte sotto l’altare in cui si trovano oggi. Una recognitio canonica, effettuata tra il 2002 e il 2003, ne ha ribadito l’autenticità.
Nel 1888 l’arcivescovo Francesco Bressi, metropolita di Otranto e amministratore apostolico di Bovino, donò parte delle reliquie al santuario di Santa Maria di Valleverde in Bovino, dove attualmente si trovano nella cripta della nuova basilica: esse sono state collocate in un’artistica urna in alabastro, opera di Pasquale Garofalo di Bovino, in sostituzione dell’ormai fatiscente vecchia urna in legno. Parte delle reliquie di Antonio Primaldo sono state trasferite a Surano.
(…)
Un processo canonico per la canonizzazione dei martiri venne iniziato nel 1539, terminò poi il 14 dicembre 1771, allorché papa Clemente XIV dichiarò beati gli 800 trucidati sul colle della Minerva, autorizzandone il culto; da allora essi sono protettori di Otranto.
(Il processo di canonizzazione è stato riaperto sotto papa Benedetto XVI e portato a completamento da papa Francesco nel 2013. Faccio notare che, anche se è intuitivamente indubbia la santità dei martiri di Otranto per ogni fedele cattolico, dal punto di vista formale bisognerà attendere la fine della crisi della Chiesa per avere un pronunciamento definitivo e infallibile sulla loro santità, perché sia Francesco, che il suo predecessore hanno aderito pienamente agli errori del Vaticano II, accettando una concezione liberale della fede cattolica che impedisce di considerare infallibili i loro atti magisteriali).
Note
1. Gianfreda, 2007, pag. 119.
2. Cappella papale per la canonizzazione di 3 beati, su attualita.vatican.va (archiviato dall’url originale il 19 giugno 2013).
3. Gianfreda, 2007, pag. 35.
4. Paolo Ricciardi, Gli eroi della patria e i martiri della fede: Otranto 1480-1481, Vol. 1, Editrice Salentina, 2009
5. G. Conte, Una flotta siciliana ad Otranto (1480), in Archivio Storico Pugliese, LXVII, 2014.
6. G. Conte, Le istruzioni segrete del Ventimiglia, in Itinerari di Ricerca Storica, anno XXXII, 2018, n. 2 nuova serie.
7. Jakov Lukarević (Luccari), Copioso ristretto degli annali di Ravsa, vol. 3, Biblioteca Nazionale della Repubblica Ceca, Ad instantia di Antonio Leonardi, 1605, p. 111. URL consultato il 21 novembre 2025.
8. I Martiri di Otranto e il 1480, su fondazioneterradotranto.it. URL consultato il 13 agosto 2025.
9. Otranto in TV. Protagonisti gli 800 martiri, su loradelsalento.it. URL consultato il 13 agosto 2025.
10. Martiri d’Otranto, una storia attuale, su famigliacristiana.it. URL consultato il 12 agosto 2025.
11. San Berlabei Martire, su santiebeati.it. URL consultato il 13 agosto 2025.
12. Gli 800 Santi Martiri di Otranto, su video.salento.it. URL consultato il 13 agosto 2025.
13. Antonio Primaldo e compagni, su causesanti.va. URL consultato il 12 agosto 2025.
14. A tale trasporto si collega anche la tavola raffigurante i Protomartiri francescani, a cui Sisto IV affidò la sorte dei cristiani, conservata nella Basilica di San Lorenzo Maggiore. Cfr. Giuseppe Cassio, Il riflesso della Guerra d’Otranto nel dipinto dei Protomartiri francescani a Napoli, in Italia francescana 88 (2013), p. 361-376
15. I processi canonici dei Santi Martiri di Otranto, su diocesiotranto.it. URL consultato il 12 agosto 2025.
16. Promulgazione di decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, su press.catholica.va (archiviato dall’url originale il 31 gennaio 2013).
17. I martiri di Otranto sono Santi, su bari.repubblica.it, La Repubblica, 13 maggio 2013.
18. Copia archiviata (PDF), su emerotecadigitalesalentina.it. URL consultato il 1º settembre 2016 (archiviato dall’url originale il 21 settembre 2016).
Fonte: Wikipedia (libero adattamento dell’autore della voce “Martiri di Otranto”)
Indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Martiri_di_Otranto
Data consultazione sito: 14 agosto 2026
fonte
blog Vitis Vera


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