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I militari piemontesi: “Stringere i pollici dei piedi con i ferri fino a far uscire il sangue dalle unghie”

Posted by on Gen 28, 2021

I militari piemontesi: “Stringere i pollici dei piedi con i ferri fino a far uscire il sangue dalle unghie”
  • La drammatica testimonianza di un ex garibaldino sulle belve savoiarde: imprigionati donne, bambini, frati e vecchi
  • Marce di 50 chilometri a botte a chi si fermava perché esausto 
  • “Dove si nascondono i briganti?”. E via con “le bastonate sulla testa da far grondar sangue”

La testimonianza di un ex garibaldino: imprigionati donne, bambini, frati e vecchi

Dal diario dell’ex garibaldino G. Ferrari: “In quel paese (Rossano) vi erano carceri grandissime nelle quali rinchiudevano i manutengoli ed i conniventi dei briganti. Due o tre volte al mese giungevano colonne di persone arrestate dalle pattuglie volanti nei paesi o nei casolari; eranvi anche donne scapigliate coi pargoli al petto, preti, frati, ragazzi, vecchi, i quali tutti prima di passare nelle carceri, venivano ricoverati provvisoriamente nei locali vuoti del Quartiere su poca paglia, piantonati da sentinelle, per essere poi interrogati al mattino successivo dal pretore, dal maresciallo e dal mio Capitano”.

Marce di 50 chilometri a botte a chi si fermava perché esausto 

“Queste colonne di venti o trenta persone ciascuna, la maggior parte pezzenti e macilenti, facevano compassione a chi aveva un po’ di cuore; li vedevo sofferenti per la fame, per la sete, per la stanchezza di un viaggio a piedi di 40 e 50 chilometri, venivano sferzati dai Carabinieri e dai soldati di scorta, se stentavano camminare per i dolori ai piedi, od anche se si fermavano per i bisogni che taluni si dimettevano il pensiero di fermarsi, e si insudiciavano per evitare bastonate, tutti questi incriminati, alcuni dei quali innocenti, e le donne specialmente, venivano slegati per conceder loro riposo, ma per compenso si torturavano coi ferri, detti pollici, che i carabinieri ed i Sergenti in specie stringevano fino a far uscire il sangue dalle unghie”.

“Dove si nascondono i briganti?”. E via con “le bastonate sulla testa da far grondar sangue”

“Poteva io assistere a tali supplizi senza sentire pietà! Tosto allontanati i carnefici, io allentava loro i ferri colle mie chiavi, e quei disgraziati riconoscenti, piangevano, baciando i lembi della mia tunica, persino gli stivali. Prima dell’alba, li rimetteva al supplizio come erano stati lasciati. Scene poi da vera inquisizione succedevano dopo, allorquando venivano interrogati i rei nelle loro celle, io fungeva da segretario e da teste, il Capitano ed il Maresciallo dei Carabinieri da giudici; questi volevano sapere il rifugio, il nascondiglio ed i nomi dei briganti che essi favorivano, ed alle loro risposte negative erano bastonate sulla testa che ricevevano da far grondar sangue”.

Eugenio De Simone Atterrite queste popolazioni, Magenes Edizioni, pag. 23, 24.

fonte

3 Comments

  1. Che vergogna per tutti noi che oggi saremmo italiani!!!… a leggere di simili barbarie chi potrebbe sentirsene orgoglioso? NO!! c’e ‘ il rigetto! e spontaneo ciascuno di noi fieramente si vorrebbe chiamare fuori, e fieramente direbbe: sono napoletano, siciliano, abruzzese, veneto, toscano…. rifiutando di appartenere ad uno stato nato con simili barbarie! caterina ossi

  2. Erano italiani non piemontesi! Un falso storico di inaudita gravità

  3. Questi si definivano Liberatori? Queste testimonianze dovrebbero inserirle nei libri di storia in tutte le scuole d’Italia. I carnefici degli ebrei sono stati subito additati e dedicato il giorno della memoria. Non ci sarebbe niente di strano se si facesse con gli abitanti delle Due Sicilie.

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