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I vescovi carinolesi del periodo avignonese

Posted by on Giu 1, 2018

I vescovi carinolesi del periodo avignonese

Quanto fosse stato vantaggioso per il Papato l’aver chiamato in causa gli Angioini contro gli Svevi è difficile dirlo. Sul piano politico, la vittoria sugli Svevi aveva permesso al Papato di riavere un ruolo  predominante in Italia,  ma quella stessa vittoria era stata pagata a caro prezzo. L’alleanza della Chiesa con la monarchia angioina e con la borghesia guelfa italiana aveva portato ad una sempre maggior ingerenza dei francesi sulla Santa Sede e sull’ intrigante vita politica delle città, nella  quale i francesi intervenivano sempre più largamente. 

L’asservimento della Curia romana agli Angioini fu operato tramite un susseguirsi di papi francesi sul trono di Pietro e la stessa monarchia francese non nascose la propria intenzione, simile e forse più pericolosa di quella degli Svevi, di aspirare al totale dominio sull’Italia e nel Mediterraneo. La Francia riuscì a raggiungere una posizione prominente con Filippo IV il Bello, il quale, costretto dalle ristrettezze finanziarie a causa della guerra con l’Inghilterra, nel 1296 violò le immunità tributarie del clero, costringendolo a pagare tributi alla monarchia francese. E’ il caso di dire che la Chiesa, sconfitti gli Svevi e alleatasi con gli Angioini, cadde dalla padella nella brace!

 

Bonifacio VIII, il papa dei Vespri, reagì con una bolla, la Clericis laicos, nella quale vietava ai poteri laici di esigere tributi dal clero senza autorizzazione della Santa Sede e al clero stesso di pagarli. 

A questa prima bolla papale ne seguirono altre due: la Ausculta Fili, in cui Papa Bonifacio ammoniva il re, e una terza, la famosa Unam Sanctam, un concentrato di teologia agostiniana,  in cui egli affermava che solo alla Chiesa spettano le due spade del potere spirituale e temporale. A questa bolla, il Papa fece seguire la scomunica del re e lo scioglimento dei sudditi dal giuramento di fedeltà alla sua persona.

 

Filippo il Bello non rimase certo a guardare. Il re e gli Stati Generali da lui convocati dichiararono  illegittimo Papa Bonifacio e deliberarono un Concilio a Lione di fronte al quale egli doveva presentarsi. Come se non bastasse, molte potenti famiglie dell’Italia centro-meridionale, tra cui i Colonna, furono sobillate contro il Papa. 

Nel 1303, milizie guidate da Giacomo Sciarra Colonna e da Guglielmo di Nogaret fecero irruzione nel palazzo papale di Anagni per arrestare il Papa, il quale si prese il famoso schiaffo dal Colonna senza batter ciglio. Il Papa fu liberato pochi giorni dopo dal popolo di Anagni insorto contro i miliziani, ma lo stress e l’umiliazione furono fatali a Bonifacio: egli morì qualche giorno dopo.  L’episodio di Anagni e la morte di Bonifacio ebbero come conseguenza immediata la sottomissione del papato al controllo della monarchia francese, la quale determinò, negli anni seguenti, la scelta di sette pontefici francesi e fece trasferire la sede papale ad Avignone, dove i papi dimorarono per circa settant’anni, dal 1305 al 1377.

 

 

 

Mentre ai piani alti ci si azzuffava a colpi di bolle, di schiaffi, di papi ed anti-papi per l’affermazione della propria autorità, che cosa succedeva ai piani bassi, in una piccola diocesi come Carinola

Ci si arrangiava come si poteva. Trascurate come erano dai poteri alti, ogni diocesi era praticamente lasciata a se stessa. I papi, più che ai doveri pastorali, si dedicavano alla politica. Prima di Avignone erano impegnati a fronteggiare la monarchia francese; dopo Avignone erano troppo lontani per intervenire in tempo in quello che succedeva in Italia. La vita delle piccole diocesi era senz’altro difficile e i vescovi venivano usati come soldataglia per l’affermazione di un papa su un anti-papa e viceversa.

 

 

Quando la Sede papale fu trasferita in Francia nel 1305, vescovo di Carinola era Giovanni. Fu nominato vescovo di Castro nel 1321 da Papa Giovanni XXII, ma Giovanni, già molto anziano, rifiutò di trasferirsi, disobbedendo al volere papale. Giovanni mori infatti poco tempo dopo e la sede vescovile di Carinola rimase vuota. 

Da Avignone, la nomina del nuovo vescovo non arrivava e allora il Capitolo della Cattedrale di Carinola si elesse un nuovo vescovo nella persona di Pietro Borbelli, francescano. Si aspettava la conferma del papa su questa decisione del Capitolo e invece arrivò un trasferimento. Dopo solo quattro anni, il Pontefice  operò un intrigante scambio, non si sa per quale motivo: il vescovo di Carinola fu trasferito alla Diocesi di Valva-Sulmona, dove rimase fino al 1333 anno della sua morte, mentre il Vescovo di Valva-Sulmona, Nicolò, fu mandato a Carinola.
Nicolò tornò però a Valva nel 1333, alla morte di Pietro. Quello stesso anno fu nominato vescovo di Carinola il monaco agostiniano Bonagiunta, forse su suggerimento degli agostiniani che vivevano a Carinola, come afferma don Amato Brodella, (pag. 74) per evitare gli inconvenienti causati da un vescovo vivente fuori sede.

Bonagiunta fu il vescovo che diede l’assenso alla costruzione del monastero di S. Anna de Aquis Vivis a Mondragone, stipulando con i monaci benedettini un’ interessante convenzione.

 

Diversi altri furono i vescovi di Carinola del periodo avignonese e tutti  subirono gli umori dei papi e della loro politica, che concedeva loro serenità o agitazione in base alla loro adesione alla politica papale. Come il vescovo Marino che, a causa della sua adesione all’obbedienza dell’anti-papa Clemente VII,  fu spostato, senza tregua, da una sede all’altra finché morì a Taranto nel 1384.
Ultimo vescovo del periodo avignonese fu Giuliano,  vescovo   di Stefania (o Stefaniaco) in partibus infedelium, titolo onorifico di una diocesi non più esistente perché si trovava in territorio non più cattolico. Egli fu trasferito a Carinola nel 1365. 

Giuliano, che aderiva all’obbedienza dell’antipapa Clemente VII, passò poi all’obbedienza del Papa legittimo Urbano VI

La reazione di papa Clemente fu immediata: nominò come suo vescovo di Carinola Matteo di Melfi, con Giuliano ancora in vita, e ordinò al vescovo di Cosenza e all’arcivescovo di Corfù di deporre Giuliano. Ma i due non vi riuscirono e solo alla morte di Giuliano, nel 1388, Matteo prese possesso della sede episcopale calinense.

 

 Alcuni testi consultati

Brodella don Amato – Storia della Diocesi di Carinola – Marina di Minturno, 2005

Cappelletti Giuseppe – Le chiese d’Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni – vol. 20 – Venezia, 1866

De Rosa Gabriele – Età Medievale – Bergamo, 1990

Ughelli Ferdinando – Italia Sacra – vol. VI- Venezia, 1720

fonte

http://carinolastoria.blogspot.com/search?updated-max=2015-12-13T00:52:00-08:00&max-results=7&start=11&by-date=false

 

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