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IL 1799 Ideali ed eventi nel Salernitano (II)

Posted by on Lug 5, 2022

IL 1799 Ideali ed eventi nel Salernitano (II)

Atti del Convegno Battipaglia,

26-27   maggio 1999

Ringrazio il dott. Ruffo, il prof. De Maio e il prof. Ce­­­staro qui presenti stamattina e tutti gli altri studiosi che hanno raccolto l’invito a partecipare, e che iniziano questo convegno di studi sul 1799 nel Meridione d’Italia.

Ringrazio il prof. Di Mieri per quello che è riuscito a fare, anche per il coinvolgimento delle scolaresche che stanno visitando la mostra. Ai ragazzi di Battipaglia, più che agli specialisti e agli studiosi, posso solo spiegare perché lo abbiamo voluto, perché io l’ho voluto.

Mi considero un figlio di coloro i quali hanno sofferto per ciò che si è avuto, da Lutero e Calvino in poi. Non sono uno storico di professione, ma amo andare indietro nel tempo anche con le letture.

Mi considero un figlio di quanti hanno sofferto nel 1773 per la sciagurata decisione della Chiesa Cattolica di sop­pri­­mere l’ordine dei Gesuiti; mi sento un figlio dei Vandeani che hanno sofferto per i crimini della Rivoluzione Francese. Sono erede di quelli che, nell’Ottocento hanno visto con orrore portare avanti un progetto, partito dal regno sabaudo, di disintegrazione e distruzione della Chiesa Cattolica in Italia.

Sono figlio delle sofferenze delle migliaia di meridionali trucidati dai Savoia. Sono un figlio di quelli che hanno contrastato l’azione della massoneria il cui unico obbiettivo era la distruzione della Chiesa Cattolica, attraverso la sistematica violazione delle sacre tradizioni e dei sacri principi. Con passione ho letto molte volte le vicende del cardinale Ruffo e mi sono immedesimato. Purtroppo sono di parte.

Proprio per questo ho voluto che si riflettesse su questi eventi.

Ho letto con sdegno ciò che è accaduto nello stato savoiardo per distruggere i Gesuiti, attraverso i mezzi più subdoli.

Proprio perché sono di parte, e lo ripeto, ho voluto fortemente sentire anche posizioni diverse e leggere ciò che poi verrà da questi due giornate di studio.

Ringrazio, quindi, i presenti, auguro buon lavoro al prof Di Mieri ed agli insigni ospiti. Abbiamo qui il prof Cestaro che rappresenta un vertice culturale della nostra città. Leggerò con attenzione le sue riflessioni su quello che è stato il 1799.

Grazie ancora per la vostra presenza a Battipaglia. Il territorio e la comunità sono onorati per la vostra partecipazione a questo momento di riflessione.

Fernando Zara
Sindaco di Battipaglia

INTRODUZIONE

L’Amministrazione di Battipaglia, attenta allo studio ed alla valorizzazione di tutto quanto concerne le nostre radici, non poteva lasciarsi sfuggire, nell’occasione del bicente­nario, la possibilità di offrire un proprio piccolo, ma significativo contributo al dibattito in corso sugli eventi del 1799.

Come inquadrare i fatti: innanzitutto avendo di mira gli sviluppi successivi o ponendoli come esiti di un percorso precedente? E la partecipazione delle varie classi? Come si disposero tra “giacobini” e “sanfedisti”? Ancor prima: quali fasce sociali e in che misura hanno svolto un ruolo da protagonista? In che modo la Rivoluzione partenopea si è collegata al movimento rivoluzionario europeo e, segnata­mente, francese?

Sono solo alcune delle grandi questioni che la storio­grafia non può eludere. Ma, insieme a queste, se ne pone senza dubbio almeno un’altra: le figure della Rivoluzione, in particolare forse le femminili, sono state circonfuse di un’aureola di leggendario idealismo. Per converso, spesso gli attori controrivoluzionari sono passati nella cultura prevalente quali cinici mossi dal calcolo e dall’interesse, indifferenti alle sorti della plebe. Se di alcuni tra questi, si pensi a Nelson, si ricordano con maggiore interesse ben più alte e nobili imprese, hanno invece goduto di cattiva pubblicità il sovrano e la regina, per non dire del cardinale Ruffo, anima del Sanfedismo.

Tuttavia, sono forti ormai esigenze di revisione degli stereotipi, in parallelo ad una più generale riconsiderazione del periodo borbonico, che diventa difficile oggi, anche per i più accaniti detrattori, definire “la negazione di Dio”, come pure è stato fatto nel secolo scorso.

Per tentare una risposta ad alcuni di questi interrogativi è stato organizzato un convegno, su “Il 1799. Ideali ed eventi nel Salernitano”, a Battipaglia nei giorni 26 e 27 maggio 1999. Un convegno, per così dire, di un genere particolare. Sono stati invitati noti studiosi di storia moderna e contemporanea, che potessero indagare, ognuno per il proprio in dirizzo di studio, da una parte le vicende generali e gli ideali che mossero i grandi protagonisti del 1799, dall’altra le vicende che occorsero in quel frangente nel Salemitano, così da non perdere l’aggancio con la concre­tezza del nostro ambito territoriale. Allo stesso tempo, però, il convegno non è stato concepito come rivolto esclusivamente al pubblico degli specialisti. Infatti, ha creato dei momenti, quali una mostra di documenti e di un fumetto per i più giovani, anzi i più piccoli, nella convinzione che la storia non è solo roba da addetti ai lavori, ma vada divulgata, soprattutto oggi che non v’è docente delle scuole elementari e medie che non lamenti una carenza di interesse da parte degli alunni. È in gioco, come appare evidente, la stessa possibilità di costruire una reale attitudine critica nella valutazione del passato, ma anche del presente.

Altra caratteristica del convegno, che va incontro alle esigenze di divulgazione più sopra ricordate, è l’aver lasciato a ciascun relatore assoluta libertà. Sicché De Maio, Mazzetti e Pianelli hanno preferito tenere interventi molto colloquiali, mantenendo tutta la freschezza del parlato; gli altri invece hanno elaborato testi organicamente concepiti e strutturati. Questa libertà è rinvenibile anche in altri particolari, lasciati alla discrezione del singolo autore. Ad esempio, si consideri la mancanza di omogeneità nelle note, dove esistono.

Gli studiosi invitati hanno espresso un’effettiva varietà di posizioni politico-culturali, ma al tempo stesso hanno garantito quella serenità di giudizio che il ricercatore onesto deve possedere, se vuol mantenere intatta la sua credibilità. Essi hanno avuto così un’occasione di confron­to per verificare la possibilità di condividere alcuni esiti. Le relazioni hanno spaziato dai presupposti culturali, sociali e politici, che hanno potuto dar luogo alla Rivolu­zione partenopea, ad una descrizione precisa e minuziosa delle vicende della Controrivoluzione, da una ricostru­zione dei contrasti, visti nella molteplicità delle loro motivazioni, verificatisi nel nostro territorio provin­ciale, ad una valutazione delle grandi ipotesi interpretative. Quali gli elementi comuni emersi dalle due giornate di lavoro? Nelle scarne righe di questo inter vento mi piace ricordare almeno che il cardinale Ruffo emerge in tutta la grandezza della sua prudenza politica e delle sue capacità di condottiero. È un risultato significativo, che supera pregiudizi radicati e contribuisce ad avviare una riflessione diversamente impostata sul personaggio e le vicende che Io hanno visto in primo piano.

Un’attenta considerazione dei testi qui raccolti illuminerà anche altri punti sui quali gli studiosi ormai trovano un sostanziale accordo, come anche tanti punti sui quali si manifesta invece un’evidente, legittima pluralità di opinioni.

Questi sono dunque i termini in cui è stata articolata la nostra proposta culturale. Al lettore il compito di giudicarne la validità.

Fernando Di Mieri

Presidente dell’Istituzione “Magna Graecia”Comune di Battipaglia

Rigraziamo il Prof. Fernando Di Mieri per averci dato l’onore di pubblicare un lavoro di grande spessore storico culturale e sempre più attuale, ringraziamo il Preside del Re Vincenzo Giannone che ha curato la trascrizione e l’impaginazione

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