Il 23 luglio del 1861, fucilazioni piemontesi
Alessandro Masulli
Il 23 luglio del 1861, l’esercito piemontese fucilava sei cittadini sommesi nella località Largo Mercato con l’accusa, poi rivelatasi infondata, di brigantaggio. Tra le nostre ricerche mancava ancora all’appello la figura di uno dei sei fucilati: Giuseppe Iervolino. Chi era costui?
Nacque a Napoli in via S. Maria Apparente al civico 32 (Sezione Mercato) il 19 dicembre del 1822 da Domenico (+1834), negoziante di vino, originario di Ottaviano, e da Donna Rachele Cuocolo. Proprietario, sposò Maria Rosa Perillo, da cui ebbe un solo figlio nel 1842. Amico di Francesco (di) Mauro, altro fucilato, Giuseppe visse a Somma in strada Persico (Persichi) fino alla fuciliazione. Tale località, ai confini con Ottaviano, era entrata nelle proprietà del possidente Matteo Annunziata fu Domenico. Giuseppe aveva tre sorelle: Maria Nicoletta, Rosa Giovanna e Luigia. Una curiosità: il figlio di Giuseppe Iervolino, lo speziale Francesco Domenico, si sposò con Anna Granato l’8 agosto del 1861, cioè sedici giorni dopo la fucilazione del padre. A sorpesa nell’atto di matrimonio (n°34), il padre Giuseppe risulta ancora vivente. Un evidente sbaglio, all’epoca, dello scribente comunale [Uffiziale dello Stato Civile era il sindaco Michele Pellegrino]. Resta il fatto che per decenni i fatti di quell’ingiusta esecuzione rimasero nell’oblio, ma nel tempo sollevarono dibattiti etici e storici. Per approfondire:


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