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Il BRIGANTAGGIO,Francesco II, Franchini, Pietrarsa, la situazione e la questione meridionale, Mafia Gabelle e Gabellotti (IV)

Posted by on Lug 5, 2021

Il BRIGANTAGGIO,Francesco II, Franchini, Pietrarsa, la situazione e la questione meridionale, Mafia Gabelle e Gabellotti (IV)

Cattura del Borjes da parte del Maggiore Enrico Franchini del XXVIII btg. Rapporto dettagliato. 

Da “Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863” del conte Alessandro Bianco di Saint-Jorioz. …Tutto in questo paese favorisce il brigantaggio: la povertà dei coloni agricoli, la rapacità e la protervia dei nobili e dei signori; l’ignoranza turpe in cui è giaciuta questa popolazione: l’influenza deleteria del prete; la superstizione, il fanatismo, l’idolatria fatte religione e santificate; la mancanza del senso morale…… lo spettacolo schifoso della corruttela negli impiegati, nella magistratura, nei pubblici funzionari, la rapina , il malversare….tutti i vizi, come tutte le miserie si sono scagliate sopra questo infelice popolo, si può dire, per servirmi di un vieto e rancido paragone mitologico, che la famosa scatola di Pandora sembra essersi riversata su questa infelice e misera quanto bella e amena terra…continua a briganti

Borjes e gli altri, processati, vengono condannati a morte. La lotta fra briganti da una parte e guardie municipali, civiche, carabinieri e reparti dell’esercito dall’altra, si svolge fra violenze inaudite ed esecuzioni sulle pubbliche piazze nella speranza che il fenomeno regredisca. Soldati e briganti, invece di combattersi apertamente, si cacciavano come selvaggi: nessuna legge, nessun quartiere. Il gen. Pinelli e il magg. Fumel opposero terrore a terrore. I briganti, sorprendendo qualche manipolo di soldati, li martoriavano e mutilavano vivi; scene di cannibalismo desolavano campagne e villaggi; si vendeva sui mercati e si mangiava carne di soldati; mezze compagnie di bersaglieri, accolte a festa in qualche borgo, erano convitate ed avvelenate dalle stesse autorità municipali. Vennero saccheggiati paesi, arse a dozzine le borgate (anche per rappresaglia in seguito alla efferata uccisione di una compagnia di soldati a Pontelandolfo vedi sotto) senza pietà

ne per infermi, ne per fanciulli e vecchi; si fucilò a caso per qualunque sospetto; non si vollero prigionieri, ma cadaveri. Accanto alle repressioni legate al brigantaggio si ebbero anche le proteste sorte nei civili consessi, legate spesso alle scelte economiche che vedevano il sud sempre più emarginato come agli stabilimenti ferroviari di Pietrarsa. Il brigantaggio però prosegue ancora per tutti gli anni 60, ed in misura diversa, con bande ridotte, fino alla fine del secolo. Se prima si parlava di “Situazione Meridionale“, ora si comincia a parlare di Questione (problema) meridionale sotto tutti gli aspetti. Con l’affermarsi dell’amministrazione centrale e la dislocazione in ogni comune dei Reali Carabinieri (nel corpo entrano anche le guardie meritevoli, dei rispettivi stati accorpati), la lotta prosegue fra alterne vicende finché il fenomeno viene a confondersi con la normale criminalità. E’ degli anni 70 la costituzione in Sicilia dei Bersaglieri a cavallo, circoscritti a soli quattro plotoni di circa 100 uomini, coadiuvati per gli animali da personale di cavalleria per combattere il fenomeno mafioso.  L’armamento è quello tipico dei cavalleggeri, uno schioppo corto, facilmente maneggiabile una volta appiedati. Non fu mai reparto organico, ma di circostanza giacché faceva  montare chi aveva dimestichezza con la sella (cosa che allora erano ancora in molti ad avere). La dislocazione su tutto il territorio del nuovo esercito italiano (130 reggimenti ) e le nuove norme di leva, amalgamarono le varie componenti nazionali. L’erede al Trono, da principe di Carignano, divenne principe di Napoli. A Torino, città ormai periferica rispetto a Roma, stava per nascere la FIAT e il cinema italiano. Un altro capitolo si è aggiunto alla terna di sopra MAFIA, GABELLE E GABELLOTTI per meglio comprendere il passato e il presente e il libro “I Lager dei Savoia”.

Nota 1- A San Giuseppe Jato, presso Palermo, dei malfattori in pochi mesi avevano commesso numerosi delitti e cinque omicidi per vendetta. I soldati stavano dando loro la caccia. Una sera il carabiniere Nosenza e il bersagliere Mordio, nella stampa sopra, si imbatterono in tre uomini armati; all’intimazione di fermarsi quelli presero a sparare, uccidendo il carabiniere. Il bersagliere a sua volta uccise un malandrino, egli altri due fuggirono; l’indomani uno venne ritrovato morto.

Nota 2- Il dipinto del 1861 di Francesco Saglieno, in alto a destra nella pagina, conservato a Napoli nel Museo di Capodimonte illustra un episodio realmente accaduto: reparti di bersaglieri e della Guardia Nazionale attaccano una banda di briganti in una impervia zona appenninica nei pressi di Civita Castellana (Vt).

fonte

https://digilander.libero.it/fiammecremisi/briganti.htm

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