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Il Capitano Carmine D’Urso di Maranola

Posted by on Dic 2, 2025

Il Capitano Carmine D’Urso di Maranola

Vita ed imprese del comandante della compagnia Maranola
di Daniele E. Iadicicco

Don Carmine d’Urso nacque a Maranola intorno al 1750 da Benedetto d’Urso e Anna d’Urso, entrambi registrati come proprietari, condizione che attesta la solida posizione della famiglia nella piccola borghesia rurale del luogo. Sposò donna Carolina De Meo, dalla quale ebbe almeno due figli: Bonaventura (1808–1849), e Civita Gaetana (1804–1854). Curiosità: il secondo nome della figlia, Gaetana, potrebbe richiamare le operazioni imprese d’armi vissute dal padre nell’area di Gaeta durante la campagna di Fra’ Diavolo.

La figura di Carmine d’Urso emerge nelle vicende dell’insorgenza del 1799, quando il distretto d’Itri si mobilitò sotto il comando di Fra’ Diavolo. Le fonti attestano che Maranola schierò una compagnia di 54 uomini, della quale Carmine d’Urso era capitano. La compagnia seguì Fra’ Diavolo non solo nelle operazioni locali, ma anche oltre il territorio aurunco: è infatti documentata la sua presenza alla rivista di Albano del 29 settembre 1799, dove le masse furono passate in rassegna, confermando che egli prendeva parte alla campagna in maniera continuativa.

Durante il periodo della dominazione francese, Carmine d’Urso fu arrestato dalle autorità, in un momento non meglio precisato dalle fonti: l’episodio potrebbe collocarsi sia durante le operazioni sia nei mesi successivi, quando molti capi locali venivano fermati o interrogati. In quell’occasione, il parroco don Perrone tentò di intercedere per lui, segno del rapporto di stima che legava le due figure e della considerazione di cui D’Urso godeva nella comunità.

Dopo la restaurazione borbonica, il suo operato venne formalmente riconosciuto: Ferdinando IV gli concesse il grado di capitano onorario di fanteria, comprendendolo tra i capi del distretto distintisi nella reazione del 1799. Un ulteriore documento, datato 1804 e conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, è intestato “Pel capitano d. Carmine d’Urso”, confermando la piena legittimazione del suo ruolo.

Negli anni estremi della sua vita Carmine continuò a occuparsi della comunità. Nel 1825, assieme al figlio Bonaventura, sottoscrisse un’istanza per ottenere la liberazione di don Perrone, che era stato posto in clausura forzata per sospette simpatie carbonare.
Nel 1826, pochi mesi prima della morte, si fece promotore di un nuovo intervento alla chiesa di San Michele. Già in passato aveva sostenuto economicamente dei lavori, arrivando a tirare fuori personalmente 30 ducati, cifra che non era bastata per completare il restauro. Visto il perdurare delle necessità, si attivò nuovamente per rifare la cupola, scrivendo alle autorità e promuovendo l’iniziativa in prima persona. Questo risulta essere il suo ultimo atto civico documentato.

Don Carmine d’Urso morì a Maranola il 10 novembre 1826, all’età dichiarata di settantasei anni. L’atto di morte lo ricorda come proprietario, confermando il ruolo sociale, civile e comunitario che aveva ricoperto per tutta la vita.

La famiglia d’Urso consolidò il proprio rango anche nella generazione successiva. Bonaventura d’Urso, abilitato notaio nel 1834, sposò Maria Francesca Laracca nel 1837, appartenente a una nota famiglia di notai di Mola. La sorella Civita Gaetana d’Urso, sposò don Giuseppe De Meo nel 1836 e, rimasta vedova, contrasse un secondo matrimonio con don Alessandro Perpetua.

I membri della della compagnia Maranola al comando di Carmine D’Urso, citati in “Bozzetti di storia maranolese” : Giacinto Mastrogiovanni 1997

Capitano
Carmine D’Urso

1° tenente
Lorenzo Mastroianni

2° tenente
Vincenzo Fabriziis

Alfiere
Andrea Perpetua

Sergente
Pietro Riccardelli

Carabinieri
Domenico Filosa
Giuseppe D’Urso
Michelangelo Zangrillo
Francesco Guglielmo
Silvestro Salineri (sic.)
Gesuè Palazzo
Domenico D’Aniella

Caporale
Rocco Treglia

🟦 SOLDATI
Alessandro Bevilacqua
Alessandro De Meo
Erasmo Treglia
Giovanni Sparagna
Gregorio Sparagna
Gabriele Sparagna
Giovanni De Meo
Giuseppe De Meo
Innocenzo D’Onorio De Meo (sic.)
Filippo Tribuzio
Francesco Iannazzi
Pasquale Di Pietro
Nicola Di Pietro
Antonio Petrone
Pasquale Bara
Giambattista Bara
Angelo De Filippis
Donato Caruso
Anastasio Filosa
Giuseppe Filosa
Andrea Filosa
Alessio D’Angiò
Raffaele Treglia
Domenico Forte
Domenico Mastrantonio (sic.)
Luca Minutillo
Luca Guglielmo
Vincenzo Bianchi
Vincenzo Caramanica
Nicola Caramanica
Francesco Carovino
Francesco Gabriele
Giacomo Andreano
Domenico Trincone
Giovanni Di Piro
Domenico Palmacci (sic.)
Filippo Trimone
Gesuè Palazzo
Silvestro Salineri
Giuseppe Rubino (sic.)
Antonio Tatta
Francesco Guglielmo

🟥 DISERTORI arrestati a Castellone
Francesco Carobino
Antonio Tatta
Gennaro Filosa
Giuseppe Filosa

FONTI:
Archivio di Stato di Napoli
Archivio di Stato di Caserta
Myheritage pro
“Bozzetti di storia maranolese” G. Mastrogiovanni
Testi e biografie di Fra Diavolo

fonte

https://golfoeventi.it/2025/11/25/il-capitano-carmine-durso-di-maranola

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