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Il caso di Spencer Tracy di Alfredo Saccoccio

Posted by on Nov 27, 2018

Il caso di Spencer Tracy di Alfredo Saccoccio

Quando, l’!! novembre del 1918, la grande avventura della guerra finì, Spencer Tracy, che era partito volontario, se ne ritornò tristemente a Millwaukee. Ma già aveva in animo di trovare fortuna sul palcoscenico. Un suo compagno d’armi, Pat O’Brien, prima di separarsi, lo aveva incoraggiato a seguire questa strada, ove egli già era da tempo.

 

   Il governo americano concedeva un compenso di 30 dollari al mese a tutti i soldati volontari, che, dopo l’armistizio, riprendevano gli studi e Spencer decise di ritornare a scuola.

   Nel 1918 trenta dollari al mese, per un ragazzo di diciotto anni, erano una ricchezza. Se ne andò, dunque, alla Marquette Academy per un anni e poi a quella famosa di Northwestern, dove potette indossare l’uniforme blu. Dopo i primi successi scolastici, si iscrisse all’Università di Ripon, nel “isconsin, per diventare medico.

   Ma uno strano fatto cambiò il corso del suo destino. In un’afosa giornata d’estate, Spencer stava attraversando, in fretta, i locali del padiglione delle Arti, quando un professore, certo Boody, lo chiamò dall’aula.

   “Venite qui, e sedere, Tracy”, disse Boody. “Vi devo spiegare perché non vi hanno potuto dare dei voti migliori, i vostri professori”.

   “Ascoltatew”, scoppiò Spencer, “ve lo dico io perché mi hanno trattato così!”.

   E,ad alta voce, con violenta eloquenza ed ogni sorta di ingiurie, distrusse la fama dei suoi maestri.

   Quand’ebbe finito, Boody, calmo, rimarcò: “Non c’è posto per voi, nel corso degli assistenti medic. Abbiamo, invece, bisogno di voi come oratore! Che invettive, che potere declamatorio, che efficace uso di argomenti! E’ un vero peccato doverli sprecare per comnvincere i vostri insegnanti a trattarvi meglio!”.

   Il vecchio professore discorreva seriamente e, il giorno dopo, iscrisse Tracy al corso di drammatica.

   Spencer apprese a gestire, a tenere a mente i brani e a recitarli con convinzione.

   Finché in una comjmedia scolastica mancò, un giorno, un attore e Boody si rammentò allora di Spencer. Fu un successo. Spencer non si arrese: organizzò, nella scuola, altri lavori, che gli fruttarono qualche dollaro. E quando ebbe messo da parte un po’ di denaro in più dei trenta dollari al mese, prese il treno e fuggì, gonfio di ambizione, verso la metropoli.

   All’Accademia Americana di Arte Drammatica gli dissero che avrebbero tenuto conto delle sue buone raccomandazioni e che, se avesse studiato, probabilmente avrebbero fatto qualcosa per lui.

   La mattina dopo, passeggiando nel piazzale della Central Station, una voce ben nota lo scosse: “”Spencer!”.

   Era il suo amico Pat O’Brien, compagno d’armi, quello stesso che gli aveva messo in testa di tentare in teatro.

   Anche Pat aveva organizzato a New York compagnie di giovani attori e i due amici decisero di prendere insieme una camera in affitto e di aiutarsi.

   Nel loro domicilio comune Pat e Spencer si aggiustavano la biancheria, si tagliavano i capelli e declamavano melodrammaticamente girando su e giù per la stanza.

   Qualche volta i trenta dollari mesili gli bastavano appena per due settimane, ma Spencer era troppo orgoglioso per scrivere a casa e farsi mandare danaro. Prendeva, di tanto in tanto, a prestito pccole somme. Ma rimasto in arretrato, presto le cose lo portarono alla rovina. Cercò di mangiare pane e acqua, ma, alla fine del primoanno, dopo aver saltato otto pasti consecutivamente e non aver trovato un cane che gli prestasse un “penny”, decise di cercar lavoro.

   Si licenziò dall’Accademia e partì. Affamato e debole, si incamminò per Broadway.

   Alla fine di quel giorno, proprio quando stava per farsi prendere dal panico, trovò un direttore di palcoscenico disposto ad ascoltarlo. Spencer sfoderò allora la sua migliore arte oratoria. Decantò la sua esperienza, la sua scuola drammatica, la sua volontà e infine confessò la sua fame. Il direttore, imperturbabile, masticando il sigaro, ascoltava.

   Quando, alfine, senza fiato ed esausto, Spencer si arrestò, arcigno, aspettando una risposta, l’uomo spostò il sigaro da un lato all’altro della bocca e disse: “Vi darò quindi dollari la settiman per venire su da una botola del palcoscenico, all’ultimo atto”.

   “Prestatemi un dollar, per carià!” rispose Tracy, con la faccia pallida.

   L’uomo pescò nelle tasche.

   Finita ch’ebbe questa parte, ritornò di nuovo in cerca di lavoro. Corse tutta New York, passò giornate intere nelle anticamere degli impresari, finché, per combinazione, Leonard Woods Jr. gli diede una parte e lo mandò a White Olains.

   Qui il suo stipendio cominciò a crescere da venti dollari la settimana a cinquanta: La sua recitazione otteneva successo.

   Poi Spencer si innamorò per la prima volta nella sua vita.

   Luisa Treadwell era un’alta ragazza bruna, dagli occhi castani e dalla voce chiara e fluida. Una quieta bellezza. Protagonista del dramma che si rappresentava a White Plins, recitava con così semplice grazia e intelligenza, che colpì il sentimentale cuore irlandese di Spencer.

   Trasferiti a Cincinnati, si sposarono. E da quel giorno la coppia percorse tutta l’America, con varie compagnie, da Pittsburg a Winnipeg, dal Canadà a Brooklyn.

   Nell’anno del jazz, il 1925, l’anno di “I signori preferiscono le bionde”, lavorarono come cani: tre “matinées” alla settimana e spettacolo ogni sera.

   Il lavoro crebbe: “Nigger Rich”, “Dread YelloW”, “The baby Cyclone”, furono le loro maggiori fatiche e “Conflict”, che fu rappresentato per tre anni.

   Finalmente, per la seconda volta, una strana combinazione indirizzò il destino di Spencer.

   Egli recitava la parte dell’ “assassino” Mears in un lavoro poliziesco, “The last mile”, uno di quei disperati drammi a base di fughe, di donne nella nebbia, di morti e di uomini che sparano alla cieca.

   La gente affollava il teatro da due mesi, ma appena i produttori videroo che il successo diminuiva, decisero di dar termine al lavoro.

   Un giorno o due prima della fine delle rappresentazioni, un gruppo di reclusi ad Auburn si organizzò e decise, come avevano fatto i personaggi del dramma, di evadere. Quella notte una guardia fu trovata con la testa fracassata e, pochi minuti più tardi, le edizioni straordinarie dei giornali annunziavano a New York la fuga dei detenuti.

   I dettagli dell’avventura erano gli stessi della commedia. Il direttore pubblicitario di “The last mile” lesse la storia e corse al telefono. Si tolsero gli striscioni che annunciavano la fine delle rappresentazioni. L’attenzione del pubblico fu attirata di nuovo con la radio e i giornali sulla strana rassomiglianza tra le gesta della prigione di Auburn w “The last mile”.Il teatro fu invaso dal pubblico.

   In una settimana, Spencer Tracy divenne l’attore più conosciuto, nel più sensazionale lavoro d’America.

   Frattanto, ad Hollywood, in una piccola sala di proiezioni, un certo John Ford diceva: “Mi sembra buono questo Tracy. Conducetemelo qui”.

   Le cose precipitarono. Spencer accorse, fece “Up the River”, il suo primo film, e di nuovo ritornò a New York per recitare ancora, per due anni, il terrificante dramma.

   Quando finì, Fox gli mandò un contratto da firmare.

   Era il 1930. Da quel giorno, la fortuna di Spencer crebbe rapida, fino a “Indovina chi viene a cena ?” di Stanley Kramer, in cui impersona magnificamente Matt Dryton,, un giudice di San Francisco, che, dopo lacerazioni e scontri, dà il consenso alla figlia Joey, che gli presenta il nuovo fidanzato, il medico nero John Prentice (Sidney Poitier). Tracy, già gravemente malato,morì due settimane dopo la fine delle riprese del film, che valse l’Oscar a Katharine Hepburn, nel ruolo di Christian Dryton, come migliore attrice protagonista.

   Alfredo Saccoccio        

 

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