IL CIELO IN UNA STAMPA
Antonio Lombardi
Alessandro Baratta fu uno straordinario incisore di origine calabrese, vissuto tra la seconda metà del Cinquecento e la prima del secolo successivo soprattutto a Napoli, dove la sua bottega aveva acquisito prestigio per le incisioni a bulino su rame.
Egli, tra le tantissime opere, è autore di una veduta della città sulla quale vegliano la Madonna col Bambino e i santi. L’opera è del 1626 e riporta l’effige dei 12 più antichi patroni di Napoli (oggi sono 52, un record mondiale).
Ecco i dodici, procedendo da sinistra a destra:
S. Attanasio
S. Efebo
S. Severo
S. Agrippino
S. Aspreno
S. Gennaro
S. Agnello
S. Tommaso d’Aquino
B. Andrea
B. Giacomo della Marca
S. Patrizia
S. Francesco di Paola
Notiamo alcune cose.
San Severo, vescovo di Napoli del V secolo, è sepolto nella chiesa di San Giorgio Maggiore. Fu lui a realizzare quello che è il più antico battistero della cristianità in Occidente, tuttora conservato nel Duomo di Napoli. Alla sua figura sono legate anche le Catacombe di San Severo, nella zona di Capodimonte.
Sant’Aspreno fu il primo vescovo di Napoli, ordinato da San Pietro in persona grazie all’opera di Santa Candida: due tra i primissimi santi napoletani.
Sant’Agnello era un monaco basiliano del VI secolo. Napoli all’epoca si avviava ad essere un Ducato bizantino e in città vi erano monasteri maschili e femminili che seguivano la regola di San Basilio, tipica del monachesimo orientale così come quella di San Benedetto lo è per quello d’Occidente.
Il Beato Andrea Avellino è oggi conosciuto come Sant’Andrea Avellino, allo stesso modo il Beato Giacomo della Marca quale santo. Essi erano stati beatificati appena due anni prima dell’incisione e canonizzati solo il secolo seguente. Inoltre, dopo il nome di Andrea, troviamo le abbreviazioni “CLE. REG.” cioè appartenente all’Ordine dei Chierici Regolari Teatini. Costoro erano grandi committenti di Alessandro Baratta per illustrazioni su santi e beati dell’Ordine, tra cui ben 50 tavole con didascalie, raccolte in un unico volume sulla vita del loro fondatore: il Beato Gaetano Thiene, tale all’epoca della committenza e poi canonizzato una cinquantina di anni dopo che il libro fu edito.



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