IL COLONIALISMO PADANO
La miseria, l’emigrazione, la criminalità organizzata…… ad opera del colonialismo padano
Non possiamo chiudere un occhio o, meglio dire, due occhi su tutte le ingiustizie che i nostri cittadini napolitani, residenti ed emigranti, stanno subendo per 165 anni di Malaunità d’Italia.
L’imposizione etnica dell’essere “italiani”, il cui metodo è stato ed è attualmente e maggiormente fomentato e supportato dall’ascarismo (politica, cultura, mondo intellettuale e mass media) e dal lombrosismo (cinema e spettacolo), è sempre stato la giustificazione illegittima della discriminazione razzista e coloniale nei confronti del nostro popolo (i napolitani), dei siciliani e dei sardi, esattamente alla pari delle politiche coloniali degli invasori europei nei confronti dei popoli dell’Africa e dell’Asia e, per non dimenticare, degli imperialisti americani nei confronti dei popoli dell’America Latina.
Il chiaro intento del colonizzatore, identico a quello di un oligarca e un imperialista, consiste nel zittire, sottomettere e condizionare negativamente e duramente la vita del proprio o di un altro popolo che, nella sua storia, è stato padrone del suo destino e tutore della propria indipendenza nazionale, economica, culturale e sociale. Il principale metodo applicato con successo dal colonizzatore è il famoso “Divide et impera” che, con lo scopo di facilitare il suo dominio di soggezione sul quel popolo occupato, ha determinato conseguentemente la nascita e lo sviluppo del razzismo e della disuguaglianza di ogni tipo (sociale, razziale e territoriale), causando lo scoppio di conflitti e l’affermazione dei governi dispotici e dittatoriali. La maggior parte dei popoli precedentemente e attualmente colonizzati sono vittime di questa ingiustizia “moderna” commessa al loro danno, di fronte all’ignoranza e alla complicità dei sostenitori e finti “oppositori” del colonialismo, i quali sono fortemente influenzati dalla logica del potere per poter esercitare la politica a sfavore del proprio popolo, senza sapere quali sarebbero state le reali conseguenze derivanti dal loro modo di governare. È tutt’altro falso e privo di senso che un popolo, di ogni razza, cultura e religione, desidera la barbarie e l’arretratezza o perché è considerato una razza inferiore o perché si fa dipendere da individui, gruppi collettivi o governi “sgraditi” agli occhi della storiografia ufficiale, della classe politica e del mondo intellettuale sia nazionale sia straniero. Non si può assolutamente dimenticare che un popolo, nel corso della sua storia e all’interno della sua società civile, ha sempre detenuto e detiene la capacità di risoluzione di problemi e conflitti generatesi da atteggiamenti o idee pericolosi ed estranei con diverse modalità: con l’appoggio di organi di rappresentanze o governi legittimi e dei movimenti politici organicisti (neutrali di ogni ideologia politica di sinistra, destra e centro); le proclamazioni di manifestazioni e rivolte popolari principalmente mosse da legittimi ideali patriottici e la loro partecipazione alle riunioni dei propri organi di rappresentanza, anticipando il concetto di democrazia. Ma un popolo, oltre nel saper conoscere la democrazia, si impegna a realizzare e anticipare i nuovi concetti moderni, come ad es. il benessere economico, la giustizia divina e umana, l’indipendenza dei poteri, il senso di legalità civile, la legittimità di buon governo e le leggi giuste. Tali conquiste di civiltà, legittimamente auspicate e compiute con dovere e amore verso ogni popolo, vennero prima cancellate dal suo odiato colonizzatore e poi sostituite dai valori completamente dannosi allo stile di vita e alle condizioni di quel popolo diventato, senza il suo consenso, una colonia di sfruttamento.
Il “Divide et impera” del colonizzatore è utile per soggiogare, distruggere e manipolare quel popolo attraverso una nuova e forzata “civiltà” sua per impedire che esso possa riscattarsi e ribellarsi al suo dominio. Tipico metodo di repressione mentale e, soprattutto, armato viene attuato dal colonialismo sia esterno sia interno. Tanto si è detto nel primo colonialismo senza, però, prendere in considerazione del secondo, di cui sarebbe giusto parlarne, chiarendo in maniera precisa la vera realtà del nostro amato popolo napolitano.
I napolitani, da liberi cittadini di uno Stato moderno e indipendente per secoli (Regno di Napoli e Regno delle Due Sicilie) a sudditi schiavizzati di un popolo forzatamente colonizzato (Regno d’Italia e Repubblica Italiana), rimasero al centro dell’attenzione dell’ascarismo e del lombrosismo non per essere valorizzati ma per subire una serie di pregiudizi e ingiustizie varie che, guarda caso, non finiscono mai ma più volte vengono commesse dai vecchi e nuovi personaggi, volenterosi di mettersi nei panni di educatori nei confronti del nostro popolo credendo di essere capaci sia di insegnargli “determinati valori” (derivanti, guarda caso, dalla civiltà padana, cancellando quella napolitana di fatto ricca di concetti civili e moderni) sia di farlo svegliare per “diventarlo più onesto e meno omertoso”. Questi personaggi di ogni professione da loro scelta, ossia politici, giornalisti, amministratori locali, avvocati, attori, registri, influencer ed etc., hanno ottenuto in cambio privilegi e riconoscimenti dall’alto, ben voluti e appoggiati dai governi italiani di ogni colore politico anche per la loro appartenenza ai determinati gruppi e movimenti coloniali interni. Questi gruppi e movimenti, dai quali provengono gli stessi personaggi, sono molti ma, in particolare, li possiamo citare i seguenti: partitocrazia coloniale, meridionalismo colonizzatore, movimento antimafia e cultura della segregazione unitaria.
– La partitocrazia coloniale: grazie alla strumentalizzazione dello Statuto Albertino, della Costituzione repubblicana e delle leggi innovative, i maggiori esponenti e membri dei partiti, sia vecchi sia nuovi, guidarono e amministrarono il “Sud” attraverso misure d’intervento con l’intenzione di “risollevarlo dalla sua antica povertà”. Ma come sono riusciti ad adempiere questo obiettivo? Ricorrendo al modello partitico della “civilissima” Padania (es. Partito Comunista Italiano, Democrazia Cristiana, Movimento Sociale Italiano, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e molti altri);
– Il meridionalismo colonizzatore: nato e formato da intellettuali vicini alla causa unitaria (in realtà fu di chiara impronta sabauda), fortemente convinti che il “Sud” e la Sicilia potevano migliorarsi in nome degli ideali risorgimentali e della Resistenza antifascista “auspicata e contenuta” nella Costituzione repubblicana (es. ANIMI, Italia Nostra, Pasquale Villari, Antonio Scialoja, Benedetto Croce, Francesco De Sanctis ed etc.).
– Il movimento antimafia: il cui scopo è di diffondere ed esportare la legalità (anche in questo caso proveniente dalle regioni padane) nelle province napolitane e siciliane per contrastare l’influenza della criminalità organizzata presente nei quartieri emarginati e nelle città urbane. Questo modo di intendere della legalità si lega alle attività politiche e iniziative della stessa partitocrazia coloniale, compresi i partiti della sinistra, pur non essendo gli unici ad esserne coinvolti, e delle associazioni “civili” (sono noti i casi di demonizzazione culturale, storica e mediatica della Napolitania e della Sicilia commessi, per esempio, dai soci dell’associazione Libera, conduttori televisivi e giornalisti come Corrado Augias e Klaus Davi ed etc.).
– La cultura della segregazione unitaria: i racconti, le storie e le novità della penisola italica vengono introdotte e spiegati dai “vantati e esperti insegnanti dell’educazione e della libertà culturale”, ossia coloro che svolgono competenze in ambito scolastico, universitario, televisivo, cinematografico e social cercano di diffondere e di manifestare la loro comicità, il loro romanticismo e i loro “pensieri moderni” attraverso opere facenti parte della “cultura italiana” (es. libri pieni di favoletta del “Nord industriale e Sud agricolo” e film di comicità antimeridionale di Antonio Albanese, Checco Zalone e Pio e Amedeo).
Facendo prevalere la realtà immaginaria del popolo napolitano che fa apparire gli stessi abitanti, agli occhi degli spettatori televisivi e del pubblico, come cittadini opportunisti, donnaioli, inclini alla mancanza del senso civico e alla corruzione. Forse lo troveranno molto attraente? divertente? Oppure molto utile per chi debba essere educato alla legalità? Ma unica cosa che non manca mai a questi personaggi è proprio la volontà di portare avanti questo obiettivo, senza prendere il tempo necessario per una seria revisione delle loro iniziative, legate propriamente al raggiungimento di quell’obiettivo citato, che comporti o una modifica o una cancellazione per determinati motivi. Però tale obiettivo è più prevalso e di fatto viene raggiunto con successo, se avessero avuto la coscienza di dare una lettura sulla reale storia del nostro popolo, cosa che non è mai avvenuta e divenendo, in seguito, responsabili delle loro azioni che hanno portato, secondo loro, alla “crescita educativa del nostro popolo” (con tanto odore di razzismo territoriale).
Tra i personaggi promotori di quest’opera, diciamo, importante per l’Italia unita ci stanno anche i mafiosi, i quali ricevono tutele e impunità da chi ci vuole rappresentare e ci impone, a modo suo, di essere italiani. La presenza della mafia è utile ai certi e presunti ministri, governatori regionali e amministratori locali delle province napolitane perché permetterebbe di migliorare l’alleanza tra la classe dirigente collaborazionista (ossia coloro che dominano la società civile napolitana attraverso le professioni e i social media in modo abusivo) e la classe dominante civilizzatrice (che segue le stesse caratteristiche della prima). Grazie a questo rafforzamento “democratico” che il popolo napolitano viene “badato” anche dai mafiosi, per eliminare timori e sospetti di ribellione o manifestazione per il legittimo reclamo dei diritti e delle libertà negati. Fin qui la mafia offre il suo contributo al mantenimento dell’unità della penisola italica in cambio di impunità sui loro crimini.
Il risultato dell’opera condotta da quei personaggi è sempre stato lo stesso: imputare le colpe di ogni evento negativo al solo popolo napolitano senza rispettare la sua concreta realtà (come d’altronde accade ai siciliani e ai sardi). Quando i mafiosi commettono omicidi e attentati in ogni momento, si accusa il nostro popolo di omertà; se la sua economia non migliorava, viene definito arretrato; se non c’era lavoro, lo s’incolpava per il fatto che voleva essere assistito dal punto di vista socio-economico e se si verificano casi di razzismo e di altri fenomeni di illegalità da parte di mafiosi o persone disoneste, come al solito il dito viene puntato contro il nostro popolo. In tutto ciò per quale motivo? Perché ci volevano insegnare la democrazia, l’uguaglianza, la legalità e l’onestà, per sentirci più italiani? oppure trovano il tempo necessario per dare giustificazioni illegittime sui loro atti commessi al danno dell’innocente popolo napolitano? Però loro continuano a credere di stare dalla parte della ragione, senza rendersi conto che quello che fecero e che stanno facendo viene fatto indubbiamente per danneggiare la figura del popolo napolitano. Quindi le parole manipolabili di democrazia, libertà, uguaglianza, diritti al lavoro e legalità sono diventati ingannevoli ai danni dell’immagine e della civiltà del popolo napolitano che, con tutta la volontà sua, desidera indubbiamente la pace, il progresso, il benessere e i diritti ingiustamente negati, finché regnerà il colonialismo padano tacciato con il nome di “Unità d’Italia”. Ma, come disse giustamente Gaetano Salvemini nella lettera del 1911, che senso ha continuare ad essere uniti se il nostro amato popolo napolitano viene trattato come una “colonia per le industrie del Nord” ed auspica la formula della separazione tra il nostro popolo e quello della Padania. Provocazione? Non penso. Se il grande Nicola Zitara disse “i meridionali sono italiani negati dalla stessa Italia” vuol dire che il popolo napolitano viene escluso da ogni iniziativa di sviluppo promossa dallo Stato italo-padano e da tutte le pubbliche amministrazioni che lo potevano, almeno, coinvolgerlo per ottenere ulteriori benefici a suo favore ma, come si sa, si sancisce l’esatto contrario: tutti i fondi con destinazione al nostro popolo e alla Sicilia vengono illegalmente manomessi dallo Stato italo-padano e dirottati sia nelle regioni padane sia nelle mani dei pochi corrotti. Poi le false colpe di arretratezza, di omertà e di mancato senso civico rivolte al popolo napolitano, d’altronde fatte e compiute anche senza mostrare le prove adatte alla rivelazione di tali crimini, sono l’ennesima dimostrazione della corruzione coloniale di certi insegnanti ed educatori della “civilizzazione italiana”, tra i quali rimangono, purtroppo, coinvolti magistrati, intellettuali e vari attivisti dell’antimafia (es. l’associazione Libera) con la scusa di “voler combattere la mafia”. Ma attenzione! Non s’intende negare l’esistenza della mafia nel nostro popolo perché anch’esso conferma definitivamente che essa c’è ed esiste al suo danno ma coloro che dissero e dicono che “la mafia non esiste” sono i suoi veri oppressori che, inneggiando alla Malaunità d’Italia con lo scopo preciso di raggiungere i propri interessi illeciti, gli tolse la dignità di vivere in pace e di avere o riavere i suoi diritti umani. L’oppressione coloniale del popolo napolitano, legalizzato e supportato con le leggi “costituzionali” e una repressione mediatica, ha avuto la vergogna assoluta di distruggere la VERA civiltà del nostro popolo (per ben distinguerla da quella inventata e imposta dagli ascari e dai lombrosiani) e di non concedere altre possibilità di rinascita sua, subendo l’ingiusto obbligo di essere insultato in vari modi. Tra questi non si aspetterà che la famosa “legalità italiana”, maggiormente auspicata dai governi coloniali italo-padani e dal movimento antimafia, sta a significare propriamente umiliazione del popolo napolitano, perché al suo interno da un lato è prevalente l’idea del riconoscimento del carattere criminale del “meridionale” in quanto appartenente alla “razza africana” (cioè inferiore), secondo il pazzo scienziato Cesare Lombroso, e dall’altro si ispira ai modelli civili della Padania per “contribuire” alla lotta contro la criminalità organizzata (affermatasi con la Malaunità e non dal nostro popolo!). Credono, ancora una volta, di stare dalla parte dei giusti e di voler “salvare” il nostro popolo, però continuano a dimostrare la propria e ennesima ignoranza con la negazione dell’equiparazione legalità “italiana”-umiliazione razzista. A parte che il “vantato” movimento antimafia sfrutta l’opportunità di strumentalizzare la stessa parola, ossia legalità, solo per umiliare il nostro popolo e seppellire (o manovrare) i suoi legittimi interessi, i fondatori e attivisti di tale movimento, prima o poi, dovranno rileggere la storia del “Risorgimento” perché sulla chiara volontà di imitazione dei modelli civili della Padania si ricordino che il Piemonte dei Savoia, prima e durante la sua colonizzazione nei confronti dei popoli d’Italia nel 1859-70, era uno Stato gravemente condizionato dalla speculazione finanziaria, dalla crisi economica e dall’aumento del debito, delle tasse e del tasso di criminalità, come il caso della “cosé”, ossia un gruppo criminale prevalente nella società piemontese che ha avuto contatti con carabinieri e servizi segreti corrotti, in particolare con Filippo Curletti, secondo la conferma dello storico Enrico Fragnano nel suo libro “Il piemontesismo e la burocrazia in Italia dopo l’unità” (2021). Quindi c’è il timore che il movimento antimafia corre il rischio di ottenere lo status di ascaro assieme alla partitocrazia coloniale e alla mafia. Ma se loro dicono e diranno che non è loro intenzione odiare il nostro popolo e, soprattutto, quello della Sicilia, va detto chiaramente che se si VUOLE garantire la VERA legalità è necessario che, innanzitutto, va VALORIZZATO la civiltà di un popolo che, certamente e nella sua storia, ha accolto, elaborato e conservato i più importanti concetti civili e moderni della legalità, i quali meritano di essere rimessi in discussione, diffusi e considerati come modelli di ispirazione di quella legalità. Coloro che dicono “Noi siamo abituati così per tradizione” (detto per favorire la rassegnazione) rinnegano la propria terra di appartenenza, mostrando la propria soggezione all’impunito colonialismo padano. Il popolo napolitano non accetta di essere condizionato dagli ascari colonizzatori con un ingiusto trattamento di colonia perché ha il titolo legittimo di voler salvaguardare i suoi diritti e di essere padrone del suo destino contro gli ostacoli pericolosi messi in atto dal colonialismo padano e dai suoi sostenitori. Il nostro e indimenticabile Giacinto De’ Sivo, Padre della rinascita della Patria napolitana, disse: “I Napolitani invocano il diritto, reclamano la pace, fanno appello agli uomini onesti di tutte le nazioni, e fidano in Dio”. Questa bellissima frase è fortemente presente nell’anima e nel cuore dei nostri abitanti del nostro amato popolo napolitano, facendoci capire i suoi veri sogni che diventassero realtà: desiderare la pace, garantire una seria e pacifica giustizia e avere la voce per far rinascere la nostra terra. Com’era avvenuto nel suo passato morale, intende condividerli e riaverli nel presente, dimostrando di essere autonomo e capace superando i tentativi di discriminazione e sottomissione coloniale dello Stato italo-padano e dei suoi alleati e servitori ascari.
Il popolo napolitano, garante e destinatario dei diritti e delle libertà fondamentali e libero di compiere le sue scelte in quanto nazione secolarmente indipendente, respinge con onestà, coraggio e in perenne memoria dei sacrifici dei nostri connazionali le umiliazioni, gli inganni e gli abusi di potere del colonialismo padano, retto dagli ascari e dai lombrosiani e protetto dall’imperialismo straniero (in particolare dagli Stati Uniti), che ha persino la non dignità di chiamarsi con il nome di “Unità d’Italia”, nascondendo la sua vera faccia e i suoi veri obiettivi. Ma, come si sa, tutto questo è dovuto grazie ai “contributi” degli ascari e dei lombrosiani che, con molta impunità, resero felici l’oligarchia padana e la classe dominante ascara, in particolare quella napolitana, pur di non perdere i propri privilegi coloniali interni con la conseguenza di danneggiare gli interessi e le condizioni socio-economiche del nostro popolo.
Il popolo napolitano non desidera AFFATTO la criminalità organizzata, né l’omertà, né la rassegnazione, né la tirannia e né tutte le altre ingiustizie del colonialismo padano, ma PRETENDE la pace, la giustizia, la democrazia, la salute, la libertà concreta e, soprattutto, la FINE del colonialismo padano. Esso intende dimostrare di essere forte, capace e autonomo nelle sue scelte contro chi osa a definirlo, con disprezzo, con parole tipo “barbaro”, “mafioso”, “opportunista”, “omertoso” e “sprecone”. Gli insegnamenti patriottici e identitari di De’ Sivo e dei suoi successori devono essere diffusi a tutti i cittadini napolitani (residenti e emigranti) per ridare al nostro popolo la memoria, la dignità e l’orgoglio di essere chi siamo stati e chi siamo tutt’oggi. Non con presunzione né con razzismo ma nel rispetto totale dei principi etici dell’uguaglianza e della solidarietà tra cittadini napolitani e popoli dell’intero mondo, in particolare quelli dell’Italia per la sua giusta ed equa riunificazione federale. Dimostriamo all’Europea e al mondo intero che il popolo napolitano, alla pari di altri popoli, è libero, determinato e cosciente nelle sue scelte e nella sua volontà di progredire e crescere la propria nazione di appartenenza da chi lo vuole umiliare e infliggere altri mali.
Antonino Russo


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