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Il “complottismo” che sta minando il mondo della Tradizione Cattolica… vi proponiamo la lettura di un lucido articolo

Posted by on Lug 8, 2021

Il “complottismo” che sta minando il mondo della Tradizione Cattolica… vi proponiamo la lettura di un lucido articolo

Un vivace dibattito, talora addirittura violento, sta agitando le acque del mondo tradizionale italiano e internazionale. Non voglio entrare nel merito specifico, ma ritengo utile proporre qualche riflessione suggeritami dalla disputa in corso, e dire ciò che penso di uno dei temi in discussione: i complotti e il complottismo.

Quello che definisco complottista è il tipico ragionamento che prova troppo. Del tipo: poiché la situazione A giova al malvagio B, allora è evidente che la situazione A è stata premeditatamente realizzata dal malvagio B ai suoi loschi fini. Quell’”allora è evidente” – che è ben più forte di “è possibile” o “è probabile” – rende superflua la dimostrazione dell’assunto (by the way n. 1: impedisce di scoprire quei complotti che esistessero davvero), sposta il discorso dal piano razionale al piano istintivo, soddisfa l’esigenza psicologica di trovare istantaneamente una spiegazione semplice, appagante e immediatamente accessibile di fatti complessi, e distrugge la capacità di analisi critica della realtà.

In questa prospettiva, il complotto cessa di essere spiegazione di un evento storico particolare basata su prove (un qualche complotto particolare e specifico può certamente esistere, ma – by the way n. 2 – il complottista trasforma il “cui prodest” da argomentazione ancillare subordinata alle prove fattuali, in prova regina che sopperisce alla carenza di quelle fattuali), e diventa interpretazione onnicomprensiva ed esaustiva della realtà, chiave di lettura di tutto, postulato  indiscutibile della comprensione di ogni e qualsivoglia evento. Per questo il complottismo è pernicioso non tanto nei contenuti, ma nel metodo; per questo è spontaneamente utilizzato da chi intende basare una qualche forma di leadership sull’affidamento cieco dei seguaci piuttosto che sulla condivisione di un un discorso razionale (by the way n. 3: tutti i grandi progetti totalitari hanno un ugualmente grande complotto da denunciare, da quello della reazione in agguato a quello demo-pluto-giudaico-massonico).

Come ridirò, il problema attuale del mondo tradizionale è che una quota sempre maggiore di fedeli – indotta, spesso incolpevolmente, dalle eccezionali circostanze presenti – è sensibile  al complottismo come metodo, e finisce per affidarsi fideisticamente al leader che, in un certo momento, lo interpreta nei termini più suggestivi o autorevoli; in attesa di un nuovo complottista che riesca meglio del precedente ad interpretare il disagio emotivo – e disagio, purtroppo, è un eufemismo – di quella crescente parte dell’opinione pubblica che è sostanzialmente incapace di reggere lo stress prodotto dalla situazione corrente (mi riferisco sia agli ultimi otto anni della vita della Chiesa, sia agli ultimi quindici mesi di emergenza sanitaria). Il che spiega perché, ordinariamente, il complottista di ieri si opponga e combatta il complottista di oggi, che probabilmente diverrà nemico giurato del complottista di domani: lo vediamo anche nell’attualità.

Sul piano dei contenuti, il complottista può unire all’interpretazione condivisibile, fondata e provata di un qualche fenomeno particolare, l’inquadramento generale anche di quel fatto, pur già autonomamente provato, nella cornice ideologica del complotto permanente; anzi, deve farlo, perché per lui nessun fatto può ritenersi davvero spiegato se non come manifestazione del complotto universale.  Ne nasce un circolo vizioso che sfocia inesorabilmente in un atteggiamento settario tale per cui – in sintesi – chi non condivide la teoria del complotto è parte egli stesso del complotto, o al soldo di chi lo ordisce; mentre chi denuncia il complotto viene percepito come il profeta cui affidarsi per uscirne.

In questa situazione surreale – perché è tale – la teoria del complotto finisce per essere non una tesi da esaminare criticamente, e dalla quale si può lecitamente dissentire fino a negarla, ma un dogma cui aderire per salvarsi. Sul piano pratico, il complottismo, col suo inevitabile e inesorabile portato di settarismo spesso estremo, rende di fatto totalmente passivi nei confronti di chi – complotto o meno – approfitta maliziosamente della situazione. Si pensa che l’adesione al dogma del (presunto) complotto sia il modo necessario e sufficiente per combatterlo; mentre troppo spesso è semplicemente l’alibi per sfuggire  al vero sforzo della lotta, sostituita dalla perenne affabulazione sulle oscure trame dei malvagi (i complottisti parlano e scrivono ininterrottamente, non foss’altro per ricondurre al complotto ogni e qualunque evento dell’attualità).

Il complottismo, dunque realizza un’ipotesi quasi perfetta di eterogenesi dei fini. Esso è – oggi – il grave, gravissimo pericolo che incombe sul mondo tradizionale: grave sul piano dei principi, gravissimo perché sta seducendo troppi di noi. Ed è l’unico pericolo che potrebbe essere frutto di un vero complotto: ma diabolico, non umano, e destinato non a resettare la società, ma a perdere le nostre anime.

di Enrico Roccagiachini (da camparidemaistre.blogspot.com)

fonte

Il “complottismo” che sta minando il mondo della Tradizione Cattolica… vi proponiamo la lettura di un lucido articolo – Il Cammino dei Tre Sentieri

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