Il comunismo mentale come “totalitarismo della dissoluzione”
Il comunismo, nella sua inesausta ricerca del potere, è eterodiretto dai poteri forti e dalla grande finanza. Si comprende sempre meglio perché PIO XI lo definì come “intrinsecamente perverso”
Cartellone che annuncia un “festival dell’Unità”. Augusto Del Noce era stato buon profeta quando aveva previsto che il partito Comunista sarebbe diventato un “Partito Radicale di massa”; non casualmente inoltre aveva parlato dell’avvento di un “totalitarismo della dissoluzione” a seguito della rivoluzione antropologica del Sessantotto. I comunisti lavorano sempre come “utili idioti” per il grande capitale. In effetti almeno dalla fine degli anni Cinquanta, anche se in modo sfacciato ed esplicito solo dopo il Vaticano II (evento che mostrò con chiarezza assoluta, a tutti, che la Chiesa si era arresa al mondo e ne accoglieva le istanze rivoluzionarie) , la grande finanza anglo-sionista favorì una completa dissoluzione dei costumi nelle società occidentali, che trovò il suo apice nel Sessantotto e in tutto ciò che ne seguì. La cosiddetta “rivoluzione sessuale” fu tutt’altro che una spontanea evoluzione sociale, rappresentando piuttosto l’obiettivo di una guerra ibrida e cognitiva mirata contro i popoli cristiani e la Chiesa cattolica.
Già dagli anni Venti e Trenta del secolo scorso i comunisti sia nei paesi dove avevano preso il controllo, sia nei paesi nei quali volevano realizzare una rivoluzione, usavano la strategia della “liberazione sessuale” come leva per corrompere e sedurre i popoli ancora legati ai valori cristiani tradizionali. Ovviamente la grande finanza favorì questa dissoluzione mossa anche dal suo neo-malthusianesimo. In un decennio si imposero così divorzio, contraccezione, pornografia, aborto e l’intero Occidente cristiano (o meglio, ciò che ne restava) crollò!
Così oggi il comunismo, coerentemente con gli erronei principi che lo guidano, radicalizza continuamente le sue posizioni -è obbligato ad agire in tal modo- e infrange ogni limite etico e morale, giungendo a fare dell’ideologia LGBT il suo nuovo asse ideologico centrale; il fine è sempre lo stesso: atomizzare il corpo sociale e produrre un insieme di soggetti vuoti, soli, privi di cultura, da dominare totalmente. Ogni regime totalitario lascia la massima libertà sessuale possibile, proprio per assoggettare meglio a sé sudditi acefali e infelici che, potendo tutto, non possono più nulla, sepolti nell’accecante bagliore di un’esistenza “riempita” di diritti, ma completamente svuotata di senso.
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