Alta Terra di Lavoro

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Il “Diavoletto Indipendente” (XXV)

Posted by on Gen 29, 2025

Il “Diavoletto Indipendente” (XXV)

Il Diavoletto, Anno XIII, N. 194, 21 agosto 1860

Rivista dei Giornali.

L’allarme destatosi nel campo del giornalismo per la supposta nota austriaca al gabinetto di Torino, si è attutato, dopo la smentita datavi dai fogli semi-ufficiali austriaci e piemontesi. Cionnullameno alcuni persistono a credere che qualche cosa di consimile ad una tal nota esista. L’Ind. Belge vuol sapere che sieno passate eziandio delle intelligénze in proposito tra la Francia e l’Austria; che la prima sia determinata di non intervenire sino a tanto che l’Austria rispetterà la Lombardia, ceduta per trattato alla Francia, e compenso dato al Piemonte in ricambio di Savoia e Nizza.

Dal canto suo, stando all’Indépendance, l’Austria avrebbe promesso di rispettare le stipulazioni da lei soscritte a Villafranca in favore della Francia, vale a dire la cessione della Lombardia, ma si riserverebbe naturalmente il diritto di ristorazione in tutte le altre parti della penisola, annesse di recente al Piemonte, e la Francia, non avendo garantito quei possedimenti alla Corte di Torino, dovrebbe rimanere impassibile spettatrice di un’eventuale umiliazione del suo alleato, in caso di una rivincita per parte dell’Austria.

Nulla di positivo abbiamo intorno allo sbarco dei garibaldiani nelle Calabrie; sembra però che parecchi sbarchi parziali sieno avvenuti, e che il grosso della spedizione capitanato da Garibaldi stesso, si prepari a portarsi in un altro punto della terraferma, dove frattanto si fanno delle ricognizioni.

Abbiamo ricevuto i fogli di Napoli che vanno fino al 14 agosto. In nessuno di essi si fa ancora menzione dello stato d’assedio, che i dispacci ci avevano recato sotto la stessa data; e troviamo che i giornali di quella capitale parlano colla medesima licenza sulle cose di Sicilia, copiando allegramente i giormali ufficiali di Palermo, le lettere di Dumas ecc. Dunque a tutto il 14, almeno sino al punto in cui vennero pubblicati i giornali, lo stato d’assedio non eravi stato pubblicato. Una corrispondenza da Messina alla Presse di Parigi dice, che al 10 agosto fu arrestato un Calabrese, che, a quanto si dice, ha confessato di esser andato colà per assassinare il dittatore.

Il comandante della fortezza di Messina, generale Clary, fu richiamato a Napoli, e gli venne sostituito il generale Fregola, affezionatissimo alla dinastia. Questo cambiamento ha allarmato la città, perchè si teme di un bombardamento.

Il Journal des Débats, contiene un proclama di Garibaldi ai popoli del continente, per eccitarli alla sollevazione. Il proclama è pieno zeppo d’ingiurie all’infelice dinastia, che pur troppo si dibatte contro gli assalti di una sfrenata rivoluzione. Lo stesso foglio dice che Garibaldi è imbarazzato perchè trova poche simpatie nelle Calabrie.

L’Italia, organo ministeriale di Napoli, dopo di aver detto che la situazione è grave, e che grave responsabilità pesa sul Governo, così seguita: L’esperienza del fatto dimostra solo capace di salvar la pubblica cosa il principio dell’autorità congiunto a quello della legalità; perciò è imperioso dovere del potere governativo tener fermo, tanto contro gli individui che colle moltitudini che fossero vio latori della legge, reprimendo altresì con temporarie disposizioni, legalmente emanate, ogni abuso che dalla mala applicazione d’un diritto costituzionale facesse emergere un pericolo al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, che sono l’intento precipuo che si garantisce colla costituzione ed il primo bisogno dei popoli.

Rettifiche e nuovi particolari sull’assassino Kadich.

Il vapore della Dalmazia ci portò sabato più esatte relazioni sulla vita del famigerato Kadich di cui parlammo nel nostro foglio di venerdì.

Allorchè il Kadich avea abbandonato il Montenegro, egli s’era trasferito da Zara a Trieste, e quindi per Vienna a Pietroburgo.

Di là si era recato in Odessa, e quindi a Costantinopoli, dove commise il delitto da noi annunziato venerdì. Rifugiatosi a Galatz, partiva da quel porto, circa due mesi e mezzo fa, sopra un legno mercantile di Perzagno e non sopra un vapore, come ci era stato detto. Ivi fu espulso dalle autorità e fatto accompagnare dai gendarmi fino al confine albanese. Al 13 corrente egli ritornò a Cattaro, vestito con pantaloni larghi di color azzurro, un farsetto incrociato senza collare, un cappello di paglia, calze lunghe senza ghete e scarpe, specie di sandali dette opanke; non portava né giubba né altra sopravveste, ma era in maniche di camicia.

Appena giunto a Cattaro, si recò a bordo d’un trabaccolo ove vendevasi del vino. Ivi bevette varii bicchieri osservando ciò che successe alla riva. Dopo il tramonto del sole si portò a terra, e quando vide giungere il principe Danilo colla principessa Darinka, accompagnati da quell’i. r. capitano circolare e da altre persone del seguito, s’avvicinò e commise l’assassinio. Pare ch’egli abbia gettato immediatamente nel mare l’arma omicida, giacchè non gli fu trovata indosso, ed egli nega d’essere stato l’uccisore.

Il principe fu tosto trasportato nella casa del suo amico signor Bielodinovich, fratello del defunto Marco Bielodinovich, aiutante del principe, stato decorato della croce di cavaliere dell’Ordine di Francesco Giuseppe, e morto a Cettigne dal cholera. Il principe moribondo chiamò intorno a sè il suoseguito, e prima di spirare, raccomandò ai suoi perchè si convocasse un’assemblea del popolo e nominasse a suo successore, il nipote Nicolò, come è realmente avvenuto.

La principessa volle accompagnare il cadavere del marito fino a Cettigne.

Al 17 corr. giunsero dall’Italia a Trieste la madre e la sorella della principessa vedova, e si sono imbarcate sul vapore del Lloyd partito la stessa notte per Cattaro. Col medesimo vapore partirono tre giovanetti montenegrini, giunti da Parigi ove si trovavano in un collegio di educazione.

Le autorità di Cattaro si sono molto distinte per le attenzioni e cure date tanto al principe quanto alla desolata vedova.

Veniamo assicurati che il principe Danilo avea ultimamente desistito dal suo sistema di rigore e che s’era cattivato molto gli animi dei suoi sudditi e dei suoi vicini, per cui anche gli abitanti delle Bocche di Cattaro deplorano la sua tragica fine.

Notizie politiche.

[…] ITALIA. Torino 17 agosto. Leggesi nell’Opinione: Dispacci particolari del mattino del 16 da Napoli recano quanto segue:

Parecchi drappelli di soldati volontari di Garibaldi sono sbarcati nelle Calabrie. Essi ascendono in complesso a circa mille cinque cento, i quali riunitisi in differenti località cogl’insorgenti in numero di duemila all’incirca, ricoverano nelle montagne, evitando qualunque scontro colle truppe regie.

Nella pianura regna perfetta quiete, e lo si prova a considerando non essere interrotta la linea telegrafica da Scilla a Napoli.

Continuano i preparativi di difesa. La città di Napoli è tranquilla. Il ministro provvede a distribuir impieghi ad emigrati ritornati dal nostro Stato.

L’avvocato Leopardi, che fu già inviato dal re Ferdinando a Carlo Alberto nel 1848, fu nominato ministro plenipotenziario a Berlino. Dicesi che al generale Mariani d’Ayala sia stata affidata un’intendenza di provincia.

Corre voce di altre nomine di emigrati: questi fatti si annunziano, non si giudicano: li giudica la coscienza pubblica.

  • Togliamo dal Corriere Mercantile di Napoli, in data di Paola 11 agosto, ore 5 di mattina:

In questo punto giunge la notizia che varii sbarchi si sono effettuati sulle spiaggie della provincia di Reggio; il loro numero ammonta a 7.000 uomini.

Genova 17 agosto. Lettere da Reggio, del 12, dicono che non avvenne che uno sbarco nella notte dall’8 al 9 di 250 garibaldiani, comandati credesi, da Missori; ruppero le barriere dei regii, e andarono a raggiungere il campo dei volontari calabresi alla Milia. I campi dei volontari calabresi sono comandati da Antonio Lieto, Agostino Plotino, Domenico Cussocrea. Altri campi sono presso Cosenza e Catanzaro. I volontari accorrono da tutte le parti. Lo spiritopubblico sembra eccellente. (?)

Lettere da Messina, del 13, parlano di uno sbarco di 1.500 garibaldiani alle Pietre Nere presso Palmi, ma tale notizia è data sotto riserva.

Garibaldi è in Sicilia.

Napoli 10 agosto. Abbiamo notizie da Reggio che nella notte dell’8 al 9 era stato rotto il filo del telegrafo in Bagnara; che il comandante di Altafiumana avvisava, vedersi nella pianura di Matiniti sopra Cannitello delle masse nemiche. Alle 2 p. m. si riattivava la linea elettrica, e tutto si disponeva per far fronte alle invasioni che avessero potuto verificarsi. In effetto il tentativo d’impadronirsi della posizione di Altafiumana fu respinto dalle truppe regie ivi stanziate, siccome furono del

pari respinti energicamente altri sbarchi parziali tentati a Cannitello. Un dugento, riusciti a sbarcare e penetrare nell’interno, son fatti segno delle ricerche della truppa che si è data ad inseguirli con decisa energia e disperderli.

Quelle popolazioni non si sono menomamente commosse serbando un contegno lodevolissimo; in tutto il resto della provincia l’ordine pubblico si conserva e nello stesso distretto di Reggio la tranquillità non si è punto alterata.

Altra dell’11 agosto. Il Giornale Costituzionale delle due Sicilie, reca la seguente circolare agl’intendenti:

Ministero e real segreteria di Stato dell’interno- Signore!

Il giorno delle elezioni dei deputati al Parlamento si avvicina, ed è duopo che il Governo le dia istruzioni capaci di dirigere la sua condotta in circostanza così imponente pel nostro avvenire. Prima di tutto il paese sia libero intieramente da ogni influenza estranea alle proprie convinzioni degli elettori.

Il Governo non intende di proporre candidati, ma intende ed ha il dovere di evitare ogni pressione da qualunque parte essa venga sulla volontà dei votanti. Ella quindi vigilerà affinchè nessuno intrigo si formi, nessuna consorteria abbia luogo a fine d’imporre un nome anzichè un altro. Quello che il Governo desidera, quel che il paese attende è che dalla urna elettorale escano nomi di persone specchiate per la loro onestà, incapaci di viltà politiche, e sopratutto attaccate a principii della Indipendenza Italiana e della Monarchia Costituzionale che ci regge. A tal fine Ella adopererà i suoi consigli, badando alla stretta esecuzione della legge elettorale, e mantenendo intatto l’ordine pubblico senza di cui nessuna libertà può esistere. Il Governo sa che varie liste di nomi corrono attorno per essere raccomandate agli elettori: senza voler entrare menomamente a discutere il merito delle persone proposte, sente nondimeno il debito di dichiarare che esso è stato totalmente estraneo alla formazione di quelle liste.

Mercè la solerzia che ella userà, mercè sopratutto il buon senso del paese, il Governo ha quasi la certezza che il giorno delle prossime elezioni sarà benedetto come quello che avrà dato al regno una Camera onesta, prudente, indipendente e monarchicamente costituzionale.

Napoli 11 agosto 1860.

Il Ministro Segretario di Stato dell’Interno Firm. Liborio Romano.

  • Veniamo a sapere che si son lasciati scappare dal bagno di Castellamare 100 e più condannati a’ ferri per delitti comuni. La stessa balordaggine han commesso i carcerieri di Avellino. Questo fatto è inqualificabile. (Iride)
  • La notte del 6 corr. tutta la guardia nazionale fu chiamata sotto le armi, essendo corse molte voci di mene reazionarie che si avrebbero volute tentare dagli antichi sgherri della Polizia siciliana, residenti ora al posto del Granil. Ma non si avverò niente di tutto ciò, e la città rimase nella più serena tranquillità.

Altra del 13. Leggesi nel Gior. Ufficiale: Si fanno circolare di furto per la città, a stampa e manoscritti, immaginarii telegrammi e notizie che non hanno altro effetto che quello di mettere lo spavento nell’animo dei pacifici cittadini, i quali non considerano che sotto il Governo costituzionale tutto ciò che si avvolge di tenebre e mistero, è menzogna, è infamia. Epperò ci vediamo nell’obbligo preciso di richiamare a tale idea gl’inesperti e i timorosi, e di dichiarare che tutto quanto si è andato spargendo dopo le notizie date da noi nel foglio di venerdì, è interamente falso.

Stieno dunque tranquilli gli abitanti tutti del regno e quelli in particolare della capitale, e vivan sicuri che il Governo è vigilante non solo per la loro sicurezza, ma ancora per iscoprire o punire le bugiarde mene de’ tristi che vorrebbero gittare il paese nello sgomento.

Messina 7 agosto. Per ordine del dittatore venne arrestato monsignor vicario della diocesi di Messina, facente le funzioni dell’arcivescovo, sospetto di cospirazione contro lo stato presente delle cose. Una rigorosa perquisizione fu praticata tra le carte di monsignore, e molte furono poste sotto sequestro, e colla persona del vicario, trasmesse al consiglio di guerra, perchè proceda nei termini della legge.

Quest’arresto ha dato luogo a mille dicerie, a mille racconti, che naturalmente non vi trascrivo perchè oziosi ed inverosimili.

Lo stesso consiglio ha di questi giorni condannato a un anno di carcere il maggior Mayer, ungherese, per aver fatto procedere ad arresti arbitrari, e in uno stato anormale ordinato il fuoco sopra un gruppo di cittadini. (Un. Ital.)

FRANCIA. Parigi 15 agosto. Il signor Manna è qui giunto da Torino, ed è alloggiato dal sig. La Greca. Egli ebbe ieri una lunga conferenza col cav. Nigra, ministro di Sardegna a Parigi. Lo stesso giorno conferì pure col rappresentante sardo, sig. di San Cataldo, inviato di Garibaldi.

Altra del 16. Si sta negoziando un trattato di commercio tra la Francia e la Russia per la libera entrata dei greci.

Il principe Metternich, ambasciatore austriaco, ed il ministro Thouvenel negano l’esistenza della nota di Rechberg.

Garibaldi sta esplorando il litorale di Napoli. (Persev.)

Marsiglia 18 agosto. Il conte d’Aquila è qui giunto sul vapore il Vesuvio, scortato da una fregata brasiliana.

INGHILTERRA. Londra 16 agosto. Il Times domanda per la Siria una forma di Governo simile a quella dell’Egitto, per quanto le circostanze il permettono.

  • Il Morning Post ha telegraficamente da Parigi 15: “Secondo una voce, si parla d’un colpo di Stato per parte del re di Napoli”.

Altra del 17. Nella seduta di iersera della Camera dei Comuni, il sig. Hennessey chiamò l’attenzione della Camera sulla lettera del colonnello Styles, aiutante di campo di Garibaldi, pubblicata dal Times, la quale fa appello ai volontari perchè vadano a raggiunger l’esercito di Garibaldi. L’onorevole oratore apprezza le grandi qualità che distinguono Garibaldi, ma crede che sarebbe dovere del Governo di non permettere in tal modo la violazione dei diritti internazionali.

Il sig. Shelley rispose all’oratore, domandandogli perchè non abbia mosso queste obiezioni allorquando furono arrolati volontari in Irlanda, destinati a far parte dell’esercito del Papa.

Lord Palmerston disse che non aveva notizia alcuna che fossero stati fatti arrolamenti in Inghilterra per l’esercito di Garibaldi. È fuor di questione (aggiunse il ministro) che se dei militari inglesi andassero ad unirsi a Garibaldi, quest’atto equivarrebbe ad una diserzione, precisamente come se questi militari entrassero al servizio del Papa. Le conseguenze che risulterebbero da simili atti sono bastanti ad impedire che i militari abbandonino la loro bandiera per l’una o l’altra destinazione.

lndi lord Palmerston disse che all’epoca in cui si facevano gli arrolamenti in Irlanda per l’esercito del Papa, gli uomini interrogati sulla loro destinazione, rispondevano che andavano a lavorare alle strade ferrate romane. Gli arrolati d’oggi potrebbero dire che vanno in Sicilia per visitare il monte Etna. Per quanto concerne poi la violazione delle leggi internazionali, il procurator generale spiegò recentemente che vi sono grandi difficoltà per applicare questa legge in casi particolari. Il Governo non ha alcuna notizia degli arrolamenti in discorso. Ma esso è disposto ad applicar la legge in modo imparziale ed uniforme in tutti i casi. (Indep. belge.)

Altro della stessa data. L’Ufficio telegrafico Reuter reca notizie in data di Damasco 5 corrente. Secondo le medesime, Fuad Pascià aveva circondato di truppe il Libano, e minacciava condanne capitali e confische di sostanze qualora gli sceiks non venissero consegnati entro due giorni. Si erano arrestati 20 sceiks e 800 persone.

ll sig. Beclard fu nominato com:missario della Francia nel Libano.

Altro del 18. Nella seduta notturna d’oggi della Camera dei Comuni, lord Palmerston comunicò quanto segue: Le istruzioni del commissario britannico per la Siria (lord Dufferin) gli prescrivono di liberare le donne vendute dai Drusi, di esaminar la condizione della Siria e di proporre un nuovo sistema di Governo.

Il Diavoletto, Anno XIII, N. 195, 22 agosto.

Rivista Politica.

Trieste 21 agosto.

Il Times partendo dall’ipotesi che Garibaldi, e quindi il Piemonte, ottenesse vittoria a Napoli, e tentasse un colpo sulla Venezia, domanda quale sarebbe la linea di condotta delle Potenze di fronte all’Austria, e quale quella della Francia in ispecial modo; Napoleone III non potrebbe senza far onta palese ai patti di Villafranca intervenire in sostegno del Piemonte; l’Austria di conseguenza avrebbe di fronte Garibaldi e le truppe sarde, e se le sorridesse la vittoria, potrebbe compiere la ristorazione dei principi spodestati, senza mancare al trattato di Zurigo.

E la Lombardia? – ecco un argomento difficile – all’Austria vincente si potrà imporre il termine della sua marcia? La Lombardia fu ceduta al Piemonte dalla Francia che l’ha conquistata come prezzo di Nizza e Savoia; ma non per questo Napoleone si è obbligato a difenderla nel caso che il Piemonte intimasse guerra al suo vicino. Di ciò è convinto il Governo di Vittorio Emanuele, e da questo ne vengono le paure, le tergiversazioni e i mezzi termini, le finte e le parate con le quali tenta schermirsi di fronte alla diplomazia.

Il continuo ripetersi ad ogni ora se l’Austria interverrà in Italia….. passerà il Po e il Mincio, quando Garibaldi oltrepassasse i limiti assegnatigli e tentasse nuove imprese, è la domanda che tutti si fanno, ed alla quale ognuno si crede in diritto di rispondere a seconda del suo modo di pensare.

Se noi potessimo mettere sott’occhio dei nostri lettori tutti i giornali piemontesi che ci capitano, essi si convincerebbero che a Torino come a Milano si ha paura……… diciamolo pure, si ha paura della guerra.

L’idea che la Francia lasci solo nella lotta il Piemonte, comincia a penetrare nelle menti e vi sconvolge la ragione.

Quindi un dire senza fine, intorno alla nota austriaca, della quale bastò il sospetto, perchè il Governo cangiando registro suonasse in altro tuono, e messer Farini pubblicasse quella tal circolare che tutti sanno.

Eppure gli organi meglio accreditati sostengono, e fra questi l’Indépendance, che l’Austria per ora non escirà dalla sua politica d’aspettazione. Ma che vale – in Piemonte si sa, che la causa da esso assunta è causa cattiva, e quindi si teme che la giustizia non voglia farsi attendere di troppo; riconosce che l’usurpazione resta tale, qualunque mome le si dia, e quindi pensa a cambiare il corso almeno apparentemente alla sua politica.

Siccome Garibaldi ha dichiarato esplicitamente ch’esso non vuol fermarsi né a Napoli, né a Roma, ma passare a Venezia, onde far il presente al re Vittorio del palazzo ducale, così una volta riconosciuta la solidarietà di questi col Governo sardo, l’Austria ha tutto il diritto di fermare il corso alle invasioni del dittatore della Sicilia.

La situazione presente è ben difficile per il Piemonte; difficile per Garibaldi, difficile per l’Austria stessa; ma a sciogliere questo nodo gordiano, basterà un passo……………….. basterà forse una parola;

l’Imperatore dei Francesi non si vede oramai più tanto sicuro del dominio politico dell’Europa come in passato, e potrebbe sagrificare il piccolo alleato onde ottenere la pacificazione coi grandi che volgono a lui le spalle.

La questione italiana volge al Suo termine; Grandguillot nel Constitutionnel lo disse – o l’Austria tornerà per l’Italia quella che era prima del 1859 – o perderà il Veneto – in questa seconda ipotesi non più due mesi basteranno a sciogliere le questioni, ma ci vorrà una guerra europea, la cui durata né il Grandguillot del Constitutionnel, né alcun altro può presentemente misurare.

Intanto in Sicilia come a Napoli i regii dànno prova della loro esistenza; e il dittatore dell’Isola deve spedire i suoi cannoni e i suoi volontarii a sedare i moti del paese in favore di Francesco II. E poi ci diranno che tutti tutti vogliono Vittorio Emanuele!

  • La festa del 15 agosto a Parigi passò senza nessun incidente notevole, non avendo l’Imperatore pronunciato nessun discorso, né fatta veruna dichiarazione relativa alla politica europea, che s’imbroglia ogni dì più.

Nella Sicilia crescerebbe il malcontento per quelle ragioni stesse, per le quali si voleva cessarlo, cioè per la pubblicazione dello Statuto piemontese, che, secondo il Diritto, viene disapprovato perfino dagli amici del sig. La Farina! Garibaldi imbarcandosi per Napoli, sarebbe deciso a lasciare la Sicilia in balia a sè stessa, cioè della guardia nazionale! Ma in questo caso potrebbe accadere che mentre i napoletani gettassero in mare i garibaldiani invasori, dai palermitani venisse gettato il prodittatore Depretis col suo Gabinetto! Al Pungolo scrivono che sulle cantonate di Palermo si affiggono stampati infamanti contro i ministri del prodittatore, e il Diritto racconta che si minaccia la strage e lo sterminio al sig. Depretis ed a suoi, se non muta ministri! Riguardo all’esercito di Garibaldi, il Pungolo lamenta che gli ufficiali siano troppo numerosi, uno per ogni dieci soldati! E malgrado questo, molti ufficiali sono all’ozio, non avendo neppure i dieci soldati da guidare

contro il nemico!

Altro foglio liberale grida contro i fanciulli di 13 o 15 anni, che furono arruolati per la Sicilia, e che riescono d’imbarazzo anzichè di aiuto malgrado il loro numero eccessivo! Non reggono alle marcie, e quando si addormentano difficilmente possono destarsi.

Il re di Napoli invece disporrebbe ancora di 80 mila soldati; ma un terzo solo di essi, secondo il giornale Des Débats, sono fidati; gli altri due terzi vi sono indisciplinati, o vennero corrotti.

Parimenti un buon numero di cittadini sono armati per difendere il loro re, e se il ministero liberale di Napoli tende ad armare la guardia nazionale contro la Corte e contro lo stesso re, i capi della guardia medesima sono più inchinati a favore del re, che non a favore del gabinetto. Considerate tutte le cose, il re di Napoli può contare sopra un nerbo di 30 mila soldati almeno, fedeli, coraggiosi, e bene addestrati; gli altri, ancorchè defezionassero, non arrecherebbero aiuto alla rivoluzione, ma piuttosto imbarazzo; poichè si disperderebbero, o ritornerebbero alle loro case.

Mentre si succedono un dopo l’altro gli abboccamenti annunciati, del re del Belgio col re d’Olanda, dell’Imperatore d’Austria col re di Baviera, e si aspetta l’altro degli Imperatori d’Austria, di Russia e del re di Prussia, svanì la speranza di vedere un principe prussiano al campo di Châlons, a rendere la visita fatta da Napoleone III al Principe reggente di Prussia. Anzi il campo di Châlons avrebbe, se fosse stato possibile, la somma antipatia dei Tedeschi contro la Francia: poichè Napoleone III fece ripetere in quel campo la finta battaglia di Awerstädt guadagnata dal maresciallo Davoust contro l’esercito prussiano sotto il Duca di Brunswick; a questa finta battaglia assisteva anche il piccolo principe imperiale. Frattanto continuano i tentativi di suscitare torbidi o simpatie per la Francia, mediante la stampa, non solo nei paesi del Reno e della Baviera, ma anche a Berlino, ove furono mandati alcuni opuscoli, nei quali si afferma che gli abitanti del Reno amano la Francia e l’Imperatore Napoleone; che la Baviera non ha nulla da aspettare dalla Prussia! L’arroganza di tali tentativi non può essere maggiore, esclama il Mercurio di Svezia; ma il popolo ne fa ragione disprezzando e bruciando gli scritti sparsi per favorire le idee della Francia napoleonica. Malgrado tutte le negazioni, contraddizioni e tergiversazioni, pare certo che la Russia abbia già radunato più di 80 mila soldati pronti a passare il Pruth per invadere la Turchia; notizie di Odessa recano che si fanno grandi apparecchi di provvisioni da guerra e da bocca, essendo giunto in quella città testè un aiutante dello Czar con istruzioni segrete pel governatore. Sembra che Francia e Russia siano per istringersi la mano in Turchia; perciò l’Inghilterra si accosta sempre più all’Austria, promettendole aiuto morale ed anche materiale contro la rivoluzione in Italia, per averla alleata contro la Francia in Oriente. Secondo l’Indépendance, a Parigi il solo ambasciatore russo sarebbe d’accordo colla Francia in tutto, e sopratutto nella questione d’Oriente.

Confronti storici.

Era nell’agosto del 1793 – il fermento, scrive Lamartine, cresceva d’ora in ora, e dappertutto s’intendeva quel sordo mormorio che presagisce la catastrofe: era voce che Lafajette corresse sopra Parigi   la corte frattanto vegliava; i ministri passavano le notti presso il re per essere pronti a dare il carattere legale alla resistenza      vociferazioni di fuga di Luigi XVI, circolavano in mezzo al popolo.          l’imminenza dell’attacco era avverata da tutti i partiti. La corte tremava all’avvicinarsi dei marsigliesi; essa non aveva per difendersi che il fantasma della costituzione!

Quanta analogia vi ha tra questo quadro e quello che oggi presenta Napoli e Francesco II.

Questi si trova pur troppo nella tremenda situazione del martire re, pur esso figlio di quella infelice famiglia sacrata omai all’esilio.

La costituzione che Luigi XVI aveva giurato credeva bastasse a salvare la Francia dalla rivoluzione, la sua testa alla corona; ma pur troppo mentre “le rivoluzioni che sembrerebbero meno a temersi quando si è sulle vie delle riforme, mostrano tuttodì che queste s’invogliano di quelle, e sel vede l’infelice Francesco II, a cui l’aver tutto concesso non vale a proteggerlo dai colpi dai quali è scosso il suo pericolante trono”.

Egli si proverà, ne siamo certi, a combattere per la indipendenza del regno, per il suo buon diritto; ma gli sorriderà la vittoria legatasi in basso connubio colla rivoluzione?

Dintorno a lui il tradimento è opera meritoria; la diserzione, l’infrazione del giuramento, il rompersi dei vincoli stessi di famiglia, sono atti gloriosi dinanzi al partito della rivoluzione. Su chi può desso fidare, quali sono gli uomini che si lascieranno uccidere, come fu degli eroi svizzeri delle giornate del terrore spenti coll’armi alla mano sulle scale delle Tuileries? I suoi fedeli furono sbanditi dal regno – ed egli è circondato da uomini nuovi di fede nuova.

Garibaldi o mosse o muoverà fra breve sopra la capitale, per cominciare la lotta; noi attendiamo questo giorno con trepidazione per il re e per il popolo, che corre incontro a nuovi ed oscuri eventi, forse a prove di sangue a lotte fratricide.

Lettera del re di Napoli a Napoleone III.

La guerra sta per iscoppiare. Ma Napoleone III calerà di nuovo in Italia? Da quanto pare i rivoluzionarii temono grandemente di essere abbandonati dal loro protettore.

Noi non ci stupiremo di questo voltafaccia di Napoleone III: e bisognerebbe essere di una semplicità arcadica per istupirsene. Egli è politico in rigor della parola.

Succia gli aranci e getta via la scorza. Egli si è servito di tutti i partiti, ed ha corbellato tutti i

partiti. Popoli e sovrani, rivoluzionarii e cattolici, la Chiesa e gli Stati tutti ebbero da lui promesse ed anche aiuti, ma tutti si trovarono col corto da’ piedi. Non è bisogno di tessere la storia della politica di Napoleone III che tutti sanno a memoria. Ma eccone uno di recente lasciato nelle peste da Napoleone III, dopo avergli promesso Roma e toma: vogliamo dire il re di Napoli, come appare dalla seguente lettera autografa dell’infelice giovine monarca spedita a Napoleone per mezzo del signor Manna. “Sire!

Voi mi avete consigliato di dare delle instituzioni ad un popolo che non ne dimandava, io ho aderito al vostro desiderio. Voi mi avete fatto abbandonare la Sicilia senza combattere, promettendomi che così facendo il mio regno sarebbe garantito. Sinora le Potenze sembrano persistere nel loro pensiero di abbandonarmi. Ora io debbo prevenire V. M. che sono risoluto di non discendere dal mio trono senza combattere; io farò un appello alla giustizia dell’Europa, ed ella saprà che io difenderò Napoli, ove sia assalito”. (Armonia)

Notizie politiche.

[…] ITALIA. Torino 18 agosto. L’Imperatore dei Francesi è aspettato verso il 23 od il 24 del mese corrente a Chambery. Si conferma che in quella occasione il cav. Farini, ministro dell’interno, si recherà in Savoia ad oggetto di complimentare, a nome del Governo, il Sovrano della Francia.

  • Il 16 corrente una gran parte dei mastri muratori di Torino si misero in isciopero pretendendo una diminuzione delle ore di lavoro. Il 17 lo sciopero si è rinnovato.
  • Lettere private ed assai importanti da Napoli, parlano della possibile dimissione di Liborio Romano e de’ suoi compagni. Pianelli assumerebbe la presidenza di un nuovo ministero militare, nel quale Bosco avrebbe il portafoglio della guerra e Salazar quello della Marina.

Altra del 19. Il conte e la contessa d’Aquila vanno a Londra.

Milano 18 agosto. I principi reali si recarono quest’oggi a Brusuglio a fare una visita a Manzoni.

  • Intorno alla causa dell’esilio del conte d’Aquila la Perseveranza ha da Napoli quanto segue: Erasi saputo di una spedizione di armi fatta per conto della reazione, e le armi sono state sequestrate sulla nave che le portava. Il principe D. Luigi le aveva fatte venire per farne un regalo ai suoi affigliati. Il sequestro di queste armi ha fatto molto chiasso, e più ancora la notizia che molti uniformi e kepì di guardia nazionale eran venuti da Marsiglia, dov’erano stati confezionati.

Alcuni birbaccioni dovevano vestirsi di quegli uniformi, e così, mischiandosi con le guardie nazionali, servire a loro padroni in un movimento reazionario.

I ministri corsero subito a palazzo, ed esposta a questo infelice re la gravezza della situazione, ne accusarono come colpevole il principe Don Luigi. Dopo un lungo esitare, questi venne espulso dal regno, e tutti assicurano che già viaggi per l’estero.

Genova 18 agosto. Altre lettere di Messina in data 12 e 13 ci confermano la discesa in Calabria di parecchie centinaia dei volontari di Garibaldi, che tosto si unirono a bande armate di Calabresi. La notte da Messina e dal Faro si vedevano fuochi sulle cime dei monti Calabri, dove quei nuclei d’insurrezione si tengono in buona guardia, difesi dalla natura del luogo, e dall’assoluta mancanza di strade (Cor. Mer.).

  • Dispacci da Napoli recano correr voce che Cosenz, alla testa di 4.000 garibaldiani sia partito da Taormina per operare uno sbarco sul continente.

Napoli 7 agosto. Leggesi nella corrispondenza Bullier: “Uno degli zii del re, il signor conte di Siracusa, ha visitato l’ammiraglio Persano. Tutto era predisposto. Il naviglio piemontese issò al grand’albero la bandiera sarda e non la napoletana. Non era un principe della famiglia reale di Napoli che si riceveva, bensì lo zio di Vittorio Emanuele.

Il conte di Siracusa chiamò inoltre presso di sé molti generali, cui si dichiarò annessionista. Terminando disse: “………………………. Signori, l’annessione avrà luogo, e, se occorre, andrò a farla a Torino”.

Palermo 14 agosto. La commissione speciale del distretto di Palermo, con decisione dell’8 agosto condannò i complici dell’assassinio del maggiore Pugliesi di Bagheria alla pena di 30 anni di ferri per ciascuno ed alle spese.

Il 12 agosto giunse in questa rada il vapore Torino aspettato a questo tempo con 1.700 volontari organizzati ed armati di tutto punto; ieri giunse l’altra colonna di 3.300 i quali la stessa sera presero la direzione per Messina.

FRANCIA. Parigi 18 agosto. Il Constitutionnel pubblica una lettera da Torino, contrassegnata. Grandguillot, la quale presenta la situazione d’Italia talmente grave, che fra 2 mesi o l’Italia sarà completamente libera ed indipendente, o l’Austria regnerà di nuovo da Messina a Torino.

  • Scrivono da Parigi 14 agosto alla Donau-Zeitung: Voi conoscete senza dubbio il seguente passo della “risposta di Garibaldi” alla lettera di Vittorio Emanuele: “Io debbo andare a Napoli, perchè ho bisogno della flotta napoletana per attaccare Venezia”.

Quindi l’Austria sarebbe posta a cognizione di ciò che si ha l’intendimento di fare. In effetto, sembra che la rivoluzione rivolga ora le sue mire all’Austria, la cui situazione politica diviene ogni giorno migliore. Ma secondo l’andamento che prendono le cose, l’Italia, prima che siano passati sei mesi, dev’essere mazziniana o nella via della ristorazione. Qualora realmente l’Austria dovesse venir fra breve alle mani colla rivoluzione, molto dipenderebbe veramente dalla circostanza se la Francia conserverà la neutralità proclamata abbastanza solennemente per questo caso. Se la Francia mantiene la sua promessa, l’Austria non si troverà in condizione molto difficile; se invece infrange la sua parola, allora avremo la guerra generale europea. Ad ogni modo l’Austria avrà manovrato abilmente, e ciò tanto più, in quanto il modo con cui essa procede all’opera, fece rivolgere nuovamente verso di lei le simpatie di tutto il mondo incivilito”.

Ultime notizie.

  • La Patrie reca nelle sue recentissime quanto segue:

“Gli ultimi dispacci dell’Italia meridionale c’informano che Garibaldi aveva definitivamente stabilito il suo piano di attacco, che sarà realizzato, a quanto si dice dal 20 al 25 agosto al più tardi. Si assicura che Garibaldi deve sbarcare sulla parte della costa compresa tra Salerno e Napoli, e che ha formato per l’attacco in questa intrapresa un corpo di 15.000 uomini di truppe elette.

Il Governo napoletano fa, dal canto suo, dei considerevoli preparativi di difesa. Egli ha concentrato nella capitale forze numerose, ed ha riunito a Gaeta una riserva importante, di cui fa parte la guardia reale.

Il capitano di vascello Capecelatro, direttore generale al ministero della marina, ha percorso la costa, sullo Stromboli, per organizzare un sistema di segnali semiforici che mette tutto il litorale in immediata relazione con Napoli”.

  • Leggesi nell’Indépendance Belge:

“La voce corsa della venuta di Garibaldi a Torino si spiega oggi dalla comparsa del dittatore a Cagliari, dove avrebbe avuto a bordo del suo bastimento un colloquio col suo agente Bertani; si suppone che tal colloquio stia in rapporto con quello avuto di recente da Bertani col ministro Farini. Dal complesso delle informazioni che giungono da Torino, risulta che il Governo piemontese prova vive inquietudini nel veder sorgere presso di lui, sulle rovine del trono di Napoli, la potenza dittatoriale di un uomo che disporrebbe dei destini di 12 milioni di Italiani che gode di un gran prestigio, e il quale sarebbe deciso di lanciare tutta la Penisola in una guerra contro l’Austria per avere il Veneto.

Il Piemonte, dopo i risultati meravigliosi ottenuti da un anno, teme, e con ragione, un’ altra battaglia di Novara, se, ridotto alle sole forze della rivoluzione, e senza il soccorso della Francia, dovesse essere trascinato ad attaccare i battaglioni austriaci trincierati dietro il celebre quadrilatero lombardo.

Una nostra corrispondenza di Parigi parla di un imbarco di truppe piemontesi effettuato a Genova il 13 di questo mese per una destinazione sconosciuta. Si suppone però che questa destinazione sia Napoli, e che queste truppe abbiano per missione di sbarcarvi se vi scoppiasse una rivoluzione, onde non lasciare che Garibaldi s’impadronisca della potenza pubblica, ad esclusione di ogni altra influenza”.

  • Secondo la Perseveranza del 20, Canofari partiva in quel giorno per Parigi onde assumere ivi il suo posto d’inviato. Garibaldi trovavasi questi giorni sulla torre del faro per osservare il movimento dei navigli napoletani.

Egli sarebbe molto inquieto pei molti infruttuosi tentativi di sbarco.

  • La casa inglese Brassey assunse la costruzione della ferrovia del Lukmanier per 70 milioni.
  • Dicesi che il Governo piemontese voglia spedire altri due bastimenti nelle acque di Napoli.
  • Le liste elettorali di Palermo sono già riempite. S’attende presto la votazione, benchè sembri incerto se si abbia da passare immediatamente ad una votazione generale del popolo o se questa sarà preceduta dalla convocazione del Parlamento.
  • La notizia data, alcuni giorni addietro, dal Morning Chronicle, della riunione di considerevoli forze russe in Bessarabia, è confermata dal corrispondente dell’Indépendance, da Pietroburgo. Il Governo russo vuol essere preparato ad ogni evento, ha dato ordini, affinchè il 4. corpo d’armata sia senza indugio posto sul piede di guerra, in modo da poter entrare in campagna al primo segnale.

Sarebbero stati presi eziandio dei concerti colla compagnia del commercio del Mar Nero, per trasportare queste truppe in caso di bisogno.

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