Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Il “Diavoletto Indipendente” (XXXVII)

Posted by on Lug 4, 2025

Il “Diavoletto Indipendente” (XXXVII)

Il Diavoletto, Anno XIII, N. 239, 13 ottobre 1860

Rivista Politica

Trieste 12 ottobre.

“Voler oggi spinger l’Austria ad attaccare, dice l’ Ost-Deutsche Post , è tradire il paese”. Noi rispettiamo l’opinione del giornale di Vienna; solo ci permettiamo fare al medesimo una domanda: se Lamoricière coi suoi papalini, unito ai regi di Napoli, ed ai pochi, ma valorosi e fedeli soldati del duca di Modena, invece che attendere di essere attaccati avessero essi medesimi uniti attaccato il Piemonte, avrebbero e Pio IX e Francesco di Napoli perdute le loro provincie? spingere l’Austria ad attaccare è un tradirla, dite voi; ebbene, aspettate e sarà attaccata… quando non si presenterà certo l’occasione buona per essa, come ora l’avrebbe, ma per i suoi nemici. Or basta su questa delicata questione.

Della Camera dei deputati a Torino continua la lotta fra annessionisti e unionisti, autonomi provinciali, federalisti e repubblicani, e le maggiori ingiurie vi vengono lanciate dai diversi partiti l’uno contro dell’ altro; il conte di Cavour però si tiene in mano la vittoria; egli è certo del fatto suo, e la Camera voterà secondo il suo desiderio.

Il deputato Ferrari che combattè a tutta oltranza l’immediata annessione della media e bassa Italia al Piemonte, pronunciò una grande verità: “Voi signori ministri combattete la rivoluzione, volete per tempo chiudere l’èra della rivoluzione, e non fate che una guerra di rivoluzione alle famiglie d’Este, di Parma, di Lorena…” e quasi ciò non bastasse, il deputato federalista, che proclama impossibile l’unità d’Italia, la quale non potrà essere felice, a suo dire, che in un vincolo federativo, aggiunge: “Voi signori ministri, non si sa se volete, o no, andare a Venezia, non dite nè come, nè quando vi anderete; ma io lo so: vi andrete quando altri vi avrà, come a Napoli, preceduto nel Veneto … non volete la rivoluzione, dite voi signori ministri? – e frattanto espettate una rivoluzione a Roma e a Venezia     ”.

Queste le sono tremende verità… e noi dobbiamo raccoglierle, onde la storia giudichi della onestà della politica cavouriana. L’accusa che il deputato Ferrari getta in faccia al ministro è terribile, perchè vera – il ministro sardo ottenne i suoi maggiori trionfi colla rivoluzione, fonda le sue speranze sulla rivoluzione, mentre con un sistema di doppiezza, ed una impostura incredibile si dichiara nemico della medesima.

La Camera di Torino, ascoltò dal deputato Andreucci la relazione intorno al voto d’annessione chiesta dal conte di Cavour nel suo discorso, da noi riprodotto giorni sono; in questo rapporto, che loda il ministero e la sua politica, troviamo le seguenti parole: “Roma e Venezia debbono anch’esse, come e natura e storia e ragione ed affetto vogliono, debbono anch’esse o prima o poi venire nel nostro consorzio,. In questi detti sta la risposta all’Ost-Deutsche Post, da noi citata in capo all’odierna rivista. Il Piemonte vuole Roma e Venezia…………………………………………………………………. e la dichiara per bocca della sua Camera dei

deputati: attenderemo noi il beneplacito del Piemonte?

Sulla situazione di Napoli, e sulla possibilità che Garibaldi ammetta l’annessione immediata di questo regno al Piemonte, leggiamo in una corrispondenza del giornale La Venezia di Firenze le seguenti linee:

“Dopo tutto ritengo che Garibaldi accetterà se così piacesse al re, l’immediata annessione, né per questo termineranno le querimonie dei siciliani e dei napoletani, i quali saranno sempre poco contenti di tutto e di tutti, e mostrano col loro contegno di non saper obliare le meschinità e le ambizioni di casta e di persone, per concorrere al rinuovamento d’Italia. Guai se Garibaldi perdeva la battaglia di Napoli; nove milioni che non sono capaci di dare all’armata che li salvava e liberava dalla secolare oppressione, 50.000 combattenti, sarebbero ritornati sotto i Borboni. Speriamo che tutto finisca coll’annessione, e che non sia pretesto a cullarsi nel beato far niente”.

In Sicilia però quel prodittatore Mordini ha pubblicato un decreto per convocare una assemblea allo scopo d’inceppare l’annessione, e l’isola è in grande agitazione.

Ma passiamo a Roma: Quivi la salma del martire Pimodan, caduto in difesa della Santa Chiesa e del Pontefice, ebbe funebri enori, degni dell’eroe così gloriosamente morto.

Pio IX si costituì padre dei figlioletti del giovine generale; il quale la vigilia della battaglia aveva all’eterna mensa ricevuto il Signore, e al sacerdote che ebbe ad accogliere la sua confessione, quasi presago del suo avvenire, avea detto: “domani spero d’essere alla presenza di Dio!…” Il martire infatti spirò sul campo dell’onore.

In Francia si vuol aprire una sottoscrizione per offerire una spada d’onore al generale Lamoricière; vi piglierà parte tutta la Francia, se quel Governo però non la proibisce, come si dubita.

Il Diavoletto, Anno XIII, N. 234, 14 ottobre 1860

Cose locali.

Trieste e i Garibaldiani.

Da alcune parti venne descritta Trieste come una città in cui si nutrono grandi simpatie italiane. Si diceva che una bandiera fu ricamata per Garibaldi da ricche dame triestine, che fu spedita a Milano, che 30.000 franchi furono il risultato d’una colletta iniziata a Trieste, che qui si era formato un comitato per Garibaldi e che ha preso vaste proporzioni.

In fine si era tentati a credere che Trieste si trovi sopra un vulcano che minaccia di

scoppiare da un giorno all’altro. Benchè non fossimo mai di tale opinione, pure non fummo ancora al caso di provare col fatto tali menzogne; ora però ebbimo occasione di vedere una lettera, giunta qui l’altro ieri per la via di mare, scritta da uno addetto al partito di Garibaldi da lontano paese ad un suo compagno d’opinione, nella quale l’autore confessa che Trieste si trova in uno stato eccezionale, che qui non si possono trovare le vere simpatie per la causa italiana, che conviene limitarsi a poche speranze, che i risultati ottenuti finora si riducono ad un inezia, che la bandiera delle triestine, annunziata con tanta pompa, fu fabbricata semplicemente a Milano, finalmente che i 30.000 franchi si riducono a soli 800 franchi, spediti al comitato con una lettera anonima.

Ciò basta per dimostrare che Trieste nella sua grande maggioranza non pensa nemmeno alla causa della rivoluzione.

Ultime notizie.

  • Nella seduta della Camera dei deputati in Torino, che ebbe luogo al 10, parlarono in favore dell’annessione: Minghetti, Regnoli, Carutti, Mosca e La Farina. Quest’ultimo descrisse lo stato irregolare e disordinato della Sicilia, e la debolezza del dominio di Garibaldi. Regnoli si rifiuta di dare un voto di fiducia al ministero, fino a tanto che i francesi si fermino a Roma a protezione del Papa. Minghetti vuole che il re di Napoli venga battuto a Capua con truppe regolari.

L’Europa vede con isfiducia dominare l’elemento repubblicano nell’Italia meridionale. Se

si continua ancora tre mesi in questo stato, ritorneranno i duchi italiani, Francesco II regnerà nuovamente a Napoli e l’Austria in tutta l’Italia. Allorché, dopo il discorso di La Farina, la Camera voleva passare alla votazione, il conte Cavour prega che non siano chiuse le discussioni fino a tanto che vi sono oratori contrarii al progetto d’annessione, e rinunzia a rispondere ad essi.

  • Nelle seduta dell’11 disse il conte Cavour che la Camera si faccia a giudice arbitro tra lui e Garibaldi. Se la Camera lo appoggia, egli andrà a Napoli a dare la mano a Garibaldi. Anch’egli vuole che Roma sia la Capitale d’Italia. Roma lo sarà quando si sarà convinti che la libertà è favorevole alla religione. Ciò che riguarda Venezia, l’Europa non vuole la guerra contro l’Austria, e conviene tener conto dell’opinione delle grandi nazioni. L’Europa ci considera inetti a liberare Venezia da noi stessi; ma mostriamoci uniti e si cangierà l’opinione. tostochè i Veneti non sopportano pacificamente il loro giogo. L’Austria li accarezza invano. La pubblica opinione si cangerà in Francia ed Inghilterra e la Germania, divenuta liberale, sarà per noi.

La discussione è chiusa tra gli applausi.

L’ordine del giorno in onore di Garibaldi è acclamato dalla Camera. La legge chiesta da Cavour posta ai voti per alzata e seduta, è addottata all’unanimità. Bertani presente vota in favore. Votava contro il deputato Ferrari ed un altro deputato.

  • Scrivono da Torino alla Gazzetta di Parma:

Par cosa certa che la Russia abbia qui trasmesso a sua volta una nota diplomatica, la quale

suonerebbe ad un dipresso così:

Essersi il re di Napoli conservato nei suoi Stati; aver difatto e poter ancor debellare chi gli mosse a rivolta il reame; la lotta pendere incerta tra il sovrano legittimo e la rivoluzione in quelle estreme parti della penisola.

Epperò l’ingresso delle truppe piemontesi in quelle provincie non essere giustificabile per verun modo, nemmeno colla ragione d’una possibile anarchia o di trono vacante.

Doversi quindi ritenere questo ingresso come un atto contro il diritto delle genti, contro i riguardi internazionali, come proditorio, perchè fatto a danno d’uno Stato al quale non s’è dichiarata guerra e non v’è ragione veruna di farla.

Per queste ragioni il gabinetto di Pietroburgo, ove questa entrata dell’esercito sardo si venga ad effettuare, interromperà issofatto ogni relazione col Governo di re Vittorio Emanuele, facendo riserbo di prendere le misure che giudicherà opportune per tutelare il diritto pubblico europeo. –

  • Leggesi nella Gazzetta di Torino, ora ricevuta:

Il marchese di Montezemolo, senatore del regno e governatore di Brescia, è nominato regio commissario in Sicilia.

  • Sappiamo da fonte sicurissima che il prodittatore Mordini ha ricusato il passaporto al principe Antonio Pignatelli di Monteleone che voleva raggiungere in Torino la deputazione siciliana.
  • Leggesi nell’Espero:

Una parte delle nostre truppe è stata mandata in Sicilia, e, se non andiamo errati, la prima impresa che tenteranno sarà la presa di Siracusa, tuttora occupata dai borbonici.

Il concentramento delle truppe destinate all’impresa di Napoli avrà realmente luogo in Pescara negli Abruzzi, donde moveranno direttamente per la capitale.

Garibaldi diede il seguente ordine del giorno all’armata, dopo la battaglia del 2 ottobre: “Soldati e fratelli!

Oggi fu una giornata tremenda di sangue e di gloria, perchè noi vincemmo; riposate per pochi istanti le vostre deboli membra, e mangiate un pane, ma in fretta, mentre io, dando mano ai piani che far dobbiamo, vi chiamerò all’appello avanti l’oscurità della notte. Garibaldi”.

  • L’Havas afferma che la Baviera e l’Austria nella prossima seduta della Dieta, faranno la proposta che la Confederazione germanica riguardi come caso di guerra l’attacco della Venezia.

Le recenti misure del ministero prussiano pare abbiano inasprito al colmo il partito feudale. A Goeslin, in un banchetto dato in occasione dell’esposizione agricola, i ministri dell’interno e dell’agricoltura, furono letteralmente fischiati, il che ha destato un’indignazione generale in Prussia.

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.