IL GENIO INGEGNERISTICO ROMANO
UNA NUOVA SCOPERTA: LA TECNICA DELLA COSTRUZIONE DEI MURI CON BLOCCHI BUGNATI I ROMANI LA APPRESERO NELLA NOSTRA ZONA ALLA FINE DEL IV SECOLO A.C.
Dai testi veniamo a sapere che i Romani appresero la tecnica dell’anatirosi (anathyrosis) ossia della sagomatura e l’uso di blocchi bugnati nel costruire muri attraverso gli edifici greci delle colonie della Sicilia e dell’Italia meridionale, in effetti poiché i muri bugnati del nostro territorio risalgono, come vedremo, in gran parte alla fine del IV secolo a.C. o al l’inizio del III secolo a.C., credo che possiamo smentire i testi e affermare che i romani abbiano appreso tale tecnica proprio nel nostro territorio grazie alle mura di Pyrae e a tutte le altre costruite presumibilmente con manodopera formata dagli Amyclani.
In una recente pubblicazione, il Dott. Giancarlo Ciccarelli, attraverso l’analisi di diversi fattori, quali la morfologia del territorio tra Fondi, Itri e Sperlonga, del tutto simile a quella di Amicle della Laconia, le pratiche agricole come quella della coltivazione dell’olivo, della vite, e del grano, la pastorizia ed infine, la marcata incidenza della talassemia greca in questa zona, arriva alla conclusione che si può ragionevolmente sostenere che in questa area si sia insediata una comunità greca che, stando alla tradizione, doveva provenire dalla antica Amicle sita nei pressi di Sparta e sottomessa da quest’ultima all’incirca nel 750 a.C..
Considerata la diffusa pratica di costruire in Grecia in opera poligonale, possiamo ragionevolmente ritenere che oltre alle nuove attività agricole, gli immigrati Amiclani abbiano introdotto nella zona anche nuove pratiche edilizie ed in particolare l’opera poligonale di terza maniera, che come specificato in altro articolo può essere perfettamente piana o bugnata.
In verità dobbiamo osservare che la gran parte delle mura poligonali di terza maniera perfettamente piane le troviamo nelle opere difensive di rilievo come a Formia nel basamento della torre di castellone e nella cinta muraria urbana, a Terracina come nel bastione affacciante sulla moderna Via Appia, e in qualche più modesta opera privata come il muro delle “Porta Aurea” nei pressi del cimitero di Castellonorato; tutti gli altri muri, a partire dalla cinta muraria di Pyrae sono bugnati.
Fanno eccezione il muro del ponte di S, Gennaro a Itri che è una via di mezzo e il muro della Masseria Valle Maiuri a Fondi che sembrerebbe un muro di terza maniera ancora grezzo e da rifinire in loco; diciamo che in tal caso somiglierebbe molto al muro del tempio di Apollo a Delfi.
In merito ai muri bugnati osserviamo che quello di Pyrae è del tipo a parallelepipedo, mentre gli altri, per la gran parte sono con faccia a vista quadrata.
Osserviamo infine che i muri di terza maniera classici, per lo più realizzati nella zona dai Romani, danno luogo di solito ad un disegno casuale o addirittura caotico nel quale è piuttosto difficile distinguere i filari e fanno capo perciò a manodopera latina proveniente dalla valle del Liri,(vedi mura di Alatri), mentre quelli bugnati sono più ordinati; inoltre, quelli con faccia a vista quadrata sono più ordinati di quelli con faccia a vista rettangolare. Le foto allegate possono aiutarci a capire meglio quanto scritto.
Circa la datazione dei detti muri possiamo dire con certezza che le mura poligonali della Torre di Castellone sono della fine del IV secolo a.C. perché la data e riportata in una epigrafe scolpita su di un masso, sul lato interno della porta. Altrettanto credo possiamo dire del muro bugnato del tempio di Ercole a Itri, stando alla datazione delle monete ritrovate in loco.
Difficile la datazione delle mura di Pyrae, che potrebbero essere di poco antecedente a quelle del tempio di Ercole, mentre possiamo presumere che siano di epoca immediatamente successiva quelle che troviamo lungo la via Appia tra Itri e Formia. Peraltro osserviamo che per la gran parte delle basis villae in opera poligonale non riscontriamo muri in opera cementizia perché evidentemente le aziende non sono state oggetto di manutenzione dopo l’introduzione dell’opera cementizia e quindi sono chiaramente di epoca antecedente al I – II secolo a.C..
Quanto detto per rilevare che nella nostra zona si sono imposte due scuole di costruttori di mura poligonali di terza maniera, e che quella che ha avuto più successo, soprattutto con i privati è quella dedita alla costruzione di mura bugnate con faccia a vista quadrata. Questo tipo di muro come già accennato lo troviamo in tutta la zona ed è andato in voga in epoche diverse, ossia dalla fine del IV secolo a.C. alla fine del II secolo a.C.; per esempio quello rilevato su S. Vito a Gaeta dovrebbe risalire all’epoca della costruzione della via Flacca (184 a.C.) o subito dopo. Peraltro questa tipologia doveva essere così diffusa ed apprezzata che Traiano la utilizzo per le infrastrutture realizzate durante la ristrutturazione della Via Appia dell’inizio del II secolo d.C. e per segnare il punto di incontro della via vecchia e quella nuova nei pressi della cava di Terracina.
A chi facevano capo queste scuole e chi fossero i loro maestri non lo sappiamo, ma visto il successo e la diffusione che hanno avuto nella nostra zona a partire dalle mura di Pyrae e di quelle del Tempio di Ercole a Itri dobbiamo supporre che vi fossero in loco comunità Greche legate a Pyrae e Amyclae e che per quanto detto nell’articolo dobbiamo ritenere che gli amyclani abbiano avuto un ruolo importante nella formazione di manodopera locale per la costruzione delle mura bugnate con faccia a vista quadrata, ma questo è tutto da dimostrare. In effetti basterebbe trovare muri simili nel territorio di Sparta e Amicle in Grecia per avere la prova.
Agostino Di Mille
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