IL NAPOLI ALLO STADIO ASCARELLI
Intorno all’anno 1930, dopo tante retrocessioni evitate per via «diplomatica», si impone ai dirigenti napoletani di rafforzare la squadra.
Si comincia dall’allenatore: Willy Garbut, ex giocatore dell’Arsenal (squadra inglese) che aveva pilotato il Genoa verso tre scudetti e stava guidando la Roma.
Arrivano anche giocatori destinati a diventare famosi: Vojak, mezzala dalla Juventus; Cavanna, portiere dalla Pro-Vercelli; Mihalic dalla Fiumana; ma arrivano soprattutto un metodo, una mentalità (oggi si direbbe professionalità), un diverso rapporto tra giocatori e società.
Insomma, le cose cambiano profondamente, tanto che la classifica deve riconoscere le novità: terzo, quarto e quinto posto nei campionati dominati dalla storica Juventus dei cinque scudetti consecutivi nella prima metà degli anni Trenta.
Gli appassionati, intanto, crescevano di numero e c’era bisogno di uno stadio vero.
Ci pensò Giorgio Ascarelli.
Al rione Luzzatti fu realizzato un rettangolo di gioco con tribune in legno che potevano ospitare fino a 10.000 persone.
La partita inaugurale, contro la Triestina, fu vinta per quattro a uno: era il 16 febbraio del 1930.
La settimana successiva ospite la Juventus di Cesarini, che chiude in vantaggio il primo tempo con Munerati e Orsi. Nella ripresa un Napoli dal grande carattere riesce a pareggiare con una doppietta di Buscaglia.
È l’ultima partita per Giorgio Ascarelli, fulminato poi da una peritonite perforante. Quel campo porta ancora il suo nome, nonostante un tentativo dei fascisti di cancellarlo: Ascarelli era di origini ebree. Durante parte del «ventennio», comunque, fu chiamato…«Partenopeo».
La squadra viene ancora potenziata: dal Torino arriva il mediano Enrico Colombari; la cifra sborsata per suo ingaggio è enorme: 250.000 lire, metà del capitale stanziato dalla società. Quarto posto in campionato, alla pari con il Bologna.
Ma il calciatore più amato resta Sallustro, la sua popolarità è pari a quella di Lucy d’Albert, una soubrette di 18 anni, che si esibisce al teatro Nuovo e ha suscitato l’interesse perfino del principe Umberto.
Ma sarà Sallustro a sposare Lucy nel 1934. Quell’anno il Napoli è terzo e ha diritto all’esordio internazionale: la coppa Europa.
Primo incontro al Prater di Vienna contro l’Admira.
Pareggio a reti inviolate.
Al ritorno all’Ascarelli i napoletani in vantaggio per due reti a zero (Sallustro e Vojak) alla fine del primo tempo vengono raggiunti nella ripresa.
La bella, a Zurigo, si conclude con una batosta per i napoletani, sconfitti per cinque a zero.
La società infligge una multa di 1500 lire a ciascun giocatore.
Sallustro lascia polemicamente la fascia di capitano.
Sergio Dattilo



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