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IL NAPOLI ALLO STADIO ASCARELLI

Posted by on Mar 1, 2026

IL NAPOLI ALLO STADIO ASCARELLI

Intorno all’anno 1930, dopo tante retrocessioni evitate per via «diplomatica», si impone ai dirigenti napoletani di rafforzare la squadra.

Si comincia dall’allenatore: Willy Garbut, ex giocatore dell’Arsenal (squadra inglese) che aveva pilotato il Genoa verso tre scudetti e stava guidando la Roma.

Arrivano anche giocatori destinati a diventare famosi: Vojak, mezzala dalla Juventus; Cavanna, portiere dalla Pro-Vercelli; Mihalic dalla Fiumana; ma arrivano soprattutto un metodo, una mentalità (oggi si direbbe professionalità), un diverso rapporto tra giocatori e società.

Insomma, le cose cambiano profondamente, tanto che la classifica deve riconoscere le novità: terzo, quarto e quinto posto nei campionati dominati dalla storica Juventus dei cinque scudetti consecutivi nella prima metà degli anni Trenta.

Gli appassionati, intanto, crescevano di numero e c’era bisogno di uno stadio vero.

Ci pensò Giorgio Ascarelli.

Al rione Luzzatti fu realizzato un rettangolo di gioco con tribune in legno che potevano ospitare fino a 10.000 persone.

La partita inaugurale, contro la Triestina, fu vinta per quattro a uno: era il 16 febbraio del 1930.

La settimana successiva ospite la Juventus di Cesarini, che chiude in vantaggio il primo tempo con Munerati e Orsi. Nella ripresa un Napoli dal grande carattere riesce a pareggiare con una doppietta di Buscaglia.

È l’ultima partita per Giorgio Ascarelli, fulminato poi da una peritonite perforante. Quel campo porta ancora il suo nome, nonostante un tentativo dei fascisti di cancellarlo: Ascarelli era di origini ebree. Durante parte del «ventennio», comunque, fu chiamato…«Partenopeo».

La squadra viene ancora potenziata: dal Torino arriva il mediano Enrico Colombari; la cifra sborsata per suo ingaggio è enorme: 250.000 lire, metà del capitale stanziato dalla società. Quarto posto in campionato, alla pari con il Bologna.

Ma il calciatore più amato resta Sallustro, la sua popolarità è pari a quella di Lucy d’Albert, una soubrette di 18 anni, che si esibisce al teatro Nuovo e ha suscitato l’interesse perfino del principe Umberto.

Ma sarà Sallustro a sposare Lucy nel 1934. Quell’anno il Napoli è terzo e ha diritto all’esordio internazionale: la coppa Europa.

Primo incontro al Prater di Vienna contro l’Admira.

Pareggio a reti inviolate.

Al ritorno all’Ascarelli i napoletani in vantaggio per due reti a zero (Sallustro e Vojak) alla fine del primo tempo vengono raggiunti nella ripresa.

La bella, a Zurigo, si conclude con una batosta per i napoletani, sconfitti per cinque a zero.

La società infligge una multa di 1500 lire a ciascun giocatore.

Sallustro lascia polemicamente la fascia di capitano.

Sergio Dattilo

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