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Il partito borbonico di Castellonorato e la lotta per eleggere il parroco

Posted by on Apr 1, 2025

Il partito borbonico di Castellonorato e la lotta per eleggere il parroco

Dopo i fatti del 1862, di cui ho già scritto nel libro “I contadini rivoluzionari di Castellonorato” che vide il paese messo a “rivoluzione” dalla sommossa dei contadini, a cui seguì l’omicidio di Biagio Massa ed un tentativo di uccidere il parroco liberale Don Stefano De Meo, la cui canonica fu saccheggiata e data alle fiamme, segue un fatto assolutamente sconosciuto nel 1863. Una fedelissima città di Castellonorato, indomita e poco disposta a cedere verso il nuovo corso liberale a trazione savoiarda.

Vi erano in quell’anno a Castellonorato due i “partiti” che vedevano contrapposti, nel primo Don  Giuseppe De Biase di Itri, economo di Santa Caterina, appoggiato dal comandante della guardia nazionale De Silvia. Un altro contrario con a capo Don Vincenzo Vento, in cui faceva parte anche Sindaco ed alcuni consiglieri. Il nodo sembra stato essere la scelta del nuovo parroco. I candidati ovviamente Don Giuseppe De Biase e Don Giuseppe Vento.

Le accuse mosse al De Biase dai suoi oppositori erano quelle di essere borbonico e clericale. Di questi fatti era stato interessato il delegato di P.S. Jacovelli al fine di verificare tali accuse. Il delegato confermò che in casa del De Biase avvenivano Riunioni notturne di questo “partito borbonico”. A quel tempo, ormai in piena unità d’Italia a stampo Savoia, tale partito era da considerare pienamente sovversivo.

Partecipavano alle riunione, tra gli altri, Pasquale Caramanica e Domenico Montefausto ( Montefusco?) che sarebbero dovuti recarsi dal Vescovo di Gaeta per far firmare la nomina del De Biase. I due si recarono effettivamente dal Vescovo che li accolse, e domandandogli cosa volessero, dissero loro di voler il De Biase come loro parroco. Il Vescovo rispose che “solo Iddio” poteva pensarci ed andando via li mando dal suo segretario Don Paolo Peschillo per fargli firmare un libro (pare apponendo la firma su un foglio in bianco).

Il delegato alla sicurezza sospettava che dietro tutto questo ci fosse in atto, da parte dell’Arcivescovo, il tentativo di raccogliere proseliti per la causa Borbonica e per quella del Papa, che tentava di conservare il potere temporale sulla Chiesa. A quel tempo il Vescovo era Filippo Cammarota (vescovo dal 1854 al 1876). Lo stesso dunque che aveva affrontato con il Re Francesco II, l’Assedio di Gaeta ed aveva visto il finire della storia del Regno delle Due Sicilie.

 Chiesto conto all’Arcivescovo di tutto questo, lo stesso mostrò quanto avevano firmato i due di Castellonorato, ed era solo una lunga memoria in cui si testimoniava quanto il sacerdote Vento conducesse condotte immorali, ed era quello il motivo per cui preferivano il De Biase.

La lettera del Prefetto su questi eventi aggiunse che i due inviati speciali di Castellonorato, prima di tornare a casa fecero visita al carcere di Gaeta a loro “parenti e compaesani” raccontando ancora cosa avevano fatto dal Vescovo, e raccontando che lo stesso gli aveva fatto firmare dei fogli in bianco.

Segue ancora il rapporto dei carabinieri Reali. inviati a Castellonorato, il Delegato alla PS, il brigadiere Demartini e tre Carabinieri, indagarono meglio sui fatti. Il rapporto offre ancora più dettagli sulla vicenda. I Carabinieri identificano alcune persone più coinvolte in questa vicenda, ed identificati come “noti borbonici reazionari”: Il capitano De Silvia, della Guardia nazionale alias Carmine Cardillo, Benedetto De Meo, il sacerdote Devandro (d’Evandro?) Raffaele e Devandro  Antonio, del Comune di Fratte (Ausonia). Scoprono inoltre che Domenico Monte Santo e Caramanica Pasquale, andavano “raccogliendo altri individui” per unirsi alla riunione in piena notte in casa del De Biase. I presenti furono tutti identificati (i nomi dei presenti si possono leggere sul rapporto dei Carabinieri, in foto).

I Carabinieri stendono un rapporto confermando tutto quanto detto sopra, la visita al Vescovo, quella ai carcerati. Aggiungono che ai carcerati i due “sospetti” hanno comunicato che presto sarebbero stati liberi. Ciò conferma, secondo i Carabinieri, gli intenti reazionari e borbonici dei due, che avrebbero atteso a presto il ritorno di Re Francesco II e la salvaguardia del Papa Re.

Il De Biase, scoperto tutto questo procedimento e viste le sue idee apertamente a favore del “Papa Re”, decise di ritirarsi da questa “competizione” parrocchiale, per non turbare ulteriormente la gente di Castellonorato.  Facile pensare che il De Biase, visto il polverone che si stava alzando, decise di sfilarsi e mettere tutto a tacere. Questa ipotesi è confermata dal fatto che il sotto prefetto inviò comunque tutto il fascicolo al Giudice di Gaeta per far indagare ulteriormente il De Biase e farlo accusare di tramare con il suo partito per la causa borbonica.

Tutto il racconto è scaturito dalla lettura dei documenti originali di Prefetto, Carabinieri e Sottoprefetto, conservati presso l’Archivio di Stato di Caserta.

Daniele Iadicicco

Fotomontaggio da una foto originale di Fausto Forcina

fonte

https://golfoeventi.it/2024/11/15/il-partito-borbonico-di-castellonorato-e-la-lotta-per-eleggere-il-parroco

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