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Il pastore della meraviglia che vede la luce (e che in alcune zone del Sud era legato ai riti di Santa Lucia)

Posted by on Gen 5, 2018

Il pastore della meraviglia che vede la luce (e che in alcune zone del Sud era legato ai riti di Santa Lucia)

In alcune zone del Sud viene collocato proprio oggi, 13 dicembre, santa Lucia. Parliamo del pastore della meraviglia, tredicesimo personaggio che vi raccontiamo nel calendario dell’avvento di Identità Insorgenti.

Il pastore della meraviglia si chiama in questo modo perché riconoscibile proprio grazie alla sua postura: collocato vicino alla grotta di Gesù bambino, viene rappresentato con le braccia e le sguardo rivolto verso il cielo, uno sguardo pieno di stupore e meraviglia appunto.

Va detto subito che secondo Italo Sarcone, questo “pastore della meraviglia” non apparterrebbe alla tradizione del presepe napoletano popolare, nel quale il suo ruolo (perfettamente equivalente secondo Sarcone) sarebbe assolto dal personaggio di Benino, all’origine del percorso presepiale. Una considerazione, quella dell’equivalenza tra le due figure che, come vedremo più avanti, condivide in parte anche De Simone.

Tuttavia nel libro di De Simone “Il presepe popolare napoletano” se ne ritrovano tracce antiche nella tradizione presepiale pugliese, appunto legate al 13 dicembre. Nell’intervista di De Simone e Annibale Ruccello a Emanuele Esposito, storico pastoraio in carta pesta di Grottaglie (fatta dai due nel novembre di 40 anni fa), viene spiegato che il pastore della meraviglia, detto anche Niniello lo sbantuso, il meravigliato, che vede la stella, “si mette prima in proporzione in un punto alto che vede la stella e poi ingincchiato davanti alla grottta. Il pastore della meraviglia è quello che vede la luce. Da noi – racconta Esposito ai due studiosi – si celebra il 13 dicembre, Santa Lucia, festa una volta molto suggestiva”. Esposito racconta che per Santa Lucia, infatti, le bambine svuotavano una zucca e ci mettevano sopra una candela accesa e se la mettevano in testa il 12, 13 e 14 dicembre, verso sera, quando si radunavano in prcessione e cantavano “Jesce sole, jesce sole pe lu santu Sarvatore, uè facce de lu Signore, Jesce Sole, Jesce sole”. Era un’antica peghiera al sole affinché tornasse a fare luce e riscaldare il mondo”. E anche qui come nel giorno dei morti in molte zone del Sud, si metteva alla finestra un piatto di grano bollito, per nutrire i morti, e miele, per scacciare le janare.

De Simone inoltre come detto quando abbiamo parlato di Benino, è in linea con Sarcone quando appunto li considera la stessa figura: cioè che Benino è equivalente al pastore della Meraviglia nel presepe napoletano. Per De Simone il pastore della meraviglia è la ri-nascita. “Il pastore della meraviglia, accecato dalla rivelazione, posseduto dionisiacamente dalla luce stessa, non trova parole per esprimerla. Ed ecco che quasi come un fujente della madonna dell’arco in vista del numinoso, egli si abbandona al primigenio gesto di spalancare la bocca per gridare il suono muto e ineffabile della meraviglia al cospetto del meraviglioso. Come a dire chi ha orecchie per udire, oda”.

Per Claudio Canzanella, in Razzullo e la Sibilla, infine, il pastore della meraviglia rappresenta la fine del viaggio, perché ormai si è adempiuto il miracolo della nascita e della rigenerazione.

Lucilla Parlato

(nella foto “Il pastore della meraviglia” secondo Raffaele Russo, via San Biagio dei librai 116, Napoli)

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