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Il pensiero unico vaccinale (che ignora l’articolo 21)

Posted by on Ott 10, 2021

Il pensiero unico vaccinale (che ignora l’articolo 21)

C’è una martellante comunicazione a senso unico per il vaccino anti-Covid. Nessuno dei maggiori media informa sulle innumerevoli reazioni avverse, pur dando ampio spazio ai non vaccinati che muoiono. Chiunque, sia esso un medico di base o un Nobel, osi avanzare un semplice dubbio sul vaccino viene censurato o bollato come no-vax e antiscientifico. Eppure l’art. 21 della Costituzione parla chiaro ed è volto a prevenire ogni dittatura del pensiero. Le istituzioni lo hanno dimenticato?

Il Covid-19 è il protagonista indiscusso di una campagna vaccinale universale senza precedenti nella storia. Pressoché la totalità dei mezzi di informazione oggi esistenti si fa portatore di una propaganda a senso unico a favore del vaccino. La televisione, gli organi della stampa, Internet, il Governo, gli enti e le istituzioni di qualunque ordine e grado, quando parlano di vaccino, lo fanno per favorire, incoraggiare, convincere la popolazione a vaccinarsi.

Nessuno dei principali quotidiani o notiziari della Tv racconta gli innumerevoli casi di reazioni avverse da vaccino che si stanno verificando, taluni con effetti gravi, invalidanti o letali. Ciò nonostante l’ultimo rapporto dell’Aifa[1] documenti (in soli otto mesi) ben 91.360 segnalazioni di evento avverso successivo alla vaccinazione, con un tasso di eventi avversi gravi pari al 13,8% del totale (13 eventi gravi ogni 100.000 dosi somministrate) e si registrino ben 555 casi segnalati di decesso (0,73 decessi ogni 100.000 dosi somministrate). Possibile che queste migliaia di casi di eventi avversi gravi e centinaia di persone decedute non facciano notizia? Sulle testimonianze di persone che hanno subito danni gravi alla salute a seguito della vaccinazione vi è il totale silenzio dei più diffusi media, i quali, tuttavia, non mancano mai di raccontare le storie di persone non vaccinate che si ammalano e muoiono di Covid.

La grande varietà dei mezzi di comunicazione non è in grado di produrre una vera pluralità di pensiero. Ciò si verifica poiché la quasi totalità dei mass media è controllata dall’élite finanziaria e dalle grandi multinazionali, le quali direttamente o indirettamente (attraverso un’articolata rete di società controllate) finanziano i principali editori. Questo conflitto di interessi fra l’oligarchia finanziaria e il mondo dell’informazione spiega come mai i grandi mezzi di comunicazione di massa si tengano ben lontani dall’informare il popolo dello strapotere delle lobby e delle loro ingerenze sulla vita politica, economica e sociale delle nazioni. E ciò spiega altresì l’utilizzo da parte degli stessi mass media degli strumenti della censura e della manipolazione dell’informazione al fine di indottrinare le masse verso il pensiero politicamente corretto. Le informazioni non gradite all’establishment vengono bollate come fake news. I colossi del Web e i giganti dei social lavorano in sinergia fra loro alla formazione del pensiero unico, intralciando la diffusione della libera informazione in diversi modi: Google eliminando le informazioni sgradite o occultandole negli ultimi posti delle ricerche on-line; Amazon impedendo la vendita di un libro indesiderato; Facebook e Youtube chiudendo un profilo o oscurando un canale social.

La diffusione di una martellante informazione a senso unico, favorevole all’establishment, ha generato ciò che sino a poco tempo prima della “pandemia” sarebbe apparso assurdo e impensabile: una popolazione impaurita e tollerante verso ogni privazione e limitazione di diritti e libertà fondamentali, consenziente a sottoporsi ad ogni tipo di trattamento sanitario sperimentale. Uno scenario evocativo di dittature che sembravano relegate al passato, e che si è imposto come “normalità” del tempo presente. I pochi che hanno ancora il coraggio di denunciare gli affari delle lobby e le distorsioni operate dai media mainstream sulla libera informazione vengono screditati e denigrati con le infamanti etichette di negazionista, complottista, no-vax, eccetera. Ciò che le istituzioni e i media mainstream stanno mettendo in atto è una vera e propria compromissione e lesione del diritto alla libertà di pensiero.

Ma che fine ha fatto l’articolo 21 della CostituzioneL’art. 21 recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». È un diritto costituzionale tanto fondamentale da costituire la base di altri diritti, pure previsti dalla Costituzione, come il diritto di riunione, di associazione, di sciopero, di professare la propria fede religiosa, ecc. Ma le nostre istituzioni, e in particolar modo chi, all’interno delle istituzioni, dovrebbe garantire e preservare il rispetto della Carta Costituzionale, si è dimenticato dell’art. 21? E i media hanno dimenticato che il dissenso e la minoranza (anche di pensiero) va sempre rispettata? Eppure è ciò che, ad oggi in Italia, sta accadendo.

Ci sono temi e argomenti su cui è proibito dissentire o esprimere una critica. Ci sono questioni su cui è vietato pensare in modo diverso. L’efficacia e la sicurezza del vaccino non possono essere oggetto di dubbio o discussione. La sua bontà è un dogma, una verità assoluta. Il dissenso viene etichettato come fake news e fatto oggetto di biasimo e censura. Così il cittadino che nutre qualche dubbio sul vaccino viene bollato come una persona ignorante e/o irresponsabile che va correttamente informata, consigliata, rieducata. Se un medico (sia esso di base, un esperto virologo, o un Premio Nobel) si esprime in maniera contraria al vaccino (o nutre solo qualche dubbio o perplessità) viene screditato come un professionista inaffidabile, antiscientifico e come tale passibile di sospensione dall’esercizio della professione o di radiazione dall’albo. Ci sono cose di cui né la persona comune né l’esperto può più liberamente parlare… siamo a pieno titolo in una dittatura del pensiero.

A sostegno dell’informazione a senso unico vi è la teoria (purtroppo sostenuta anche da numerosi “esperti” che spesso compaiono in Tv) secondo cui la scienza medica è materia sottratta all’opinione pubblica. Ebbene, in opposizione a codesta teoria, si obietta quanto segue.

In primo luogo, la Costituzione non pone limiti alla libertà di pensiero. Individuare un argomento su cui imporre un divieto alla libertà di espressione è un comportamento molto pericoloso in democrazia. E questo lo sapevano bene i nostri padri costituenti, che dovettero scrivere e fissare i principi fondamentali della Repubblica italiana, in epoca postfascista. In secondo luogo, si evidenzia che una scienza – qualunque scienza – per considerarsi tale, deve essere libera e indipendente. Il conflitto di interessi che regna in ambito sanitario (e in particolar modo nell’approvazione dei vaccini anti-Covid) non dà garanzie di imparzialità e indipendenza della scienza medica. Una scienza asservita al profitto e al potere di un’élite finanziaria non è vera scienza.

La dittatura del pensiero unico è sempre all’origine della dittatura in senso ampio, ovvero quella che, per imporre la propria ideologia, si avvale dell’uso della coercizione e si manifesta nelle varie forme di repressione e discriminazione del popolo. E veniamo all’ultimo atto della dittatura del pensiero: il decreto-legge impositivo dell’obbligo del green pass per tutti i lavoratori, la cui ratio si può esprimere in questi termini: «Vuoi mantenere il tuo posto di lavoro? Vuoi continuare a svolgere la tua professione? Ti devi munire di green pass. Ti devi vaccinare!».Alla forma di governo dittatoriale non importa il tuo pensiero, importa solo la tua incondizionata obbedienza.


[1] https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1315190/Rapporto_sorveglianza_vaccini_COVID-19_8.pdf

fonte

Il pensiero unico vaccinale (che ignora l’articolo 21) – La Nuova Bussola Quotidiana (lanuovabq.it)

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