Il Portale dei Carafa di Palazzo Spinola
Quando al “Palazzo” di Sesto Campano si attribuisce il nome di Palazzo Spinola, lo si fa con riferimento agli ultimi duchi che hanno avuto la proprietà del territorio di Sesto, la famiglia Spinola appunto; feudatari per oltre tre secoli, dal 1582 fino al termine della feudalità (1806) ed oltre, all’inizio del 1900 con l’ultimo a portare il titolo di “Duca di Sesto”, ovvero Josè Osorio Spinola.
In realtà il “complicato portale” (come lo ha definito l’arch. F.Valente nel suo scritto del 2007), attraverso il quale si accede al Palazzo ducale, conserva della famiglia Spinola soltanto lo stemma, posizionato in alto, al centro dell’arcata in pietra.

Quasi tutti gli altri elementi, raffigurati sui quindici blocchi in pieta che compongono il Portale, raccontano invece la storia di un’altra famosa famiglia, anch’essa vissuta nel Regno di Napoli e proprietaria del feudo di Sesto prima degli Spinola, si tratta della famiglia Carafa (o Caraffa).
Ed in particolare del ramo Carafa della Stadera, da cui il simbolo della stadera (una bilancia a contrappesi utilizzata comunemente fino al secolo scorso) e il cui rappresentante più illustre è stato Diomede Carafa, Conte di Maddaloni, per aver ricoperto importanti ruoli militari, diplomatici e amministrativi alla corte aragonese di Napoli.

I Carafa avevano posseduto “Sextum”, “Rocham Pipirocij” e Pentime un secolo prima degli Spinola, all’incirca tra il 1465 e il 1569, ed avevano fatto scolpire, sui blocchi di pietra del Portale del Palazzo di Sesto, buona parte degli emblemi di famiglia.
Quello più peculiare è rappresentato dal motto “FINE IN TANTO” (presente sul terzo blocco in pietra, partendo dal basso, di ogni lato del portale) coniato da Diomede Carafa e che voleva significare, secondo un saggio del 1708 dello storico Pompeo Sarnelli: “fino che durerà la Giustizia, durerà la Casa Carafa”.
Lo stesso motto, insieme ad una stadera ed alla data M.CCCC.LXX (1470) è scolpito nella Cappella dei Carafa realizzata all’interno della chieda di San Domenico Maggiore in Napoli.
Questi gli altri simboli riconducibili ai Carafa nel Portale del Palazzo di Sesto. Nel semicerchio della parte alta, da sinistra: una Squadra e Compasso, i fogli piegati di un Libro, una Stadera, la Pelle stesa su un telaio circolare, quindi lo Stemma Spinola e di nuovo sul lato destro: la Pelle stesa su un telaio circolare, una Stadera, delle Foglie (probabilmente Alloro) e di nuovo una Squadra e Compasso.
La squadra e il compasso sono utensili comuni nella lavorazione delle pelli (una delle attività di cui i Carafa si occupavano) ma nel tempo sono stati anche il simbolo delle Corporazioni di Muratori per poi essere utilizzati ampiamente nell’ambito della Massoneria.
Allo stesso modo, la pelle stesa su telaio circolare, mentre nel portone di Palazzo Carafa in Napoli è raffigurata in maniera facilmente riconoscibile, nel Portale di Sesto è stata raffigurata come un eptagramma, una stella a 7 punte (eptagramma ottuso), che nel tempo ha assunto anche significati esoterici.
Nei blocchi di pietra su cui è scolpito il motto “FINE IN TANTO” sono rappresentati anche due elmi con cimiero di leone (o grifo) che richiamano quelli intarsiati sul portone di Palazzo Carafa di Napoli. Il palazzo che Diomede Carafa fece ristrutturare nel 1466 e che ospitò molte opere d’arte di proprietà della famiglia Carafa, inclusa una famosa testa di cavallo che pare essere stata un omaggio a Diomede del grande scultore Donatello.
Sempre nel portale di Sesto, su altri due blocchi in pietra sono visibili: uno scudo con spade incrociate accompagnato a lance legate tra di loro, dei gambali e delle armature medioevali.
Infine, al livello del pavimento, sul blocco sinistro sono visibili le seguenti scritte:
+ I Ω S I 9 G
TPRE MAG
ERRICI AL
BANI DE
PCIDA CAP
SEXTI IO
In cui si fa riferimento ad Errici Albani da P(ro)cida, Capitano di Sesto.
Nel saggio “L’Archivio Privato d’Avalos”, di Flavia Luise del 2012, è menzionato un Errico de Albano da Procida che in una pergamena del 31 maggio 1503 risulta destinatario di alcune grazie da parte dei D’Avalos, famiglia molto influente del Regno di Napoli.
Mentre sul blocco di destra sono scolpite:
D Δ O Δ N
I B 8 8
VID NICOLAV
BRESCIA A SERNO
RENOVAVIT
G Δ G
Qui si fa riferimento a un Nicola Brescia da Serino (Avellino) che avrebbe ristrutturato il palazzo. Non è chiaro se quel “I B 8 8” sia un aggiustamento di una precedente data “1 3 8 8”..
Per quanto riguarda lo stemma degli Spinola, al centro del Portale, è da notare la sua straordinaria somiglianza con lo stemma dei Carafa, presente nella cappella di famiglia nella chiesa di San Domenico Maggiore in Napoli.
Non si può escludere che gli Spinola abbiano riadattato lo stemma dei Carafa, vista la somiglianza, e abbiano conservato tutti gli altri elementi del portale in considerazione della loro particolarità.





Nicolav Brescia a Serino



Fonti
Diomede Carafa – Uomo di stato e scrittore del secolo XV – 1899
Le residenze feudali dei Carafa di Maddaloni – 2011
Diomede Carafa su wikipedia
Palazzo Carafa – Napoli – Associazione Dimore Storiche
Napoli Nobilissima – l portale ed il portone del palazzo di Diomede Carafa
L’Archivio privato D’Avalos – Di Flavia Luise – 2012
Sesto Campano, Nucleo Antico – Franco Valente
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