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Il post-Masaniello: la Reale Repubblica di Napoli

Posted by on Ago 6, 2025

Il post-Masaniello: la Reale Repubblica di Napoli

Tutti – più o meno – conoscono quello che avvenne durante i dieci giorni del “governo” di Masaniello. Ma pochi approfondiscono i nove mesi di caos e guerra civile (a bassa intensità) che dilaniò la città di Napoli dopo l’insurrezione del pescivendolo amalfitano.

Può sembrare esagerato voler attribuire al Diario di Giuseppe Campanile – o meglio del duo Campanile-Fuidoro – un valore eccessivo nel campo degli studi storici sul periodo 16471648 (se non sull’intero Seicento napoletano). Eppure è indubbio che – per la sua insolita prospettiva – sia importante riproporre questa versione dei fatti, finora inedita e nota a pochi specialisti del settore, che peraltro non la hanno mai particolarmente considerata, mentre fu notata da Francisco Elías de Tejada, che ebbe occasione di leggerla attentamente e non di sfuggita, per poi parlarne nel suo imprescindibile saggio Napoli spagnola (e il fatto che la sua lettura sia stata attenta è dimostrato anche dal non secondario accenno alla errata impaginazione del manoscritto).

Scrive così dell’opera lo studioso ispanico: «Teorico sostenitore della nobiltà fu anche Giuseppe Campanile, membro di due Accademie […], moralista di minor grazia e cronista dei fatti con prospettive aristocratiche, anche se, come Capecelatro o Piacente, fu abbastanza indipendente da attribuire agli abusi dei ceti più elevati le origini sociali della rivolta. […] È proprio nel corso dell’insurrezione che Campanile si dimostrò fedele al suo re, come testimonia il Diario circa la sollevatione della plebe di Napoli ne gl’anni 1647 e 1648, manoscritto conservato nella Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria con note aggiuntive di Innocenzo Fuidoro. Nel suo Diario racconta che distribuiva alla frangia ribelle i manifesti di don Giovanni d’Austria e che cospirava con alcuni “vassalli fedeli al Re, dei quali io era il minimo” nelle celle del priore del convento di San Giovanni a Carbonara, mettendo a repentaglio la propria incolumità durante la prigionia, da cui fu liberato il 1° febbraio 1648 in virtù della sua condizione di sacerdote».

L’opera, va detto, fu trascritta e notevolmente aumentata da Innocenzo Fuidoro (pseudonimo anagrammatico di Vincenzo D’Onofrio), che comunque condivide l’impostazione dell’altro scrittore nel giudicare i fatti del 16471648.

La lettura del Diario permette infatti di guardare all’intero ano di turbolenze – cioè non solo e non tanto ai pochi giorni della rivolta di Masaniello, quanto ai terribili mesi di sostanziale “anarchia repubblicana” che seguirono – con un occhio diverso da quello talvolta riservatogli di evento prerivoluzionario (Masaniello) o preunitario o pre-indipendentista (la Repubblica).

Pur essendo possibile separare lo scritto dell’uno dai contributi dell’altro, grazie alla presenza di un particolare segno distintivo, bisogna riconoscere che essi sostanzialmente convergono nel giudizio da dare agli eventi, ritenendo del tutto negativa la svolta filofrancese della Città di Napoli, dovuta essenzialmente all’ambizione di pochi che vedevano nel radicale cambio di regime il mezzo per una rapida ascesa sociale.

Forse la critica più feroce (ed attualissima) nei confronti del movimento insurrezional-rivoluzionario riguarda il senso di bieca sete di vendetta dovuta all’invidia e non a presunti ideali di “giustizia” da parte di invidiosi, più che di indignati, con gravi travagli causati «dalle persone sollevate che erano la feccia della città che non potevano sopportare di vedere in vita chi con suoi onesti sudori procurato avea di giustamente mantenersi nel posto che avea ereditato da’ suoi maggiori con la civiltà e nobili costumi».

Pur non privo di critiche verso la Nobiltà e l’atteggiamento sprezzante di alcuni soldati e notabili spagnoli, il lavoro permette di dare una lettura diversa dalla “vulgata” diffusa dai Promessi sposi, descrivendo una sostanziale pacifica convivenza tra Napolitani e Iberici, che solo la propaganda interessata dei Transalpini riuscì ad incrinare per alcuni mesi, in cui venne istituita una “Reale Repubblica” filofrancese, memorabile soprattutto per aver causato caos, violenze, guerra civile e distruzioni.

Come quella giacobina del 1799.

Giuseppe Campanile, Innocenzo Fuidoro

Diario della sollevazione di Napoli 1647-1648. Da Masaniello alla “Reale Repubblica” Napoletana

D’Amico Editore Nocera Superiore (SA) 2022, p. 302, € 20

https://www.damicoeditore.it/napolimperiale/2180-diario-della-sollevazione-di-napoli-1647-1648.html

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