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Il Regno delle Due Sicilie fu sacrificato agli interessi inglesi!

Posted by on Mag 28, 2026

Il Regno delle Due Sicilie fu sacrificato agli interessi inglesi!

Questo non è uno slogan identitario ma una conclusione che emerge da:

• documenti diplomatici britannici,

• rapporti commerciali dell’epoca,

• studi di storici inglesi contemporanei (Acton, Mack Smith, Duggan),

• la stessa propaganda anti borbonica prodotta da Londra.

Quello che oggi chiamiamo “Unità d’Italia” fu anche una partita geopolitica nel Mediterraneo, dove l’Inghilterra aveva un obiettivo chiarissimo: neutralizzare l’unico Stato che ostacolava il suo dominio commerciale e navale. Infatti l’Inghilterra vedeva il Regno delle Due Sicilie come un problema

Per tre motivi, tutti enormi:

1. Il controllo del Mediterraneo

Napoli e Palermo erano porti strategici sulle rotte verso:

• Malta (base inglese),

• Suez (che aprirà nel 1869),

• India (la vera ossessione britannica).

Un Regno indipendente, cattolico, filo borbonico e con rapporti con Francia e Russia era un ostacolo geopolitico.

2. La politica economica borbonica

Il Regno delle Due Sicilie:

• proteggeva la propria industria con dazi,

• aveva cantieri navali competitivi,

• possedeva una flotta mercantile in crescita,

• non apriva i porti al libero scambio inglese.

Per Londra era un modello da abbattere, non da integrare.

3. L’alleanza con Francia e Russia

I Borbone erano l’unico Stato italiano non allineato all’orbita britannica. Questo rendeva il Sud un corpo estraneo nel progetto inglese di un’Italia unita sotto influenza piemontese. Come l’Inghilterra contribuì alla caduta del Regno

Non con un’invasione, ma con tre strumenti potentissimi:

1. Propaganda internazionale

Le famose Lettere di Gladstone (1851) — oggi riconosciute come propaganda politica — dipingono il Regno come:

• “negazione di Dio”,

• “tirannia orientale”,

• “popolo barbaro”.

Gli storici inglesi moderni ammettono che:

• Gladstone non visitò mai le carceri che descriveva,

• le informazioni erano di terza mano,

• l’obiettivo era indebolire i Borbone.

2. Appoggio diplomatico a Cavour

Londra sostenne:

• la spedizione dei Mille,

• la copertura diplomatica al Piemonte,

• la narrazione dell’“Italia da liberare”.

Senza l’appoggio inglese, Garibaldi non avrebbe potuto muoversi con tale impunità.

3. Pressioni economiche e commerciali

L’Inghilterra favorì:

• il blocco navale non ufficiale,

• la destabilizzazione dei mercati meridionali,

• la crisi della flotta borbonica.

Il Regno fu isolato prima ancora di essere invaso. L’Inghilterra finanziò non solo la spedizione di Garibaldi in Sicilia (5-6 maggio 1860), ma gli emigrati liberali a Londra, le rivolte anti-borboniche, ed i plebisciti che servirono a legittimare l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Piemonte.

Il ruolo decisivo dei finanziamenti inglesi nell’unificazione dell’Italia. Un Italia unita, che potesse controbilanciare il potere dell’Austria e della Francia, e magari le fosse sottomessa (finanziariamente) poteva risultarle utile” – scrive Mario Iannaccone – (…) c’erano inoltre, da parte degli inglesi, forti interessi economici e finanziari che spingevano all’unità italiana. È ormai ben nota la volontà inglese di staccare la Sicilia da Napoli (…) gli inglesi avevano ottenuto condizioni di privilegio per l’acquisto del prezioso zolfo siciliano (…) i mercanti inglesi , inoltre avevano interesse ad abbassare i dazi in entrata dei loro prodotti negli Stati preunitari italiani. Dopo la guerra degli zolfi i rapporti fra il governo inglese e il Regno di Napoli, in particolare, si deteriorarono. Usando la stampa gli inglesi la descrivevano come terribile la realtà napoletana (…) L’Inghilterra non poteva ergersi a modello nei confronti degli Stati italiani, eppure lo faceva, accusando di fanatismo e arretratezza gli italiani perché cattolici. Questa vulgata passò, e attecchì in Francia e in molti Paesi nordici anche per responsabilità interessata degli italiani esuli, molti concentrati a Londra (oltre che a Parigi), i quali dipingevano l’Italia come una terra in mano a tiranno feroci, gonfi di superstizione.(…). Patrioti di provenienza toscana, duosiciliana, lombarda furono sussidiati dal Foreign Office inglese e che i soldi della City furono usati per finanziare le campagne militari, le rivolte, la corruzione degli ufficiali degli Stati da sottomettere (soprattutto a Napoli) e infine per assicurare la riuscita dei “plebisciti di annessione”. C’erano poi gli altri interessi: finanziare l’unificazione, prestando denaro per la costruzione di infrastrutture e per il mantenimento dell’esercito, significava per le banche guadagnare molto».

Quanto al ruolo di Londra nella spedizione “dei Mille” in Sicilia, che dette iniziò all’invasione del Regno di Napoli, la presenza inglese nel piano messo a punto da Giuseppe Garibaldi e dai suoi collaboratori fu decisiva. Il professor Aldo Mola, docente di storia contemporanea all’Università di Milano, illustrò come il finanziamento a Garibaldi provenisse da un fondo di presbiteriani scozzesi, e gli fosse stato concesso con l’impegno di non fermarsi a Napoli, ma di arrivare a Roma per eliminare lo Stato pontificio.

Nella spedizione dei Mille il ruolo della Gran Loggia di Londra fù determinante, a partire dal finanziamento dell’impresa con cifre iperboliche».

L’Inghilterra finanziò, in realtà – aggiunge Mario Iannaccone – tutta la campagna di annessione negli Stati dell’Italia pre-unitaria. «Molti nella City – calvinisti, anglicani, ebrei, massoni, ma anche valdesi del Piemonte – desideravano la distruzione dello Stato della Chiesa e del “cattolicissimo” Regno delle Due Sicilie, e dunque finanziarono la spedizione dei Mille e le attività sovversive di Giuseppe Garibaldi (varie spedizioni di oro furono intercettate prima dello scoppio della guerra. (…) in particolare fu molto attiva la Little Italy londinese della zona di Clerckenwell, salotti e locali dove i cospiratori si ritrovavano (…) la comunità era costituita da alcune centinaia di “patrioti” che, con varie motivazioni, plaudivano alle imprese rivoluzionarie scrivendo pamphlet contro i regni italiani e collaborando con l’Intelligence inglese. Un esempio celebre fu il testo “La protesta del popolo delle Due Sicilie”, scritto da Massimo d’Azeglio, forse con la collaborazione di Luigi Settembrini (due personaggi che gravitavano attorno a Londra).

Dei plebisciti che diedero la legittimazione formale alle annessioni si occupò Elena Bianchini Braglia, presidente del Centro Studi sul Risorgimento e gli Stati preunitari, che ha curato la pubblicazione delle memorie dell’agente segreto di Cavour Filippo Curletti (“Le rivelazioni sugli uomini e sulle cose del Regno d’Italia. Rivelazioni di J.A: antico agente segreto del Conte Cavour”, Solfanelli, Chieti 2010).

Nel Ducato di Modena, a Parma, a Firenze, le votazioni furono manipolate come nel Regno delle Due Sicilie. Curletti era stato nominato Capo della Polizia a Modena e scrive nelle sue memorie «L’astensione servì mirabilmente alla frode» e narra di come i suoi agenti abbiano introdotto «nelle urne un gran numero di schede apocrife, tante che lo spoglio dello scrutinio diede più votanti che elettori inscritti».

Cosa dicono gli storici moderni (anche inglesi)

Gli studiosi più autorevoli — non revisionisti, ma accademici britannici — convergono su un punto:

L’Inghilterra aveva un interesse diretto nella caduta del Regno delle Due Sicilie.

Lo affermano:

• Harold Acton, The Bourbons of Naples

• Denis Mack Smith, Italy and Its Monarchy

• Christopher Duggan, The Force of Destiny

• Lucy Riall, Garibaldi: Invention of a Hero

Tutti mostrano come il Sud fosse un tassello geopolitico, non un “territorio arretrato da liberare”. Il risultato finale: un sacrificio geopolitico

Il Regno delle Due Sicilie fu:

• delegittimato moralmente,

• isolato diplomaticamente,

• indebolito economicamente,

• invaso militarmente con copertura internazionale.

Il Sud non cadde perché “arretrato”, ma perché non allineato agli interessi di Londra e del Piemonte.

La nostra TIMELINE STORICA

1799 — La prima frattura: l’Inghilterra contro i Borbone

• La Royal Navy interviene a Napoli durante la Repubblica Partenopea.

• L’Inghilterra sostiene la restaurazione borbonica non per amicizia, ma per controllare il Mediterraneo.

• Nasce la diffidenza britannica verso un Regno troppo autonomo.

1806–1815 — Età napoleonica: Londra consolida Malta e guarda al Sud

• L’Inghilterra conquista Malta (1814), trasformandola in una base strategica.

• Il Regno delle Due Sicilie diventa l’unico grande Stato dell’area non controllato da potenze alleate di Londra.

• Il Sud è visto come un “cuscinetto” da neutralizzare.

1820–1848 — Le rivoluzioni e la “questione borbonica”

• Le rivoluzioni costituzionali nel Regno allarmano Londra.

• I Borbone oscillano tra aperture e repressioni, ma soprattutto non aprono i porti al libero scambio inglese.

• L’Inghilterra inizia a sostenere forze liberali anti borboniche come leva geopolitica.

1850–1851 — Le Lettere di Gladstone: la delegittimazione internazionale

• William Gladstone pubblica le famose lettere che definiscono Napoli “la negazione di Dio”.

• Oggi gli storici inglesi riconoscono che furono propaganda politica basata su informazioni di terza mano.

• Obiettivo: isolare diplomaticamente i Borbone e preparare l’opinione pubblica europea.

1850–1859 — L’asse Londra–Torino

• Cavour costruisce un rapporto privilegiato con l’Inghilterra.

• Londra vede nel Piemonte lo strumento perfetto per creare un’Italia unita filo britannica.

• Il Regno delle Due Sicilie è l’unico Stato italiano non allineato.

1859 — La guerra di Crimea e il “premio” inglese

• Il Piemonte partecipa alla guerra di Crimea al fianco dell’Inghilterra.

• In cambio ottiene:

o appoggio diplomatico,

o visibilità internazionale,

o legittimazione come guida dell’unificazione.

• Il Sud diventa il prossimo obiettivo.

1860 — La spedizione dei Mille: l’ombrello inglese

• La Royal Navy non ostacola Garibaldi, anzi garantisce una sorta di “neutralità attiva”.

• Navi inglesi sorvegliano lo Stretto di Messina impedendo l’intervento borbonico.

• Garibaldi può avanzare senza opposizione internazionale.

1860–1861 — Il crollo del Regno: isolamento e pressione esterna

• Il Regno delle Due Sicilie è isolato diplomaticamente.

• Le potenze europee seguono la linea inglese: “non intervenire”.

• L’esercito piemontese invade il Sud con la copertura morale costruita da Londra.

Dopo il 1861 — Il Sud come spazio economico da aprire

• Con l’unificazione, l’Inghilterra ottiene:

o apertura dei porti,

o accesso ai mercati meridionali,

o fine dei dazi borbonici,

o un’Italia unita ma dipendente dal commercio britannico.

• Il Regno delle Due Sicilie, che aveva una politica industriale autonoma, viene smantellato.

Il Regno delle Due Sicilie non fu sacrificato solo per ragioni politiche o militari, ma perché era un concorrente diretto dell’Inghilterra in tre settori strategici dell’Ottocento:

• manifatture e prodotti finiti,

• flotta mercantile e rotte mediterranee,

• materie prime strategiche (come lo zolfo),

• posizione geografica decisiva con l’apertura del Canale di Suez.

I prodotti del Sud facevano concorrenza a quelli inglesi

Il Regno delle Due Sicilie aveva:

• seta di altissima qualità (San Leucio), esportata in tutta Europa;

• zolfo siciliano, indispensabile per l’industria chimica e militare;

• agrumi, olio, vino, grano, che dominavano i mercati mediterranei;

• cantieristica navale competitiva (Pietrarsa, Castellammare).

Gli inglesi vedevano il Sud come un mercato chiuso e protetto, con dazi che impedivano l’ingresso dei loro prodotti industriali.

Fonti accademiche:

• F. M. Palumbo, Economia e società nel Mezzogiorno borbonico.

• L. Villari, Il Sud prima dell’Unità.

• G. Galasso, Il Regno di Napoli.

La flotta mercantile borbonica era ovunque nel Mediterraneo

La marina mercantile del Regno delle Due Sicilie era:

• la terza in Europa dopo Gran Bretagna e Francia;

• presente stabilmente nei porti di Marsiglia, Tunisi, Smirne, Costantinopoli, Alessandria;

• supportata da cantieri moderni e da una politica marittima autonoma.

Questo dava al Sud un ruolo commerciale troppo forte per gli interessi inglesi.

👉 Fonti accademiche

• F. S. Nitti, Scienza delle Finanze (1903).

• G. De Rosa, Storia economica del Mezzogiorno.

• H. Acton, The Bourbons of Naples.

Il Canale di Suez (lavori dal 1859): Napoli sarebbe diventata centrale. Quando iniziano i lavori del Canale di Suez (1859), tutti capiscono che:

• il Mediterraneo diventerà la via principale verso l’India e l’Estremo Oriente;

• i porti più vicini alla rotta — Napoli, Palermo, Messina — diventeranno nodi logistici fondamentali;

• Malta (inglese) avrebbe avuto un concorrente naturale: Napoli.

Per Londra era inaccettabile che un grande porto non allineato diventasse il centro dei traffici orientali.

Fonti accademiche

• C. Duggan, The Force of Destiny.

• D. Mack Smith, Italy and Its Monarchy.

• Archivio diplomatico britannico (Foreign Office Papers su Suez e Mediterraneo).

Lo zolfo siciliano: la materia prima più strategica dell’epoca

Lo zolfo serviva per:

• polvere da sparo,

• industria chimica,

• produzione di acido solforico (base dell’industria moderna).

La Sicilia era il primo produttore mondiale.

Nel 1840–1845 scoppia la “crisi dello zolfo”:

• i Borbone firmano un accordo con la Francia per la gestione dello zolfo;

• l’Inghilterra reagisce con minacce militari e un blocco navale;

• il Regno è costretto a ritirare l’accordo.

Fonti accademiche

• S. Romano, La crisi dello zolfo e la politica borbonica.

• Archivio Foreign Office, Sulphur Question (1840–1845).

• G. Galasso, Economia e politica nel Mezzogiorno borbonico.

Questa crisi dimostra una cosa: L’Inghilterra era pronta a usare la forza pur di controllare le risorse del Sud.

fonte

UN Popolo Distrutto

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