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Il romanzo “Noi” e la Rivoluzione permanente

Posted by on Gen 21, 2026

Il romanzo “Noi” e la Rivoluzione permanente

Gianandrea de Antonellis

Si potrà mai giungere ad un mondo perfetto, grazie a una rivoluzione (una delle tante che il mondo moderno ci propone), cancellando tutto e ricominciando da zero?
Cento anni fa lo scrittore Evgenij Zamjatin lo negava, anche se partendo dallo stesso punto di vista rivoluzionario, nel primo romanzo distopico della letteratura mondiale, che ispirò 1984di George Orwell.

 Noi (1921) è un romanzo distopico russo scritto da Evgenij Zamjatin nel 1920, ambientato in una società futura in cui la sorveglianza e la repressione statale sono totali. Censurato in Russia fino al 1988, pubblicato in francese ha ispirato la distopia liberale de Il mondo nuovo (1932) di Aldous Huxley e quella comunista del 1984 (1948) di George Orwell.

Il libro nasce dalle esperienze dell’autore in Russia prima e dopo la Rivoluzione russa del 1917. Zamjatin, ingegnere come il protagonista di Noi, fu imprigionato prima dal regime zarista nel 1906 e poi dai bolscevichi nel 1922.

Questa, in sintesi, la trama: in una città di vetro, dove tutti controllano (e denunciano) tutti, dello Stato Unico, separata da un muro dal mondo selvaggio, la vita si svolge sotto l’inflessibile autorità del Benefattore: gli uomini-numero lavorano a orari fissi, sempre in piena vista di tutti, senza vita privata: l’individuo è schiacciato dalla totalità («L’uomo è zero e lo Stato è il tutto»), lo stesso concetto di “io” non esiste, sostituito dal complessivo “noi”.

La vicenda è narrata attraverso un diario intimo, del protagonista, D-503 (un numero e non un nome), costruttore di una nave interstellare che deve portare nell’universo “il giogo benedetto della ragione”. Ma, in una società che ha bandito l’amore, sostituendolo dal freddo esercizio della sessualità, si innamora: l’amore equivale alla ribellione. Sebbene, dopo aver rimosso il “ganglio cranico della fantasia” di D-503, lo Stato sedentario ed entropico esca vittorioso dalla cospirazione, oltre le sue mura gli uomini nomadi, pieni di energia, continuano a vagare, generando nuovi insorti: non c’è, né ci sarà mai, la rivoluzione finale.

Particolarmente interessante questo dialogo tra il razionale D-503, che è sicuro di vivere nel “migliore dei mondi possibili”, reso tale dalla “migliore delle rivoluzioni possibili”, che si appresta ad esportare negli altri pianeti, e la ribelle I-330, la donna che gli ha fatto perdere la testa.

– Questo è insensato! È assurdo! Non capisci che ciò che voi tramate è la rivoluzione?

– Sì, la rivoluzione! Ma perché è assurdo?

– Assurdo perché la rivoluzione non può essere. Perché la nostra rivoluzione è stata l’ultima. E non ci può essere nessun’altra rivoluzione. Lo sanno tutti.

– Mio caro: tu sei un matematico. E in più sei un filosofo matematico: qual è dimmi l’ultimo numero?

– Ma questo è assurdo. Dal momento che il numero dei numeri è infinito, quale ultimo numero vuoi da me?

– E tu, quale ultima rivoluzione vuoi? Non c’è un’ultima rivoluzione, le rivoluzioni sono senza fine.

Evgenij Zamjàtin, Noi [1921], Nota 30

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La “Barbajada” è una bibita inventata dal mio bisarcavolo Domenico Barbaja, mischiando cioccolato, caffè e latte, per stimolare, irrobustire e addolcire. La presente rubrica intende rivolgersi al lettore stimolandolo con il caffè delle considerazioni, irrobustendolo con il cacao delle dimostrazioni e, possibilmente, addolcire il tutto, rasserenandolo con lo zucchero dell’ironia o la panna della leggerezza.

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