Il “sacco d’Italia”

Giulietta Brezza
Il “sacco d’Italia” ovvero il più grande furto organizzato della storia, sotto la bandiera della libertà, della fraternità e dell’uguaglianza, ovviamente massoniche
Con l’occupazione francese comincia il saccheggio delle opere d’arte di tutta Italia che venivano convogliate a Livorno, poi sbarcate a Marsiglia e quindi sulle chiatte, attraverso il sistema dei canali fluviali lungo il Rodano e la Saone, per giungere sino a Parigi.
Nelle regioni rette da Roma e da Napoli non si accontentarono di porle a sacco e fuoco, vollero anche distruggere la storia, mandando in fiamme tutti gli archivi dei comuni, delle chiese, dei conventi, degli episcopi, dei palazzi baronali e di ogni altro ente morale, anche dei privati.
I luoghi sacri venivano svuotati di ogni prezioso bene compresi i reliquiari. Il Direttorio manifestò un certo interesse anche per la Madonna di Loreto pensando di poter asportare la Santa Casa e i suoi tesori accumulativi in 15 secoli.
Secondo le istruzioni del Direttorio si raccomandava che l’Armata non solo vivesse a spese del paese conquistato, imponendogli fortissimi contributi, ma che si desse al saccheggio generalizzato.
Solo nell’anno 1797, per dire in generale, nello Stato Pontificio vennero portati via 500 codici manoscritti e 100 opere d’arte. 90 milioni di lire ai quali si aggiungono il tesoro di Loreto; dalla Pinacoteca Vaticana tolsero, fra gli altri Codici, la Bibbia greca e il Dione Cassio del V secolo, il Virgilio del VI, il Terenzio dell’VIII e così pure l’Apolline, il Laoconte, la Trasfigurazione di Raffaello, il S. Girolamo del Domenichino. Da Napoli asportarono otto milioni di lire…
Così ebbe inizio l’epoca “contemporanea”.



