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IL SIGNIFICATO STORICO DELLA PACE DI WESTFALIA

Posted by on Apr 17, 2020

IL SIGNIFICATO STORICO DELLA PACE DI WESTFALIA

Un secolo di conflitti settari e di disordine politico in tutta l’Europa centrale era culminato nella guerra dei Trent’anni (1618-1648): una conflagrazione in cui controversie politiche e religiose si mescolarono, in cui i combattenti ricorsero alla «guerra totale» contro i centri abitati, e quasi un quarto della popolazione dell’Europa morì in battaglia, di malattia o di fame.

Nella regione tedesca della Westfalia i belligeranti si riunirono per definire una serie di accordi che ponessero termine alla carneficina. Al momento in cui i rappresentanti del sacro Romano Impero e dei suoi due principali avversari, la Francia e la Svezia si accordarono in linea di principio sulla convocazione di una conferenza di pace, il conflitto si trascinava da 23 anni. Ne trascorsero altri due di combattimenti prima che le delegazioni si incontrassero effettivamente; nel frattempo ciascuna fazione manovrava per rafforzare i propri alleati e la propria situazione interna. Le potenze cattoliche, rappresentate da 178 partecipanti provenienti dai vari Stati che costituivano il Sacro Romano Impero, si riunirono nella città cattolica di Münster. Le potenze luterane, si riunirono nella città in parte luterana e in parte cattolica di Osnabrück, distante una sessantina di chilometri.

L’unità religiosa si era infranta con la sopravvivenza e la diffusione del protestantesimo; la diversità politica era inevitabile, dato il numero di unità politiche autonome che avevano combattuto senza che nessuna prevalesse. Fu così che in Europa si produssero condizioni simili a quelle del mondo contemporaneo: una molteplicità di unità politiche, nessuna delle quali dotata di potenza sufficiente a sconfiggere tutte le altre.

La pace di Westfalia si basava su un sistema di Stati indipendenti che si astenevano dalla reciproca interferenza negli affari interni e controllavano a vicenda le rispettive ambizioni mediante un equilibrio generale di potere. A ogni stato si era assegnato l’attributo del potere sovrano sul proprio territorio.

Ciascuno avrebbe riconosciuto le strutture interne e le propensioni religiose degli altri e si sarebbe astenuto dal metterne in discussione l’esistenza. Con un equilibrio di potere percepito come naturale e desiderabile, le ambizioni dei regnanti si sarebbero reciprocamente controbilanciate riducendo le possibilità di conflitti, almeno in teoria.

Nel 1651 Thomas Hobbes pubblica il Leviatano. Egli riteneva che lo «stato di natura» derivante dall’assenza di autorità producesse una «guerra di tutti contro tutti». Per sfuggire a unna simile intollerabile insicurezza, teorizzò che gli uomini trasferissero i loro diritti a un potere sovrano, in cambio della garanzia di sicurezza fornita a tutti dal monarca all’interno dei confini dello Stato. Nell’analisi di Hobbes, questo contratto sociale non si applicava oltre i confini degli Stati, poiché non esisteva un potere sovranazionale per imporre l’ordine:

Nel procurare la sicurezza del popolo ogni sovrano ha lo stesso diritto che ogni particolare uomo può avere nel procurarsi la propria sicurezza1.

1 Thomas Hobbes, Leviatano, trad. it. Milano, Bompiani, 2001, p. 575.

Lo scacchiere internazionale rimaneva nello stato di natura ed era soggetto all’anarchia perché non c’era un sovrano mondiale che lo rendesse sicuro né era praticamente possibile istituirne uno. Quindi ogni Stato avrebbe dovuto porre il proprio interesse nazionale al di sopra di tutto in un mondo in cui il potere era il fattore dominante. Il cardinale Richelieu sarebbe stato assolutamente d’accordo. La pace di Westafalia realizzò nella sua pratica iniziale un mondo hobbesiano. Come doveva essere tarato questo nuovo equilibrio di potere? In Europa vennero a definirsi due equilibri di potere: l’equilibrio globale, di cui l’Inghilterra fungeva da custode, era la garanzia della stabilità generale, mentre un equilibrio centro-europeo sostanzialmente manipolato dalla Francia mirava a prevenire la comparsa di una Germania unificata in grado di divenire

il paese più potente del continente. Per oltre duecento anni questi equilibri impedirono all’Europa di dilaniarsi come era accaduto durante la guerra dei Trent’anni; non impedirono la guerra ma ne limitarono l’effetto, perché lo scopo era l’equilibrio e non la conquista totale.

Il sistema westfaliano si diffuse in tutto il mondo come cornice di un ordine internazionale basato sugli Stati, che abbracciava molteplici civiltà e regioni perché i paesi europei, nella loro espansione mondiale, portavano con sé lo schema del loro ordine internazionale.

I principi di indipendenza nazionale, di Stato sovrano, di interesse nazionale e di non ingerenza si dimostrarono efficaci come argomentazioni contro gli stessi colonizzatori durante le lotte per l’indipendenza e in seguito come protezione per gli Stati i nuova formazione. Il sistema di Westfalia costituisce ai nostri giorni l’unica base generalmente accettata di quel tanto che esiste di ordine mondiale. Il sistema wefaliano contemporaneo, ormai globale –quella che colloquialmente viene chiamata «comunità mondiale»-, si è sforzato di limitare il carattere anarchico del mondo con una vasta rete di strutture giuridiche e organizzative destinate a favorire il libero commercio e un sistema finanziario stabile, a sancire principi accettati per la soluzione delle controversie internazionali, e a stabilire limitazioni sulla condotta delle guerre, quando nonostante tutto ciò esse si verificano.

Tuttavia i principi westfaliani s trovano a fronteggiare sfide da ogni lato, talvolta in nome dell’ordine mondiale stesso. L’Europa ha deciso di discostarsi dal sistema di Stati da lei stessa progettato di trascenderlo tramite un’idea di sovranità condivisa. E paradossalmente, pur avendo inventato il concetto di equilibrio di potere, ha coscientemente e drasticamente limitato l’elemento del potere nelle sue nuove istituzioni. D’altra parte, avendo ridimensionato le proprie capacità militari, ha scarse possibilità di reagire quando le norme internazionali vengono trasgredite.

Appunti tratti da H. Kissinger, Ordine mondiale

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