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Il simbolo fallico

Posted by on Ago 8, 2026

Il simbolo fallico

Non è solo un simbolo apotropaico, e anche se lo fosse, stiamo distruggendo il Nostro portafortuna (… noi tapini).

L’autore delle nostre Mura ha posto in calce la sua firma, come ha ricordato Erodoto, “il fallo” era l’emblema dei Pelasgi: questa simbologia, usata come attributo di potenza, vuole riassumere null’altro che la forza vitale ed è documentabile già dal 3000 a.C., infatti in quel periodo l’Ermes Itifallico era già venerato (in Coopto l’Ermete Trismegisto equivale al tre volte potente).

Sono figurazioni in bassorilievo, aggettanti rispetto al piano del monolito e questo è determinante perché esclude ogni possibilità di falsificazione, l’emblema si trova in Anatolia, in Frigia, a Creta e nel Pelopponeso e non ultimo (oltre che ad Arpino) sul frontone della porta dei “Tre falli” ad Alatri.

La storia la fa chi “vince”, non era funzionale alla “grandezza romana” fagocitratice di ogni altra realtà italica, riportare “i segni” di quell’antichissimo popolo (poche e scarse le tracce che non sono state cancellate: i nostri simboli fallici tra le poche sopravvissute) che contaminò il Neolitico italiano prima ancora degli Etruschi e che di volta in volta venne chiamato Ausonio, Sabino o Enotrio oppure come sostiene Dionigi di Alicarnasso “popolo degli aborigeni”

D’altro canto la stessa tradizione romana (Cicerone, Tacito, Tito Livio) vuole che i caratteri alfabetici siano stati introdotti in Italia tramite la colonia di Cuma, ma una tradizione più antica mai valorizzata vuole che la scrittura sia stata importata dall’arcade Evandro e dai Pelasgi (o Minoici), quando si stabilirono sul Palatino (dei cosiddetti “romani” il solo Plinio lo ammette).

E allora … fate una visita giù alla fine di via “Porta ciclopica”, è li che li troverete (malconci, degradati, abbandonati qualche buontempone dirà in andropausa), ma ancora visibili … sono la firma dei nostri Penati

fonte

Archeoclub Arpino

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