Il societismo di Gianandrea de Antonellis
Il societismo (in spagnolo: sociedalismo) è un neologismo creato dal pensatore carlista Juan Vázquez de Mella (1861-1928) per indicare il ruolo politico che devono poter esercitare i corpi intermedi che operano nella vita sociale. «Certamente il nome stesso di socialismo gli sarebbe stato congeniale, se non fosse stato illogicamente usurpato da una teoria che, al contrario, rappresenta lo statalismo assoluto, cioè il completo assorbimento della società da parte dello Stato, della struttura sociale da parte della politica. Ecco perché Mella ideò per questa concezione il nome di societismo» [Gambra, Testi di dottrina politica, Solfanelli, Chieti 2024, p. 26-27].
E chi era Juan Vázquez de Mella? Nato a Cangas de Onís (Asturie) l’8 giugno 1861 (sarebbe morto a Madrid il 26 febbraio 1928), fu di gran lunga il più importante pensatore del tradizionalismo carlista. Esperto e grande studioso delle dottrine degli scolastici, come san Tommaso, san Bonaventura o Duns Scoto, svolse un grande lavoro di sistematizzazione della dottrina carlista, che espose con tale successo da ricevere il soprannome di Verbo della Tradizione.
La maggior parte dei suoi manoscritti andò perduta durante la barbarie rivoluzionaria della guerra civile; tuttavia, la sua produzione pubblica – una vasta serie di articoli su numerosi giornali, discorsi in Parlamento, conferenze o eventi pubblici e diverse interviste – venne raccolta nei ventotto volumi delle sue Opere Complete.
Strenuo difensore della Monarchia tradizionale – che per essere tale doveva essere rappresentativa e sociale (o organica) – insisté sul ruolo che al suo interno dovevano svolgere i corpi intermedi della società, correttamente rappresentati nelle Cortes (Parlamenti), come pure nelle istituzioni politiche locali (Municipi, Valli, Contee e Comarche; ovvero Comuni, Province e Regioni, per usare termini a noi contemporanei).
Tali corpi intermedi (associazioni culturali, confraternite religiose, università ed accademie, corporazioni di lavoratori, etc.) svolgono un evidente ruolo sociale nella vita quotidiana dei Comuni, Province o Regioni in cui operano, ma – per contro – non rivestono alcun ruolo politico. L’attività degli enti locali è infatti demandata ai “rappresentanti del popolo”, eletti a precise scadenze da “cittadini” atomizzati, anziché dai (reali) rappresentanti dei vari corpi che permettono la vita sociale nel Comune, nella Provincia, etc.
«Secondo Mella, la società non è qualcosa di estraneo all’uomo stesso – un patto e una struttura che gli viene imposta – né è una realtà superiore che include e determina l’uomo. La società si fonda sulla natura stessa dell’uomo, che è, quindi, un “animale sociale”. In questa concezione della socialità come naturale per l’uomo è implicita una vastissima teoria, ignorata dal razionalismo liberale e dal socialismo, che ne è la sua logica conseguenza. […] Nel corso dell’800, le strutture sociali della maggior parte dei popoli del mondo sono state sottoposte a qualcosa che corrisponderebbe alla distruzione di tutti gli alberi di un paese per trasformare l’anomala distribuzione di campi e boschi nella regolarità geometrica di un giardino, senza pensare alla possibilità che la siccità o le piogge torrenziali ne impediscano nel frattempo la realizzazione» (Rafael Gambra, Studio preliminare a Juan Vázquez de Mella, Studio preliminare, cit., 28-29).
Attualmente, è lo Stato che riconosce i vari enti a lui sottostanti e determina le regole con cui essi devono agire; in passato avveniva esattamente il contrario: i vari corpi intermedi locali concorrevano, assieme ai capi di famiglia, alla formazione delle istituzioni locali, partendo dal Comune (cioè i rappresentanti di tali corpi formavano il consiglio municipale); quindi i Comuni si aggregavano in Province e queste in Regioni, per poi realizzare il Regno (lo Stato), che esisteva in quanto riconosciuto dai corpi che lo avevano formato e non viceversa. Insomma, il Regno nasceva dal basso e non veniva imposto dall’alto. Infatti i Re, al momento di insediarsi sul trono, dovevano giurare di rispettare i diritti locali – in Italia si chiamavano privilegi (da privata lex, legge particolare); in Spagna si chiamavano fueros – ed esisteva una formula di giuramento dei rappresentanti delle città e villaggi del Regno che prevedeva di liberarli dall’obbedienza se il Re non avesse rispettato detti privilegi.
Parimenti, le leggi sorgevano dal basso, attraverso il riconoscimento degli usi e delle consuetudini, e non venivano imposte arbitrariamente dall’alto.
Restituire valore politico agli enti che svolgono un ruolo sociale (iniziando dall’avere voce nei consigli comunali) è appunto il fine del societismo.
Il societismo desidera restaurare – con le dovute differenze e i necessari adattamenti – il tipo di società e di Regno della Cristianità, conservatosi (soprattutto nei territori ispanici, pur nella sua decadenza) fino alla rivoluzione francese, che – lungi dal risolvere il problema del centralismo del Regno transalpino – ha invece imposto (in tutto il mondo) lo Stato assoluto, privo di qualsiasi controllo da parte dei corpi intermedi, della legge preesistente (modificabile a proprio capriccio) e della legge naturale (semplicemente ignorata).
Il societismo ha molti punti in comune con il distributismo inglese, che ha anticipato di alcune decadi: certamente, può condividere il motto di quest’ultimo “più società, meno Stato”.
Gianandrea de Antonellis
(Foto:By Samot – Diario ABC, Public Domain,Wikicommons)
Bibliografia minima
Per approfondire l’argomento si consigliano i volumi della «Collana di Studi carlisti» delle edizioni Solfanelli di Chieti e in particolare:
Francisco Elías de Tejada, Rafael Gambra Ciudad, Francisco Puy Muñoz, Il Carlismo (2018)
Rafael Gambra, La monarchia sociale e rappresentativa nel pensiero tradizionale (2021)
Gianandrea de Antonellis, Carlismo per Napolitani (2022)
Juan Vázquez de Mella, Testi di Dottrina Politica (2024)
Enrique Gil Robles, Assolutismo e democrazia (2025)
Manuel de Bofarull y Romañá, I parlamenti antichi e quelli moderni (2025);
nonché, per una sintesi:
Gianandrea de Antonellis, Dio, Patria, Fueros, Re. Introduzione al Carlismo, D’Amico, Nocera Superiore (Salerno) 2025
Idem, Risorgere! Manifesto di Isernia contro il disimpegno politico, Club di Autori Indipendenti, Castellammare di Stabia (Napoli) 2025
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