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IL SUD DEI VICERE’ di Francesco Antonio Cefalì

Posted by on Feb 12, 2020

IL SUD DEI VICERE’ di Francesco Antonio Cefalì

Nel 1409 la regina Bianca di Navarra o di Evreux ebbe il vicariato del Regno di Sicilia quando suo marito Martino I partì per conquistare la Sardegna e la Corsica. Rimasta vedova fu confermata nel vicariato dal nipote del re defunto, Ferdinando I che, essendo minorenne, era sotto la tutela dei sovrani aragonesi a causa del compromesso di Caspe del 1412. Nel 1416, Bianca diventò regina di Navarra e di conseguenza la Sicilia perse l’indipendenza di Regno per diventare un vicereame.

Morto Ferdinando I nel 1416 in Sicilia regnò Alfonso V d’Aragona con il titolo di Alfonso I di Maiorca e di Sicilia e dal 1442 al 1458 Alfonso I di Napoli. Nel 1420 il re aragonese lasciò la moglie, la regina Maria, come reggente e partì di nuovo per conquistare la Sardegna e la Corsica.                                                       

Nel 1421 la regina Giovanna II di Napoli, senza discendenza, entrò in contrasto con papa Martino V. La regina partenopea, in cambio del suo aiuto militare, nominò come suo erede Alfonso V d’Aragona che, nel mese di luglio dello stesso anno s’imbarcò per Napoli e con l’alleato Braccio da Montone difese egregiamente la città partenopea. Nel 1423 il re aragonese fece arrestare l’amante della regina, il primo ministro Giovanni Caracciolo. Giovanna II chiamò allora in suo aiuto Francesco Sforza che sconfisse Alfonso V nei pressi di Castel Capuano. Il re spagnolo si chiuse nel Maschio Angioino e con l’aiuto delle sue ventidue galee riuscì a resistere e a respingere gli assalitori. Giovanna II, poi, si riavvicinò a Luigi III d’Angiò che diventò così il nuovo possibile erede del Regno di Napoli. Alfonso lasciò la città partenopea dirigendosi verso la Provenza, contea del suo nemico Luigi III, dove distrusse il porto e la città di Marsiglia e poi fece rotta su Barcellona.

La flotta genovese del Visconti, alleato di Giovanna II, conquistò nello stesso anno Gaeta, Procida, Sorrento e Castellammare di Stabia e assediò Napoli che era pure minacciata, contemporaneamente, da terra dalle truppe di Francesco Sforza. Dopo alcuni mesi, nell’aprile del 1424, la città si arrese.

Nel 1432 Giovanni Caracciolo fu ucciso dopo una congiura, così Alfonso chiese alla regina Giovanna II di reintegrarlo come possibile erede del Regno di Napoli. Nel 1434 il duca di Calabria Luigi III d’Angiò morì e al suo posto, come pretendente erede di Giovanna II, fu nominato il fratello Renato.

Papa Eugenio IV contestò la scelta; Alfonso invece, insieme ai fratelli Giovanni, Enrico e Pietro, ritornò nel golfo di Napoli, occupò Capua e pose l’assedio a Gaeta. Poi fu sconfitto, fatto prigioniero e consegnato al duca di Milano, Filippo Maria Visconti, nella successiva battaglia di Ponza. Il sovrano aragonese, dopo essere stato imprigionato, riuscì a tornare libero dopo aver raggirato il suo carceriere. Nel 1436 Alfonso, con il fratello Pietro, rioccupò Capua e s’impossessò di Gaeta. Nel 1438 provò nuovamente, senza successo, l’assedio a Napoli e nello scontro suo fratello Pietro perse la vita. Nel mese di dicembre del 1439 morì Jacopo Caldora, comandante delle truppe angioine, e le sorti della guerra volsero a favore di Alfonso V che occupò Aversa, Salerno, Benevento, Manfredonia e Bitonto; a Renato d’Angiò rimasero momentaneamente l’Abruzzo e la città di Napoli, che capitolò il 2 giugno del 1442 dopo circa sette mesi di assedio. Così Alfonso V, dopo aver dichiarato l’unione del Regno di Sicilia con quello di Napoli, il 26 febbraio del 1443 fece il suo ingresso trionfale nella città partenopea, dove rimase stabilmente nonostante le sollecitazioni della moglie Maria. Il 26 giugno del 1458 Alfonso V morì a Napoli di malaria, contratta durante una battuta di caccia in Puglia. Gli succedette il figlio illegittimo Ferdinando, nominato anche duca di Calabria; tutti gli altri titoli della corona d’Aragona, inclusa la Sicilia, andarono a suo fratello Giovanni, incoronato re di Sicilia nel 1458 con il titolo di Giovanni I di Sicilia e II d’Aragona.

Nel 1469 il figlio di Giovanni I, Ferdinando il cattolico, sposò Isabella la cattolica erede al trono di Castiglia e dopo la morte del padre, il 20 gennaio1479, divenne re come Ferdinando II di Sicilia.

Il nuovo re, il 18 giugno1492, con un suo editto senza condizioni impose agli ebrei di abbandonare  entro tre mesi e per sempre la Sicilia pena la morte, cancellando così un’identità etnica, culturale, religiosa e linguistica che da secoli vigeva nell’isola.

Ferdinando II morì il 25 gennaio del 1516 e la Corona d’Aragona fu ereditata dal nipote Carlo V d’Asburgo, che assunse il titolo di re di Spagna, quello d’imperatore del Sacro Romano Impero e quello di re del Regno di Sicilia e di Napoli con il titolo di Carlo II.

Carlo II, non avendo, figli decise prima di morire di nominare nel suo testamento un erede in modo da evitare dispute dopo la sua morte. Due erano i Sovrani che avrebbero potuto avanzare pretese su Madrid: Luigi XIV di Francia e l’imperatore Leopoldo I d’Asburgo; entrambi avevano sposato due sorelle del re di Spagna. Carlo II nominò, invece, come suo erede universale Filippo V d’Angiò, nipote di Luigi XIV, a patto di rinunciare ai suoi diritti sulla corona di Francia. Nonostante le volontà testamentarie del Sovrano spagnolo fossero note e fossero state riconosciute come valide dai governi europei, dopo la sua morte e all’arrivo a Madrid di Filippo, esplose la reazione austriaca con Carlo d’Asburgo, appoggiata militarmente e finanziariamente dall’Inghilterra e dall’Olanda. Iniziò così la “Guerra di Successione Spagnola” che durò quasi quindici anni. Filippo V d’Angiò, figlio di Luigi di Borbone e di Maria Anna di Baviera divenne il primo monarca spagnolo della dinastia dei Borbone il 18 febbraio del 1701. Il suo rivale Carlo d’Asburgo, con l’aiuto degli inglesi, conquistò Barcellona e si proclamò re di Spagna in concorrenza a Filippo V. Lo scontro tra le flotte anglo – olandese e franco – spagnole e i rispettivi eserciti durò diversi anni, fino alla morte dell’Imperatore Leopoldo I nel 1706 e quella del suo primogenito e successore Giuseppe I, avvenuta nel 1711. Carlo d’Asburgo dovette lasciare Barcellona per assumere il trono di Vienna e la corona Imperiale. Con i trattati di Utrecht e di Rastatt del 1713 e del 1714 si giunse alla pace condivisa: la penisola iberica e le colonie americane rimasero nella disponibilità di Filippo V, riconosciuto quale legittimo sovrano di Spagna; Carlo d’Asburgo, invece, dovette rinunciare al trono di Madrid, al ducato di Milano e al Regno di Napoli e di Sicilia.

Filippo V, dopo la sua nomina a re di Spagna, visitò i suoi domini italiani nel 1702: il 16 aprile si recò a Napoli, accolto con tutti gli onori dal viceré, il Marchese di Vigliena; poi andò a Milano.

Nel febbraio 1714, mentre la diplomazia era al lavoro per pacificare l’Europa, moriva Maria Luisa Gabriella di Savoia, moglie di Filippo V; un evento privato che avrebbe sconvolto le sorti dell’Europa e di Napoli. L’anno successivo Filippo sposò Elisabetta Farnese, ultima discendente dei Farnese di Parma, Piacenza e Castro. Così, il suo primo figlio Carlo diventò duca di Parma, ereditando il titolo dallo zio Antonio Farnese morto senza eredi nel 1731 e Granduca di Toscana, nominato da sua nonna Dorotea Sofia di Neuburg, sua tutrice fino alla maggiore età insieme al Granduca Gian Gastone de’ Medici. Con Carlo di Borbone iniziò così la dinastia dei Borbone a Parma e in Toscana, senza alcun aiuto dalla monarchia spagnola.

Per Elisabetta Farnese fu un doppio trionfo: ottenne la difesa dei domini familiari dalla potenza austriaca e garantì a suo figlio un trono senza che il re di Spagna potesse influenzarne la politica.  Nel 1734 Carlo, alla guida dell’armata ducale e con delle truppe inviate dal padre, invase il Regno di Napoli ancora nelle mani degli Asburgo d’Austria. L’11 marzo del 1734 le armate del duca attraversarono i confini dello Stato Pontificio e si diressero verso Napoli. Dieci giorni dopo la flotta spagnola giunse nel golfo partenopeo e ne occupò le isole senza incidenti. Il 2 aprile si ebbe la prima vittoria degli spagnoli nei pressi di Mignano Montelungo. Il viceré austriaco Giulio Visconti lasciò Napoli per evitare di cadere prigioniero dell’armata reale. Il 25 maggio, poi, a Bitonto le truppe spagnole, al comando del Conte Montemar, sconfissero in poche ore l’esercito imperiale al comando del Principe Pignatelli di Belmonte e del Principe di Strongoli facendo ottomila prigionieri e conquistando le più importanti città del Regno: Taranto, Reggio Calabria, Scilla, Crotone, Lecce, L’Aquila, Pescara, Gaeta e Brindisi. Poi conquistò Messina e Palermo e il 2 settembre Carlo di Borbone fu incoronato re di Sicilia.

Filippo V, nello stesso giorno, firmò un decreto con il quale rinunciò formalmente alla monarchia napoletana e siciliana a favore del figlio Carlo. Nacque così la dinastia dei Borbone del Regno di Napoli e di Sicilia, riconsegnando a Napoli e alla Sicilia la propria indipendenza e l’autonomia.

Carlo cedette al fratello minore Filippo il ducato di Parma, i domini farnesiani e rinunciò al Granducato di Toscana.

Per celebrare la vittoria, Carlo di Borbone fece erigere un obelisco di marmo a Bitonto sul quale volle incisa la frase “Carlo di Borbone, Infante di Spagna, Re di Napoli e di Sicilia, Duca di Parma, Piacenza e Castro, Principe Ereditario di Toscana, i tedeschi sconfisse, rifondando la libertà italica”.

Francesco Antonio Cefalì

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