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IL SUD DOPO IL 1860: COSA HA DETTO IL CAPITANO PIEMONTESE BIANCO DI SAINT JOROZ

Posted by on Apr 1, 2022

IL SUD DOPO IL 1860: COSA HA DETTO IL CAPITANO PIEMONTESE BIANCO DI SAINT JOROZ

Come abbiamo già detto, sulla drammatica situazione provocata nel Sud dall’Unità vi sono diverse testimonianze di autori piemontesi. Tra queste vi è anche quella del capitano dell’esercito Alessandro Bianco, conte di Saint Joroz.

L’ufficiale ne ‘Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863’ (Daelli,1864) descrisse le origini della rivolta popolare e affermò che tra le sue cause vi era anche il disagio procurato dall’imposizione improvvisa delle leggi dello Stato vincitore, spesso introdotte addirittura con decreto, molte delle quali avevano pesantemente aggravato la situazione economica dei Meridionali. A questo proposito scrisse: “Piemontesismo! Ecco un’altra parola gravissima, dolorosissima, che non dovrebbe esistere nel Dizionario italiano. Essa esprime un dualismo, il quale si traduce per discordia e si sa che l’Italia dalla discordia fu sempre prostrata.

Ma quando i fatti provano che le leggi che si mandano non sono buone per le province meridionali; che le condizioni economiche di queste sono toto caelo diverse da quelle, e così le spirituali, le cordiali, di abitudini, di costumanze, di tendenze, ecc., ecc., perché si danno e si fanno agire? Bisognava non toccare, non innovare, aspettare e lasciar correre tutto come esisteva, ed appena appena accomodare il tanto necessario ai principi costituzionali iniziali. Passare dal meglio al peggio quando si aspetta un bene migliore è un violentare di fronte un popolo, un disgradirlo, umiliarlo, offenderlo in tutti gli interessi economici, morali e politici ancora.

Le leggi del registro e bollo, diritto graduale, decimo di guerra, ecc., hanno desolato queste popolazioni. Contratti pochissimi; chi compra profitta del bisogno di chi vende; non paga il giusto prezzo ed aggrava sulla proprietà le imposte della legge. In pochi anni le proprietà si concentreranno appieno nelle mani dei ricchi, degli speculatori, degli usurai e dei manipolatori. Il 1860 trovò questo popolo del 1859 vestito, calzato, industre, con risorse economiche. Il contadino possedeva una moneta. Egli comprava e vendeva animali, corrispondeva esattamente gli affitti, con poco alimentava la famiglia. Tutti, in propria condizione, vivevano contenti del proprio stato materiale. Adesso l’opposto; i ricchi non sentono pietà; gli agiati serrano gli uncini della loro borsa; i restanti sono indifferenti o impotenti. Nessuno può o vuole aiutare l’altro, lo sconforto regna da per tutto.

Ora non esistono più vitto e vestire sicuro, industrie, commerci, agricoltura, pastorizia in azione regolare, pacifica. Ora l’erario perde e il popolo non guadagna. Le rendite si consumano, i debiti aumentano. Di questa situazione ne risentono tutte le arti, tutte le manifatture; essendo talmente dipendenti tra loro l’agricoltura, la pastorizia, il commercio e le altre umane attività. Qui tutti aspirano, meno qualche onorevole eccezione, ad una prossima restaurazione borbonica.”I fatti descritti dal Saint Joroz erano sotto gli occhi di tutti, eppure l’ufficiale per il suo libro subì una dura censura dal comando militare e venne addirittura degradato a maggiore, per poi essere adibito a mansioni secondarie. E anche questo ci fa capire il clima che si viveva in quegli anni in Italia.

Enrico Fagnano

tratto dal libro LA STORIA DELL’lTALIA UNITA Ciò che è accaduto realmente nel Sud dopo il 1860 (pubblicato e distribuito da Amazon). Precedenti post sul sito ‘Alta Terra di Lavoro’ e sulla pagina facebook ‘La storia dell’Italia unita’

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