IL SUD E LA QUESTIONE DEMOGRAFICA

Lorenzo Piccolo
Con riferimento al Sud, tutto ciò che noi siamo come popolo, lingua, tradizioni, sapori e modi di stare al mondo si trasmette da una generazione all’altra attraverso le culle.
Se smetti di fare figli ti estingui, come nazione e come cultura.
Rispetto al Nord siamo messi decisamente meglio in termini di calo demografico, ma siamo comunque in calo.
La Puglia, come tutto il Sud, ha bisogno di smettere di essere colonia interna, fermare l’emorragia dell’emigrazione e comunque non basta: bisogna fare più figli. In seguito, e solo in seguito, puoi pensare ad accogliere qualcuno che voglia realmente integrarsi.
Con la destra italiana ti becchi il razzismo e il colonialismo interno. Con la sinistra italiana è uguale, ma devi aggiungere questi deliranti piani di autoestinzione.
E finché al Sud non ci porremo il problema serio di una leva demografica che, fino ad oggi, ci ha permesso di sopravvivere al colonialismo interno ma che ormai non abbiamo più, continueremo a dormire senza realizzare la gravità di queste farneticazioni.
Ps il tutto scritto da un tizio con tipico cognome pugliese ma che fa il giornalista pubblicista a Milano. Dio ce ne scansi.
Pps a proposito di campagne, le prime vittime della concorrenza al ribasso scatenata con l’immigrazione massiva, e mi riferisco ai gestori dei centri di accoglienza che “vendevano” (e vendono) lavoratori a due euro l’ora in sostituzione degli autoctoni sono i braccianti meridionali.
E la prima vittima letterale (nel senso che è morta…) di questo infernale sistema di sfruttamento fu proprio una bracciante pugliese, morta di sfinimento.
Vedi che brutti scherzi ti fa l’ignoranza dei sedicenti “akkulturati”.
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