Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Il Teatro Giordano, tempio della cultura foggiana

Posted by on Ago 10, 2025

Il Teatro Giordano, tempio della cultura foggiana

La penultima tappa di «Foggia, storia e bellezza a colori» ci porta al Teatro Comunale Giordano, autentico tempio della cultura cittadina. Assunse la denominazione attuale nel centenario della sua apertura, il 23 agosto del 1928, per onorare il grande compositore, nato a Foggia.


Era stato inaugurato, con la denominazione di Reale Teatro Ferdinando, il 10 maggio del 1828 con il melodramma La sposa fedele di Giovanni Pacini.
Come scrive Gaetano Cristino, il progetto per la costruzione del Teatro era stato affidato nel 1825 all’ing. Luigi Oberty dall’Intendente di Foggia, Nicola Santangelo.
Oberty realizzò un edificio imponente, di chiara impronta neoclassica. La facciata presentava un colonnato esastilo con porticato, tre finestroni sul portico e un grande timpano aggettante al vertice.
La pianta era a ferro di cavallo; sulla platea si affacciavano quattro ordini di palchi (l’ultimo, “a galleria”). All’altezza della seconda fila, il ridotto, che doveva servire da luogo di riunione e di incontri per i notabili della città. La volta non era affrescata, ma presentava come elemento decorativo un grande lampadario.
Nel complesso, una decorazione armoniosa e senza orpelli barocchi ed una acustica invidiabile. Ben presto però lo stabile ebbe bisogno di lavori di consolidamento. Ciò avvenne nel mutato regime politico.
Con l’Unità d’Italia, frattanto, il Teatro aveva anche cambiato nome: Teatro Dauno. Nel 1877 i lavori di restauro furono completati, ma l’originario progetto dell’Oberty risultò alquanto modificato. Dal prospetto sparirono le colonne, sostituite da tre fornici; i finestroni divennero balconi, fu aumentata la capienza, accorciando il palcoscenico. I nuovi impianti scenografici e il telone videro protagonisti due foggiani: Giuseppe Fania, scenografo del S. Carlo di Napoli, e il pittore Nicola Parisi, che per il telone realizzò un episodio mitico, L’entrata di Diomede in Arpi (il quadro del Parisi che riproduce il telone è visibile nel Museo civico). Nel ridotto, recentemente restaurato con eccessivo sfarzo, sono collocate quattro statue in marmo: la Regina Isabella, di Giovanni Tacca (1828); Francesco I, Ferdinando II e la Regina Maria Teresa, realizzate da Tito Angelini tra il 1830 e il 1841.
Dopo i lavori di restauro e il necessario adattamento alle nuove norma di sicurezza, la capienza è scesa a 470 posti.
Quella che vede nel post è solo una miniatura dell’immagine ad alta risoluzione

fonte

Il Teatro Giordano, tempio della cultura foggiana – Lettere Meridiane

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.