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Il tenente colonnello Ferdinando  La Rosa (1806 – 1860) (I)

Posted by on Lug 16, 2026

Il tenente colonnello Ferdinando  La Rosa (1806 – 1860) (I)

Ciro  La Rosa Una  Storia da Riscrivere

Un popolo che non trae insegnamenti dal proprio passato è destinato a soccombere

La Famiglia – la sua carriera

La famiglia La Rosa di estrazione benestante appartenente alla piccola nobiltà Siciliana (1) legittimista ha dato vari militari a Casa Borbone, alcuni distintisi in valore meritando onori e riconoscimenti ma non è di tutti loro che ho intenzione di parlare, ma di Ferdinando figlio di Giuseppe fratello del mio trisavolo Pietro.

Ferdinando nacque a Lipari il 13 gennaio 1806 da Giuseppe e da Anna Scafidi, di condizione benestante, sesto di sette figli. Fin da piccolo si trovò in ambiente militare seguendo le orme del padre “Aiutante” nella Compagnia di Dotazione dell’Armata di Mare di Lipari. Dal momento dell’arruolamento la storia di Ferdinando si fonde con quella dell’Esercito Borbonico. Le notizie sulla carriera sono desunte dall’Archivio Storico Militare di Stato sede di Napoli e dal notevole  contributo del compianto  Monsignor Antonio Iodice per le notizie fornite sulla battaglia di Caiazzo (2).

Si arruolò volontario nel Reggimento “Regina Fanteria” il 21 gennaio 1824 (3), a vent’anni divenne Alfiere (sottotenente) beneficiando dell’acquisto del grado  – “Ferdinando I per poter ricomporre l’armata nazionale per togliersi dall’occupazione Austriaca ordinò la costituzione di due Reggimenti Siciliani  e per motivi finanziari concesse i gradi subalterni a tutti i nati  in Sicilia che avessero a proprie spese equipaggiato compagnie e plotoni” – (4), fu così che il padre benestante potè comprargli il grado, e il 26 agosto 1826 entrò a far parte del “1° Reggimento Siciliano”.

Prestò servizio in vari Reggimenti  tra cui il “Real Farnese”, il “1° Granatieri Principe”,  il “3° Fanteria Principe”; venne nominato 2° Tenente nel 1829 nel Reggimento “Re fanteria”, 1° Tenente nell’agosto del 1847, dall’ottobre del 1849 prestò sempre servizio in Battaglioni di “Cacciatori” (o Bersaglieri termine in uso non solo per i Piemontesi), i quali erano considerati l’elite della Fanteria di Linea, equiparati per preparazione militare ed atletica ai Bersaglieri Piemontesi.

Il 1848  fu l’anno delle rivoluzioni europee e delle costituzioni a cui non si sottrasse nemmeno il Regno delle Due Sicilie;  il 12 gennaio una vera insurrezione scoppiò a Palermo dove i rivoltosi chiesero il ripristino  della Costituzione del 1812, che si estese poi in tutta la Sicilia (5). Per riprendere il controllo dell’Isola il 15 gennaio sbarcò un corpo  di spedizione a Palermo di 5.000 uomini al comando del Maresciallo De Sauget, ma dopo 15 giorni dovette imbarcarsi per il continente estenuato dalla lunga lotta contro i Siciliani.  I quali dichiararono l’indipendenza della Sicilia  il 25 marzo 1848, offrendo il governo ai Savoia che saggiamente rifiutarono.

Sospesa la riconquista dell’Isola per gli avvenimenti della guerra d’indipendenza che coinvolse anche il Regno delle Due Sicilie, venne poi ripresa nel 1849 alla quale partecipò anche Ferdinando come capitano del 13° di Linea con il Corpo di spedizione del Generale Filangieri.

Le truppe salparono da Napoli il 30 agosto con l’intento di sferrare l’attacco contro Messina, dove la cittadella militare con i forti “San Salvatore”  e “Don Blasco”  erano ancora in mano ai Regi. Le operazioni iniziarono il 3 settembre dopo un bombardamento navale, la lotta fu cruenta, i messinesi si difesero strenuamente ma non poterono nulla contro le truppe forti e disciplinate, le perdite in vite umane furono gravi. L’8 settembre la truppe regie occuparono Messina, ci vollero ben due giorni per spegnere gli incendi, Ferdinando in tale frangente si dimostrò all’altezza della situazione con professionalità senso del coraggio e del dovere, meritando la medaglia d’oro per la sua fattiva collaborazione (6).

Nel gennaio 1850 fu prescelto dal Duca di Taormina, il Tenente Generale Filangieri, per le sue capacità  ad assumere il comando di una colonna mobile composta da due compagnie del 13° di Linea  ed una sezione di artiglieria, con l’intenzione di procedere ad una rigorosa vigilanza e nel mantenimento dell’ordine pubblico nei distretti siciliani di “Borbone” e “Sciana”, di riformare la Guardia Urbana, di far riscuotere le imposte, investigare sullo spirito di abnegazione alla Corona e sulla condotta morale delle autorità locali (7). Compito che assolse egregiamente tanto da meritarsi l’anno dopo la nomina a “Capitano Aiutante Maggiore”, infatti nei libretti di vita e costumi, odierni fogli matricolari, nelle note di servizio chiamate informi è giudicato così:“merita elogi, di valore bastante e di ottimi costumi” (8)

Nel 1852 si sposò con Anna Maria Carrieri dalla quale ebbe un figlio.

Nell’agosto del 1858 fu nominato Maggiore Comandante del 6° Battaglione Cacciatori, da questo momento in poi seguirà le sorti dell’Armata Napoletana restando coinvolto nelle operazioni militari dell’avanzata garibaldina fino all’estremo sacrificio.

Note:

1)  V. Spreti – “Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana” –   Tomo V pag. 795

    V. Palizzolo Gravina – “Il Blasone in Sicilia” pag. 328

2)  A. Iodice – opera citata –

3)  A.M.S.N. –  Libretti di vita e costumi del Regio Esercito delle Due  Sicilie , fascio 6 Foglio 1, anno 1859

4)  R. M. Selvaggi  – opera citata – pag. 54

5)  ( va ribadito che i Siciliani hanno sempre fortemente ostentato la loro indipendenza e manifestata sempre nei      momenti più critici nei vari secoli prima e dopo il 1848,  come sarà poi nel pieno dell’unità nazionale sabauda nel 1866 all’indomani della sconfitta sui mari e per terra  nella guerra di “indipendenza nazionale”, nel 1890 con la nascita dei Fasci Siciliani per la lotta contro le vessazioni nelle miniere di zolfo del monopolio nazionale e per finire  nel 1943 /48 dopo la disfatta delle forze armate italo-tedesche  quando vi fu  l’occupazione americana e la richiesta di essere annessi agli U.S.A, e il sorgere del M.I.S. – Movimento Indipendentista Siciliano – capeggiato da Andrea Finocchiaro Aprile e dall’esercito volontario per l’indipendenza siciliana ( E.V.I.S.)  fondato da Antonio Canepa, movimento  finito drammaticamente nella repressione con decine di morti da ambo le parti )

6)  D.M.G.M.  del 22 dicembre 1849, 1° Rip. N. 10515 inserito nel Libretto di Vita e Costumi alla voce : – decorazioni  

      di cui è insignito – collocazione citata.

7)  D.M.G.M.  del 21 gennaio 1851 inserito nel Libretto di vita e costumi alla voce :  – funzioni disimpegnate –

      collocazione citata

8)  A.M.S.N.  Libretti di vita e costumi, collocazione citata

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Libretto di vita e costumi – fascio 64 Foglio 1, anno 1859.(Archivio Storico  Militare di Napoli)

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