Il tenente colonnello Ferdinando La Rosa (1806 – 1860) (IV)
Ciro La Rosa Una Storia da Riscrivere Un popolo che non trae insegnamenti dal proprio passato è destinato a soccombere
Nella chiesa di Santa Caterina
La chiesa di Santa Caterina, dove è stato sepolto Ferdinando, era una delle chiese più antiche e belle di Capua edificata nel 1383, ricca di monumenti, nota anche per la Cappella del SS, Crocifisso appartenente alla famiglia Albamonte – Siciliano discendente di quell’Ettore Fieramosca, nativo di Capua, artefice della famosa disfida di Barletta.
Nel 1866 i Frati Minori che risiedevano nel monastero accanto alla chiesa dovettero abbandonarlo per la soppressione di alcuni ordini religiosi voluta dallo stato unitario italiano, ipocritamente anticlericale con le famose “leggi eversive” (1), e incominciò così il lento degrado e spoliazione della chiesa divenuta di proprietà del Comune di Capua; il colpo finale fu dato dal bombardamento americano del 9 settembre 1943 quando ormai l’Italia aveva stipulato l’armistizio da 24 ore con gli Alleati, che distrusse quasi tutta Capua, fino ad allora risparmiata dalle brutture dei bombardamenti, e quello che restò della chiesa fu saccheggiato del tutto.
Da vent’anni sono in essere infiniti lavori di restauro. Attualmente il convento accoglie le Suore Francescane dei Sacri Cuori che hanno cura di alcune orfanelle, è a loro che grazie alla disponibilità del Professor Rosolino Chillemi – della Associazione Amici di Capua – mi sono rivolto per poter entrare nella chiesa.
Il giorno 11 gennaio 1997, accompagnato dal professor Chillemi e da mio figlio Emanuele, sono entrato in chiesa per la ricognizione del sepolcro di Ferdinando. L’interno completamente spoglio, solo alcune lapidi murate nelle Cappelle private e quel che resta dell’Altare Maggiore e di uno laterale. Si desume che. il suo corpo, sia stato sepolto nella navata centrale sotto il pavimento di fronte all’Altare Maggiore, non essendo possibile seppellirlo nelle Cappelle laterali poiché erano di proprietà privata. L’esatta ubicazione non si è rintracciata, il pavimento è stato restaurato con il cotto rosso che avrà coperto forse le lapidi tombali – chiusini marmorei – distrutte delle varie sepolture.
Di documenti e atti conservati nella chiesa non vi è più traccia presumibilmente distrutti negli eventi bellici del 1943 o dispersi dall’incuria degli uomini o giacciono dimenticati e mai catalogati negli archivi della Curia Arcivescovile di Capua, per cui al momento non vi sono testimonianze utili per rintracciare la salma di Ferdinando che potrebbe anche essere stata trasportata altrove a guerra di conquista del Regno delle Due Sicilie conclusa.
Spero che chi ha ritrovato o avuto contatti con i suoi resti mortali li abbia rispettati e non profanati
Note:
- Rosolino Chillemi (a cura di ) Amici di Capua – “ Ristampe Capuane” – 1986
Considerazioni
Nell’effettuare le mie ricerche sono arrivato ad una conclusione a dir poco sconcertante ed è questa: erano anch’essi degli Italiani, coloro che servivano lealmente casa Borbone delle Due Sicilie e morivano combattendo per la loro Patria, perché le lapidi e i monumenti ricordano e celebrano soltanto i garibaldini e i soldati dell’Armata Sarda ? Questi si e gli altri no ? Se molte cose, istituzioni, regni, repubbliche crollano fatalmente e marciscono, la dignità dell’Essere, che è giustizia e carità resta sempre più in alto delle cose terrene e delle vicende umane e va difesa su tutto ! Perciò, mi chiedo, sarà possibile un giorno erigere monumenti al Soldato Napoletano e ristabilire la verità storica su quei tragici eventi che furono le “guerre risorgimentali” e chiamarle con il loro vero nome ossia conquista e colonizzazione Piemontese ?
B I B L I O G R A F I A
H. ACTON GLI ULTIMI BORBONI DI NAPOLI – 1825 1861 –
Edizioni Martello 1968 , Milano
AA. VV. I BORBONE DI NAPOLI
Poligrafico della Stato 1990, Roma
C. AGRATI DA PALERMO AL VOLTURNO
Edizioni Mondadori 1937, Milano
G. BUTTA’ UN VIAGGIO DA BOCCADIFALCO A GAETA
Edizioni Berisio ristampa 1966, Napoli
R. CHILLEMI (a cura di) AMICI DI CAPUA – RISTAMPE CAPUANE –
Edizioni Capys 1986, Capua
G. DELLI FRANCI CRONICA DELLA CAMPAGNA D’AUTUNNO DEL 1860…..
1870, Napoli
G. de SIVO STORIA DELLE DUE SICILIE DAL 1847 AL 1861
Edizioni Berisio ristampa 1969
A. IODICE LA BATTAGLIA DEL VOLTURNO
Edizioni Lauretane 1990, Napoli
Sir G. RODNEY MUNDY LA FINE DELLE DUE SICILIE E LA MARINA BRITANNICA
Edizioni Berisio ristampa 1966, Napoli
V. PALIZZOLO GRAVINA IL BLASONE IN SICILIA 1871-1875
Edizioni Forni ristampa 1972, Bologna
A. MANGONE L’ARMATA NAPOLETANA (DAL VOLTURNO A GAETA) 1860/61
Edizioni F. Fiorentino 1972, Napoli
G. PALMIERI CENNO STORICO MILITARE DAL 1859 AL 1861
1861
G. RITUCCI COMENTI CONFUTATORII DEL TEN. GEN. GIOSUE’ RITUCCI.
1870, Napoli
N. SANTACROCE LA FAMIGLIA SANTACROCE
1998, Casagiove
R.M. SELVAGGI NOMI E VOLTI DI UN ESERCITO DIMENTICATO
Edizioni Grimaldi 1990, Napoli
L. SEVERINO GLI SFORTUNATI PRODROMI DELLA BATTAGLIA DEL
VOLTURNO : CAIAZZO
Edizioni Pro Loco 1950, Piedimonte d’Alife
V. SPRETI ENCICLOPEDIA STORICO NOBILIARE ITALIANA 1928- 1936
Edizioni Forni ristampa 1981, Sala Bolognese
Fonti Archivistiche
Archivio Storico Militare sede di Napoli
Libretti di vita e costumi del Regio Esercito delle Due Sicilie – fascio 6 Foglio 1 anno 1859.
Emeroteca Biblioteca “Vincenzo Tucci” Napoli
“Gazzetta di Gaeta” – giornale ufficiale borbonico dal 4 settembre 1860 all’8 febbraio 1861 –
Archivio Arcivescovile della Curia di Capua
Cartelle numero 59 lettera numero 4.
Ringraziamenti
Un grazie di tutto cuore a coloro che mi hanno aiutato a sviluppare questa ricerca ed avuto la costanza di sopportarmi, in particolare il signor Nicola Santacroce e il Professor Ortensio Marcucci, cittadini di Caiazzo, che mi hanno guidato sui luoghi della battaglia, il compianto Monsignor Antonio Iodice per le utilissime indicazioni fornitemi, il professor Rosolino Chillemi il quale si è prestato nelle ricerche in Capua, il personale tutto dell’Archivio Militare di Stato di Napoli ché è stato nei miei confronti di una gentilezza massima ed in particolare il signor Achille Di Salle, al Barone Roberto Maria Selvaggi non dimenticando mio figlio Emanuele che mi ha seguito pazientemente in questa avventura.
A tutti voi chiedo di accettare la mia più profonda gratitudine.
Napoli marzo 1997.
Ciro La Rosa





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