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In morte degli Italiani

Posted by on Ago 13, 2025

In morte degli Italiani

Gianandrea de Antonellis

Siamo certi di sapere tutto sulla fine di Mussolini? Perché abortì il colpo di Stato “Borghese”? Pasolini ed Evola: chi dei due può essere considerato un “cattivo maestro”?

 

In morte degli Italiani (una serie di racconti autonomi, ma non separati) propone alcune ipotesi – più che pretendere di dare risposte – affrontando varie tematiche di tipo politico-sociologico: il predominio del pensiero unico, il superamento delle ideologie da parte dei loro stessi sostenitori, un sistema elettorale che permetta una migliore rappresentanza popolare… La chiave per superare i problemi politici della modernità potrebbe trovarsi non nella post-modernità, bensì nel recupero delle istituzioni tradizionali… ed è sorprendente udirlo da persone da cui non ce lo si sarebbe mai aspettato!

Il filo conduttore che attraversa tali tematiche è la molteplicità di interpretazioni che partono da un ricordo d’infanzia dell’io narrante, emblema della difficoltà di dare un giudizio oggettivo sulla “Storia”, sia essa rappresentata da un episodio di cronaca nera come il massacro del Circeo o dalle operazioni del Mossad, dagli ultimi giorni del Duce o dai delitti di un omicida seriale “specializzato” in politici e amministratori corrotti.

Forse è impossibile raggiungere una verità; di certo, è impossibilità fidarsi di quelle “ufficiali” imposte, il più delle volte, dalla ragion di stato o dalla ragion di stampa. Anche per questo, i rimandi al cinema e alla letteratura diventano, nel romanzo, gli strumenti per spiegare fatti storici o anche fatti criminosi.

Non si tratta di un saggio romanzato o, peggio, “travestito” da romanzo: la lettura è godibile dal punto di vista letterario, anche se gli spunti di riflessione sono indubbi: un testo a duplice livello di lettura, insomma.

Apre la raccolta il racconto, in stile poliziesco, La quotidianità del male, che con evidente riferimento ad Anna Harendt immagina una indagine su un fatto criminoso (purtroppo reale) che ha avuto come protagonista l’assassino del Circeo, Angelo Izzo: qui non si tratta di capire tanto come egli abbia agito, bensì di comprendere il perché del suo gesto recente e, soprattutto di quello che lo ha reso tristemente celebre. E le indagini del commissario incaricato delle indagini, se sono molto brevi e semplici nel ricostruire i fatti recenti, si rivelano assai complesse nella ricerca delle motivazioni  che scatenarono gli assassini del 1975.

Si cambia poi completamente scenario, passando a Tel Aviv e ai tormenti di coscienza di un agente del Mossad. Quindi si passa alla fanta-politica (o, più precisamente, alla “storia alternativa”, nella parte forse più suggestiva del libro) per giungere al racconto Democrazia organica che, a detta dei maligni, avrebbe ispirato Luigi Mangione, il “vendicatore solitario” del Maryland, nella remota ipotesi che avesse letto l’ebook della prima versione di tale novella: un altro caso in cui la letteratura precede la realtà o, con vieta frase, in cui la realtà si rivela più romanzesca della letteratura.

Chiude la silloge una sorta di sogno: Il bacio di Tosca, che parte dalla confessione (non in senso religioso) effettivamente fatta da Maria José, la “regina di maggio”, a un cappellano che la incontrò a un ricevimento in Svizzera e che le chiese cosa avesse provato durante la famosa visita di Hitler a Napoli. Maria José rispose che molte volte aveva ripensato a quella cena, a cui era stata costretta a partecipare, e che, se avesse avuto un coltello, avrebbe potuto uccidere il Führer: «Se così fosse stato, avrei salvato il Paese dallo sciagurato ingresso in guerra. Avrei salvato milioni di vite in Europa. E la monarchia in Italia». Quella della ex regina è una ipotesi possibile oppure è viziata da eccessivo ottimismo (o, per usare un anglicismo, da wishful thinking)?.L’autore analizza con maggiore distacco altri possibili scenari.

I cinque racconti sono legati da un filo rosso perfettamente in tema con la tesi generale del volume: rileggere la storia più o meno recente ponendosi il dubbio che la vulgata tramandata dai libri di storia, dai mezzi di informazione di massa (o direttamente di formazione delle masse) sia intoccabile o, piuttosto, sia perfettamente attaccabile e, soprattutto, intaccabile, poiché si basa non sulla ricerca della verità (e, meno che mai, della Verità), ma semplicemente di un mezzo per costruire la propria scalata al potere e giustificare la propria permanenza al comando.

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Gianandrea de Antonellis, studioso del pensiero politico tradizionalista, cura tra l’altro la riproposizione delle “Opere del Principe di Canosa” presso le Edizioni Solfanelli, per cui dirige anche la “Collana di Studi Carlisti”. Tra i suoi ultimi saggi c’è il compendio politologico Carlismo per Napolitani (2022) e lo studio sui rapporti tra Carlismo ed economia (pubblicato negli «Anales de la Fundación Francisco Elías de Tejada»,  Madrid 2023).

Un altro filone delle sue ricerche riguarda gli aspetti religiosi nella letteratura.

Sul versante letterario ha pubblicato il romanzo storico Non mi arrendo (2001 e 2010), ambientato proprio a Civitella del Tronto; il romanzo “musicale” Götterdämmerung. Viaggio verso il crepuscolo (2004), i racconti di bibliofilia Una tazza di libri, uno scaffale di tè (2005), i drammi I pulcinella (traduzione e “conclusione” del lavoro incompiuto di Henry Becque), Enuma Elish e Carillon (2005) e La fine di Candia (2024, drammaturgia tratta dalle dannunziane Novelle della Pescara).

Gianandrea de Antonellis, In morte degli Italiani

Idrovolante, Alatri (Frosinone) 2024, p. 250, € 17

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