Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

ISTORIA DELLA VITA DEL BRIGANTE ANTONIO DI SANTO

Posted by on Gen 25, 2020

ISTORIA DELLA VITA DEL BRIGANTE ANTONIO DI SANTO

POEMETTO
Istoria della vita, uccisione ed imprese di Antonio di Santo
da “il brigante ANTONIO DI SANTO nella storia e nella leggenda” di Alfredo Romano – Laurenziana, Napoli 1980

RIASSUNTO DEL POEMETTO

1.
Nacque Antonio di Santo in Solopaga
Da Camperaccio, e, nato appena,
Avea di sangue uman la mente vaga (1)
Chè rusticai livor scorreagli in vena.
Si dice ancor che diede mortal piaga
A un certo tale; ma è finzion di scena (2).
Fu la ragion, perché di propria legge
Volea a danno suo furargli il gregge.
2.
Ma il ver si dica: al suo paese andato (3),
Fu da molti nemici minacciato;
Antonio dentro al bosco s’è appartato
E come rapace lupo si è salvato.
Mentre dentro al bosco egli è entrato,
Si scontra con un uomo ben armato.
Quello gli disse, con un fier saluto:
“Perché armato qui tu sei venuto?
3.
Voglio la patria ed il nome tuo,
I parenti tutti ed il tuo avere”.
Antonio nel parlar non ha fallito:
“Di Solopaga cittadino nato;
Mentre il nome mio saper tu vuoi,
Ascoltami, se ascoltar lo puoi:
In questo bosco mi ritrovo errante
E son chiamato Antonio di Santo.
4.
Io or voglio sapere di dove tu sei,
Il nome tuo e come ti fai chiamare”.
E quello gli rispose volentieri:
“Son quel guappo di Gregorio Olivieri”
Gli disse Antonio: “Se piacesse al Cielo
Di amarci noi come fratel carnali,
Senza esser furbi e uniti nei pensieri,
Contro i nostri nemici esser sol fieri”.
5.
Cinque mesi insiem sono andati,
Dissensi tra di lor non vi sono stati.
Dopo cinque mesi Antonio ha saputo
Che Gregorio era assassino e ladro
E lui palesar gliel’ha voluto:
“Che Iddio lo scrive per un gran peccato,
Per un carlino la gente uccidete
Ed i pastori grideranno pietate”.
6.
“O brutto schifenzuso (4), che direte?
Ribelle sei tu di Sua Maestate (5).
Se queste cose mi proferite,
Certo lo schioppo mio lo proverete”.
Disse Antonio: “Che malanno avete?
Pe peccerillo m’avisse pigliato?
Se non t’arrenderai, con gran tempesta,
Fra breve tempo io ti farò la testa”.
7.
Tre giorni appresso Antonio gli è andato
E Gregorio mai ha ritrovato.
Dopo tre giorni un pastore ha veduto
E gli disse se lo avesse scontrato.
Quel pastore nel parlare fu ardito:
“Questa mattina al pagliaro è stato
E, se il piede sollecito tenete,
A quell’altro pagliar lo troverete”.
8.
Antonio, che il piede ebbe spedito
Che parea un demonio scatenato,
Quando alla pagliara fu apparito,
Conosce di Gregorio la parlata.
Lo chiamò, citandolo con parole:
“Chi è guappo e sgherro ch’esca fora”.
Quando Gregorio intese sta chiamata,
Uscì come una vipera stizzata.
9.
E, ingrillando il suo schioppo acuto,
A prima la botta ave sparato;
Ma Antonio s’ave la botta reparato.
La palla con la mano l’ha pigliata.
Spara Antonio assai piu’ risoluto;
Gregorio si ha la botta riservata.
Hanno fino a tre ore combattuto,
Senza essersi mai nessun feruto.
10.
In pensier ad Antonio è venuto:
“Oggi si vedrà chi strilla e langue;
Ci volemo sfidar con l’arme bianche”.
E, avendoci Gregorio acconsentito,
La coltella si cacciaie dal lato.
Faccia con faccia poi sono uniti;
Mena Gregorio un colpo molto ardito,
Antonio per lo braccio l’ha pigliato.
11.
“Amico, mi menasti e non mi feristi;
Or confessati sol se mai peccasti!”.
Si volta Antonio con ira e con furore,
E con lo stilo gli passò la gola.
Avendo il Maresca poi saputo
Che Gregorio era stato ammazzato,
Si armano quattro frati e sei nipoti,
Contro Antonio di Santo forti armati.
12.
Antonio dentro al bosco è rimanuto,
Ben sapendo che era perseguitato.
Un giorno alla posta (6) si è mettulo
E de’ Mareschi tre ne ha ammazzati.
Avendo il Commissario sentuto
Di Antonio di Santo tante crudeltate,
Tutti li caporali ha comandato
Che Antonio di Santo avessero pigliato.
13.
“Caporà Biase, addove siete?
Lo spartimento (7) di Sessa lasciate;
Chiamate pur quelli di Funno ed altri (8).
Che si presentino con tutte le squadre”.
Venne Cesare presto nel comito (9),
Con Antonio Cocozza accompagnato.
Poi ci venne Marzano pure unito
E lo spartimento a Marzano fu dato.
14.
“Caporà Marzano, che facite,
Ca siete dalla Corte comandato?
Se caporale valoroso siete,
O morto o vivo Antonio pigliate.
Chiamate gente quanto ne volete,
Fa che registri tutti gli guidati (10).
Che se piacere alla Corte farete,
Per certo capitano voi sarete”.
15.
Il caporale fece la sua uscita,
Con trentasei persone ben armate.
Presero la via verso Cerreto
Fra molti boschi, fra pianure e prati.
Per molto tempo il caporale è andato
E mai Antonio scontrar ha potuto;
Ma poi da una spia ha saputo
Che Antonio e il frate al paese è andato (11).
16.
Eccoti Antonio al paese è arrivato.
Li ventotto marzo dell’anno passato,
Antonio dalla sorella se n’è andato (12)
E il fratello in piazza si è restato.
Quando una spia l’ha veduto,
Subito il caporale ebbe avvisato:
“Via, su, non sto io più addormentato,
Ca lo pesce alla rete si è accostato.
17.
Orsù, cara famiglia, che facite?
Fate che i vostri fucili voi civate (13);
Polve sopra a polve voi mettite,
Chè sarà sanguinolente sta giornata;
E voi guidate, mostratevi ardite,
Palle sopra a palle caricate,
Ché, se la festa ad Antonio facite,
Oggi è il tempo di essere perdonate”.
18.
Corrono li guidati tutti uniti,
Che parevano furie scatenate;
A prima furia e con nera tempesta
Al fratel (14) fecero la testa.
Quando il caporal questo ha veduto,
Che il fratello avevano ammazzato,
Superba la Corte have mettuta
E la casa d’Antonio ha assediata.
19.
Antonio dinto (15) la casa stava cujeto,
Non sapeva la morte de lo frate,
Non sapeva lo caso succeduto,
Pazziava con la sora e li nepute.
Antonio affacciar si ha voluto;
Si vidde dalla Corte assediato:
“O arme dolorose, addò siete andate?”
E subito si mette due pistole a lato.
20.
Antonio mena fuoco tuttavia,
Per finestre e pertose e balestriera (16).
Faceva con l’armatura n’armonia;
Pareva Parma e Piacenza (17) con trincera.
Sparava tutta la squadreria,
Li trentasei persone con cautela.
Altro non vedeva, in quello loco:
La via di fumo e la terra di foco.
21.
Hanno sino a sett’ore combattuto
Antonio con la Corte, ed è ventate;
Dopo sett’ore Antonio ha veduto
Che tre guidate stavano impostate (18).
“Vieni, pistone mio, e dammi aiuto;
E tu mira dagli occhi, non sbagliare”.
Sparò con il suo schioppo acuto:
Uno n’ammazza e duje n’ha feruto.
22.
Quando il caporale questo ha veduto:
“Ohimè! li meglio guappi ha stravesati (19);
Voglio fulminar d’Antonio il giuoco (20):
Legna, paglia, fascine e date fuoco”.
Tutto vampava per quella squadreria (21):
Legna, paglia, fascine, in quantitate,
Facean fuoco, senza riposare
Che da nessuna parte si può riparare.
23.
Per questo il Casale si è rivoltato,
Pur la donne all’arme si son mettute;
Si sonano all’arme tutte le campane:
Chi varre (22) e chi stipe hanno pigliato.
Quando ciò vede caporal Marzano,
Ohi che dolore che gli venne al core;
Subito stutar volle il fuoco allummato
Perché ci vidde il gran mormorato (23).
24.
Subito il caporale si è partito
E dal Parrocchiano se n’è andato.
“Cavaliere di Dio, dammi aiuto,
Quietate sto popolo stizzato”.
Il Parrocchiano alla Chiesa è trasuto
E prima le campane ebbe sonato;
La cotta e stola s’ha mettuto,
Un grosso Crocifisso s’ha pigliato.
25.
E predicando per il paese è andato:
“Popolo mio, statevi quieto,
Ca mo saranno le cose aggiustate;
Iddio per sua bontà ci darà aiuto.
Il Parroco ebbe il popolo acquietato,
Ognuno in casa sua l’ha mandato.
Poi sopra alla casa è salito;
Antonio lo vide, s’è sbarrettato (24):
26.
“Zi’ Parrocchiano, si’ il ben venuto!
Dimmi, ca ncoppa chi vi ha mandato?”
Il Parrocchiano a lui li ha risponduto:
“Presto arrienno (25) tanta crudeltate”.
Lui disse: “Che cosa mi dicite
Di arrendermi così? E un peccato;
Tanno si arrenderà il mio pistone (26),
Quando ho finito sta provvisione”.(27)
27.
Gli disse il Parrocchiano: ” Che dicite?
Li tuoi compagni se ne son scappati.
E più soccorsi da fora non avite,
C’hanno tagliato la testa a due frati”.
E disse Antonio: “Che cosa dicite?
Ditemi, Parrocchiano, s’è la veritate.
Tanno mi arrendo d’ira e di tempesta
Quando cogli occhi vedo la sua testa”.(28)
28.
Subito il Parrocchiano ebbe speduto
E dove il caporale ebbe mandato:
“Si può sperare Antonio arrenduto,
Ma vuole vedé la testa dello frate”.
Subito che il caporale l’ha sentuto,
Per due paesani ce l’ha mandato;
Quando lesto lui ha veduto,
Avanti il Parrocchiano s’è inginocchiato.
29.
Ecco si leva dal lato la pistola:
“Patroncina (29) più non mi servite,
Ca da me non siete più comandata.
Caporale valoroso, orsù venite”.
Ecco il caporale già apparito
E li compagni già ha chiamato.
Tutti insiem l’arme hanno ingrillato;
Antonio di Santo hanno carcerato.
30.
Disse Antonio: “Che paura avite?
Eccomi a terra inginocchiato;
Se volete la mia testa e la mia vita,
Co sta coltella mia me la tagliate”.
Disse il caporale: “Paura non avite,
Di modo alcuno non sarete toccato,
Ma sol di fune ti farò un vestito;
T’ho da portar per forza carcerato”.
31.
Eccoti di fune fu vestito,
La testa con zigarella (30) ben ornata.
Subito da Solopaga son partiti,
Per la via della Guardia sono andati.
Quando alla Guardia son passati,
Fu da un tavernaro maltrattato,
Chiamandolo furbo e crudo bandito,
Mariongello, traditore e ladro.
32.
Tanno lui si mozzicò lo dito:
“Se il Cielo mi ha più giorni riservato
O dalle carceri faccio la sortita,
Un buon pasto t’aggio preparato”.
Ecco dalla Taverna son partiti,
Per la via della Scafa sono andati.
Quando lo scafaluolo l’ha veduto:
“O mariuolo, per certo sarai impiccato”.
33.
Disse Antonio: “Anche a te farò il vestito,
Ché in breve tempo è la mia tornata”.
Ecco dalla Scafa son partiti,
Per il ponte di Finocchio (31) sono andati.
Antonio disse: “Un piacer mi facite;
Io vorrei passar per Sant’Agata (32),
Per trovare un certo mio padrone,
Che si chiama don Fobrizio Rainone”.
34.
Ma il sotto caporale ch’è il campione (33):
“Per sta città non ci volemo andare,
Ché, se vole don Fabrizio Rainone,
Questo da mano ce lo può levare”.
Per non farlo passare per Sant’Agata,
Dodici miglia l’hanno trasportato
E dentro Arienzo poi son trasuti,
Dove lo spartimento sono entrati.
35.
Stette là dentro n’ora trattenuto;
Per l’allegrezza fecero na scoppettiata.
Per la Cerra (34) poi sono partuti
E allo Gaudiello (35) si son riposati.
Chiù de n’ora si stettero assettati;
Esso con l’occhio ha machinato,
La mira stava a fare come saetta,
Guardando della Cerra lo boschetto.
36.
Ecco dallo Gaudiello s’è partito
E dentro Aversa l’hanno trasportato,
Che si rivoltò tutta la cittate.
Quanno il Commissario li ha veduti:
“Brutto assassino, già ci sei ncappato,
Tu che hai paesi e boschi assassinato”.
Esso rispose: “Che cosa dicite?
Non sono stato assassino e ladro.
37.
Contro sono stato dei miei nemici,
Quelli che m’hanno a morte minacciato”.
Il Commissario ancora parla e dice:
“Stai ancora così ostinato?
Ti voglio fa cessà tanto tuo sdegno,
Ti condannerò a morir sopra tre legna”.
Subito dentro la carcere fu entrato,
Dove ei trovò due carcerati.
38.
Subito esso li fece un bel saluto;
Disse: “Qui dentro, come vi trovate?”.
E un Romano disse: “Perché sei venuto?
Noi siamo stati a morte decretati,
Ma sì che è finito lo decreto (36):
Per tutti tre causa morieto” (37) .
Ed egli disse: “Voglio che sapete:
Son consigliere di vostra libertate”.
39.
La Domenica delle Palme fu venuto
Ma esso non ave domandato (38)
E chiamato no peccerillo s’ha voluto.
Che faceva li servizie a li carcerati,
Subito avanti di lui l’ha voluto.
Lo ebbe di un rasulo addimandato:
“Bello figliuolo, se segreto siete,
T’aggio tredici grana (39) apparecchiate”.
40.
Subito quel figliuolo s’è partuto,
Rivoltanno amici e li barbieri;
Non ebbe un quarto d’ora dimorato
E lo rasulo ad Antonio fu portato.
Ecco Lunedì Santo fu venuto,
Vien il predicatore a predicare;
Antonio non sente lo predicatore,
Con lo rasulo comincia a secare.
41.
Quanto chiù grida lo predicatore,
Chiù lo rasulo faceva jocare (40);
Il predicatore a convertir fedeli,
Antonio si leva li ferri da lo piede.
Tanno il Romano restò stupito,
Visto e non visto Antonio sferrato:
“Mo si conosce che consigliere siete,
Vieni a dare a noi libertate.
42.
Co lo rasulo, che cosa facite?
Fa’ che scatini tanti cammarati”.
Alle ventitré ore ebbe scomputo (41)
E tutti si furono scatenati.
Ecco la prima visita, è trasuto;
Marco è stato lo primo ch’è entrato
E revotanno tutto il loco è ghiuto
E vidde Antonio che stava sferrato.
43.
Presto chiù dinto esso è trasuto,
Vedeva gli altri che stavan appostati;
Alzare più la testa n’ha potuto.
Lo stonò Antonio col ferro ncapo.
E lo secunno appresso è trasuto
Ché sente piangere il suo cammarato.
Questo pure ebbe gran trapazzo:
Gli spezzao le gambe e le braccia.
44.
Ecco il terzo pure è trasuto:
Non sapea il successo ch’era stato.
Questo pure ebbe una gran botta:
La capa gli fece come una ricotta.
Subito Antonio si è partito
E dinto all’udienza (42) se ne andato.
Quanno dinto all’udienza è trasuto,
Difatti un pistone ebbe pigliato.
45.
Il Romano pure appresso gli è ghiuto,
Dove Antonio metteva le pedate;
Antonio a fuì (43) gran furia ha avuto,
Cinque canne (44) di muro ave zombato
E lo Romano appresso gli è andato.
Solo il terzo ave ammattuto,
Che dal caporale fu ammazzato.
Questo giardino stava ammurato.
46.
Tre altre canne di muro ha zombato,
Che pareva un agrillo che volava.
Andò a Gricignano (45) alle due ore;
Era da Aversa un miglio lontano.
Disse al Romano: “Arrivederci a Dio:
Pigliati quale vuoi de ste tre vie”.
Antonio da Gricignano si è partuto,
Andiede al bosco ch’avea mirato.
47.
In capo di tre giorni si è partuto,
La via si pigliò di Sant’Agata.
Eccoti, che dentro fu trasuto
Comm’a pezzente cerca la caritate:
“Dicete a Rainone tutti quanti
Ca cca è visto Antonio di Santo”.
Poi subito di là si è partuto
E verso la Scafa si è portato.
48.
Quando avanti alla Scafa lui è andato,
Con voce santa fece una chiamata:
“Vieni, scafaiuolo mio, dammi aiuto,
Ché vi è un galantuomo apparecchiato.
A posta a quest’ora sono venuto,
Dall’altra parte che fa mi passate,
Ca io ti ho stipato dieci carlini (46),
Vieni, passa presto un pellegrino”.
49.
Lo scafaiuolo sente la moneta
Ncazonetta, ncammisa fue calato. (47)
Lo scafaiuolo si tirò la rete
E presto entro alla Scafa fu entrato.
Antonio stava co la capa cujeta,
Per non esser visto dallo cammarato.
Disse allo scafaiuolo: “Sta’ vigilante,
Ca io so’ lo spirito di Antonio di Santo”.
50.
Poi disse alla moglie: “Non temere,
Ché tuo marito non sarà ammazzato.
Ma l’ho promesso inforrarlo un vestito (48);
Iammo vedenno dove sta stracciato”.
E in mano tenea una tortavita (49).
Li consegnò trenta mazzate,
De molignane lo fece no vestito (50).
Stette tre mesi a lo lietto corcato.
51.
Ecco dalla Scafa si è partito,
La via di Terracuso ei ha pigliato.
Quando a Terracuso fu andato,
Trovò il caro suo zio amato.
E questo, che il nipote ha veduto,
Per allegrezza si fu sconocchiato.
Lui disse: “Paura non avite,
Fate che un sognatore mi chiamate.
52.
Se qualche scoppetta voi tenete,
Datela a me e non dubitate”.
Lo zio disse: “Ho uno schioppo arrozzuto (51),
Che da trent’anni non ave sparato”.
Da Terracuso poi se n’è andato,
Per ritrovare li suoi cammarati.
Tre giorni sempre fitto ha camminato;
In fine con i compagni si fu scontrato.
53.
Antonio, vedendoli così malvestiti,
Varca senza timone sconquassata,
“Voi – gli disse – timore non avite,
Ché li vestiti saranno stampati”.
E presto un corriere ave spedito
Ed a Piedimonte l’ha mandato.
“Allo tale mercante le dicite
Che mi mandi trenta canne di scarlato”. (52)
54.
Un altro verso Napoli è venuto
Per pigliare galloni (53) in quantitate.
Furono settanta canne a meraviglia.
Quello che fu a Napoli Monzù Gaglio.
Ecco li corrieri furono arrivati,
La robba ad Antonio hanno portato.
Tra venti giorni furono vestiti
Tutti alla dragone (54) di scarlato.
55.
Disse ai compagni: “Che cartucci avite?
Ca vulimmo ì a trovà lo tavernaro”.
Ecco rispose Domenico Agito:
“Ne ho centocinquanta preparato”.
Carlo Loberto disse: “Non sapete?
Ne ho duecento trenta apparecchiate”.
Li tre casa Fierri disse co sbaratto. (55)
“Ne tenimmo seicento buone fatte”.
56.
Antonio disse: “Orsù, via, partite.
A la via della Taverna ve ne andate.
E, quando dinto voi trasite,
Fate che tutti voi lo salutate”.
Carlo Loberto con i compagni entrò
Ed il tavernaro subito salutò.
Quando il tavernaro lo vide entrare,
Subito ebbe in terra a sconocchiare.
57.
“Orsu’, Carlo mio, che facite?
Fa che sto traditore sia attaccato
Da mazzate averlo no vestito”.
Allo pietto li dié due terzettate (56).
Poi Antonio dentro è trasuto,
Co la coltella lo collo l’ha tagliato
E poi dalla Taverna son partuti.
Per la via di Vitulano son andati.
58.
Quando a Vitulano son arrivati,
Trovò una spia da monacello vestuta.
Antonio l’ha levato lo vestito
E due pistole sotto l’ha trovato.
Gli disse: “Quanto traditore site!
Tutta questa morte provarrite”.
La coltella in mano si ha mettuto,
A lo pietto le dette na cortellata.
59.
Poi da Vitulano fu partuto,
La via di Cerreto ave pigliato;
Vicino ad un fiumicello (57) se n’è andato
E da pastore si fu commigliato.
Ecco un caporale fu venuto:
“Pastore, da quell’altra parte mi passate
Antonio disse: “Sarraggio compatuto (58);
Voi con l’armatura troppo pesate”.
60.
Prima l’arme in mano si ha mettuto;
Antonio dall’altra parte l’ha passato.
E gli disse: “Voglio che voi sapete:
Io so Antonio di Santo nominato”.
Il caporale ne restò stupito
E la provvisione (59) ebbe gettato;
E l’armatura appresso ave perduto
E subito il caporale fu partuto.
61.
Ecco da quel fiume allontanato
E da Micaletti veniva cercato.
Da un suo amico l’ha saputo,
Perciò cammina assai cautelato.
E, giunto in Frosinone sconosciuto,
Verso il Castello ne va disarmato.
Cerca partito e, nel parlar fra tanto,
Fu conformato (60) Antonio di Santo.
62.
Presto si salva per non incappare
In man de’ suoi crudeli altri nemici.
Per Valmontone (61) si pose a camminare,
Verso dell’osteria con quattro amici.
Cinque altri ne restò per ben spiare
Tutti gli effetti dei suoi nemici:
Ma questi furono presi dalla Corte
E furono ben cinti di ritorte.
63.
Sepper da questi che Antonio Gito
Verso della Baiola (62) con compagni:
Nell’osteria a fare un bel convito.
Perciò – volsero verso là i lor compagni;
All’oste domandar (63) in qual partito (64)
Era Antonio con i suoi compagni.
Esso rispose: “A mensa son gli arditi”,
Onde lì tutti entrarono inviperiti.
64.
Antonio subitamente, il lume spento,
E sparò l’archibugio con furore;
Ogni compagno ancora non era lento
Per rendere a quei sbirri alto terrore.
Ma quei soldati con fiero spavento
Fanno gran fuoco, che rendea orrore.
Focata palla ad un compagno ha colto,
Credendo che Antonio fosse morto.
65.
Subito questa nuova per tutto spande (65)
Che Antonio per certo fosse morto;
Ma questo, vi dico, fu una bugia
E chi la crede ci anderà in pazzia.
Si parte Antonio e ne va lontano,
Avendo sempre la sorte in favore,
Voi dubitando di qualche caso strano
Di non pagar qualche antico terror.
66.
Poi disse ai compagni: “Chiamate,
Appresso tutti quanti mi seguite.
Li zuffoni tutti rinfrescanti (66)
E quanto ne trovate n’accidete”.
Come leoni scatenati entrarono,
Appresso ad Antonio tutti camminarono;
Ne’ si sa ancora dove siano andati,
O pure dove sien ritirati.
67.
Così finisce Antonio, il gran valore,
Colui che sembra un nuovo Marte. (67)
Di sua campagna (68) è principio e onor,
Come già narrossi a parte a parte.
Ma qui do fin, che tarda è l’or;
Son già stanco di empire le carte.
Vi ho narrato la vita e la sua sorte;
Il Cielo lo scansò da crudel morte.
APPENDICE
La seguente strofa, in ottava rima, non appartiene al poemetto, ma fa parte della collana dei canti tradizionali, creati dalla fervida fantasia della nostra gente, che dal coraggioso bandito solopachese ha subito un particolare fascino ed ha nutrito per lui sempre ammirazione e simpatia. E’ la “Canzone di Antonio di Santo, liberato dal carcere”.
O dolce vita mia trionfante,
Lascio li morti e torno a li viventi.
Quanno me vidi, te scappa lo chianto;
Te credivi ch’era muorto veramente.
La tomba mia è chiena de tanti e tanti,
Di barbari crudeli tradimenti.
Ma si lo Cielo me vò trionfante,
vengo di nuovo a salutà la gente (69)

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NOTE
(1) vaga: desiderosa, avida.
(2) finzione di scena: avvenimento guardato all’esterno, come spettacolo pubblico.
(3) al suo paese andato: dopo la condanna del capo in contumacia, per aver partecipato alla Congiura di Macchia, al seguito del duca Bartolomeo Ceva Grimaldi.
(4) schifenzuso: sudicio, che provoca nausea o schifo.
(5) ribelle… di Sua Maestate: Antonio di Santo aveva partecipato alla congiura contro Medinacoeli, vicerè di Napoli.
(6) alla posta: luogo destinato all’attesa.
(7) spartimento: compartimento, circoscrizione, comando.
(8) Sessa… Funno: Sessa Aurunca (Caserta)… Fondi (Latina).
(9) comito: comitiva, drappello.
(10) che registri tutti gli guidati: che elenchi tutti i reclutati alle varie operazioni di rastrellamento.
(11) al paese è andato: si sono recati cioè all’abitato di Solopaca.
(12) La sorella abitava nella casa paterna, che si trovava in via Iannone, presso la Piazza.
(13) i vostri fucili voi civate: caricate i vostri fucili, mettete la munizione ai vostri fucili, per renderli pronti al tiro.
(14) al fratel: al fratello di Antonio di Santo.
(15) dinto: dentro, nella parte interna.
(16) per… pertose e balestriera: attraverso buchi e feritoie.
(17) Parma e Piacenza: la citazione di Parma e Piacenza è riferita all’antico e forte ducato, creato dal papa Paolo III (1547) e dal medesimo dato, come feudo, a Pier Luigi Farnese, i cui discendenti lo tennero fino al 1731.
(18) stavano impostate: facevano la guardia, stavano attenti e vigilanti.
(19) ha stravesati: ha svisati, ha deformati.
(20) il giuoco: il piano, il programma d’azione.
(21) per quella squadreria: ad opera di quella squadra di uomini.
(22) varre: sbarre, stanghe.
(23) il gran mormorato: il grande rumore.
(24) sbarrettato: si è sberrettato, si è tolto il berretto per atto di deferenza.
(25) arrienno: arresta, ferma.
(26) pistone: archibugio a canna corta e grossa, usato ordinariamente dai briganti.
(27) sta provvisione: queste munizioni.
(28) la sua testa: cioè “la testa di mio fratello ucciso”.
(29) patroncina: cartucciera.
(30) zigarella: chiamata in lingua dialettale anche ziarella: tessuto stretto e lungo di seta o cotone, usato per abbigliamento e spesso anche per trattenere i capelli.
(31) ponte di Finocchio: nei pressi del comune dl Castelpoto (BN); ancora permangono i ruderi dell’antico ponte sul fiume Calore.
(32) Sant’Agata: Sant’Agata dei Goti (BN), dove ancora esiste il cognome Rainone di molte famiglie.
(33) campione: nel senso etimologico della parola, da campus, campo di battaglia; quindi, chi combatte in campo, per difesa propria od altrui.
(34) per la Cerra: per Acerra (Napoli).
(35) Gaudiello: cioè Gaudello, sobborgo ad 1 Km. da Acerra (NA).
(36) è finito lo decreto: il decreto è diventato esecutivo.
(37) causa morieto: è stata emessa la condanna a morte.
(38) have domandato: non ha fatto nessuna domanda.
(39) tredici grana: cioè 13 x cent. 4,25 = cent. 55,25.
(40) jocare: funzionare.
(41) ebbe scomputo: ebbe finito.
(42) dinto all’udienza: dentro la sala delle udienze.
(43) a fuì: nel fuggire.
(44) cinque canne: essendo la canna, nel Napoletano, uguale a m. 2,12, Antonio avrebbe scavalcato un muro alto m. 10,60 (!?).
(45) Gricignano: Gricignano di Aversa (Caserta).
(46) ti ho stipati dieci carlini: ti ho conservato 10 carlini, cioè 10 x cent. 42,50 = cent. 425 = lire 4,25.
(47) Ncazonetta, ncammisa fue calato: Venne giù in calzoni accorciati e in camicia.
(48) inforrarlo un vestito: preparargli un vestito.
(49) tortavita: ritorta, vermena di vite.
(50) De molignane… no vestito: Ricoperto completamente di lividure violacee come le melanzane.
(51) arrozzuto: rugginoso.
(52) di scarlato: di stoffa scarlatta.
(53) galloni: guarnizioni, fodere, ecc.
(54) alla dragone: sul modello della divisa del soldato di cavalleria leggera.
(55) co sbaratto: con spavalderia.
(56) due terzettate: due coltellate.
(57) fiumicello: si tratta probabilmente del torrente Titerno.
(58) sarraggio compatuto: sarò compatito.
(59) la provvisione: le provvisioni, le munizioni.
(60) Fu confermato: Fu riconosciuto.
(61) Valmontone: nella provincia di Roma.
(62) Baiola: si tratta di Baia (Napoli)? oppure di Baia Domizia (Caserta)?
(63) domandar: domandarono.
(64) in qual partito: in quale comitiva.
(65) questa nuova per tutto spande: questa notizia dappertutto si diffonde.
(66) zuffoni… rinfrescanti: litigiosi… provocatori.
(67) Marte: nella mitologia classica, il dio della guerra.
(68) sua campagna: sua terra, suo paese.
(69) Cartella “Documenti folklore solopachese”, Archivio Famiglia Formichella, Solopaca.

fonte https://www.pontelandolfonews.com/storia/il-brigantaggio/istoria-della-vita-del-brigante-antonio-di-santo/

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