LA CAMPANIA HA LO STEMMA PIÙ STUPIDO D’ITALIA. ORA BASTA
La regione più identitaria della penisola – culla del Sannio e dell’etruria meridionale, capitale del Sud per otto secoli, cuore pulsante del Regno di Napoli e delle Due Sicilie – oggi si presenta al mondo con… una banda rossa in campo bianco.
Un simbolo che non rappresenta nessuno, non racconta nulla, non emoziona nessuno.
Un emblema che potrebbe appartenere a qualunque ente pubblico anonimo: da un consorzio idrico a un ufficio ragioneria.
Eppure ci hanno raccontato che sarebbe “lo stemma della repubblica marinara di Amalfi”.
Peccato che sia una falsità storica: la vera Amalfi marinara aveva la croce bianca in campo azzurro.
La banda rossa è un’invenzione tardiva, scelta nel 1971 da una classe politica della Prima Repubblica con un obiettivo preciso: cancellare ogni traccia dell’indipendenza e del dominio napoletano.
Sì, perché Napoli faceva paura.
Il suo peso storico, culturale e simbolico era troppo grande per una Repubblica che voleva regioni deboli, amministrative, senza memoria.
Così, mentre altre regioni hanno stemmi ricchi di storia, la Campania è stata ridotta a un logo senz’anima.
Vi lascio immaginare cosa avrebbe significato uno stemma “Napoli-centrico”: avrebbe evocato aspirazioni preunitarie, avrebbe ricordato che Napoli fu capitale, civiltà, potenza.
E questo, per certi partiti, era inaccettabile.
Il risultato?
La regione con la più potente identità storica d’Italia è l’unica a non avere un simbolo degno della sua storia.
È ora di cambiare. Ad horas.
Al nuovo governatore va fatta una richiesta semplice, sacrosanta e non rinviabile:
abolire immediatamente lo stemma non identitario e adottarne uno che rappresenti davvero la Campania.
E soprattutto, lo stemma deve essere Napoli-centrico.
Non fosse altro che – senza tema di smentita – Napoli è una delle città più famose al mondo.
Ignorarla è un atto di rimozione storica.
Rimetterla al centro è un atto di verità.
Giuseppe Savarese



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