LA CARBONERIA IN TERRA D’OTRANTO (1820-1830)
Il crollo del Regno delle Due Sicilie è un rebus che ancora non è stato risolto dagli storici in modo definitivo. Dalla storiella dei Mille eroi capitanati dal biondo condottiero che avrebbero sbaragliato un esercito di inetti di centomila uomini a quella della compravendita organizzata nei confronti degli alti ufficiali napoletani dagli agenti cavourriani, si tratta di spiegazioni parziali che non reggono ad un esame serio.
Il ruolo che ebbero nel crollo le organizzazioni massoniche presenti nelle provincie fin dall’epoca francese, è un altro elemento importante da considerare. Nei comuni man mano che si diffondeva la notizia dell’avanzata garibaldina, vera o presunta che fosse, si formavano comitati cittadini che esautoravano le vecchie amministrazioni e si impadronivano del potere. Anche questo contribuì a rendere la “liberazione” garibaldina una passeggiata.
Questo testo, pubblicato in cinque capitoli nel 1913 dalla Rivista “Il Risorgimento Italiano”, insieme a quello di Oreste Dito, danno una panoramica impressionante della diffusione capillare di quella che agli inizi venne chiamata Carboneria e fra i cui aderenti troveremo tutti quei liberali massonici che spianarono la strada al potere sabaudo.
Inutile fare dei nomi in quanto la lista sarebbe troppo lunga, basta ricordare che il primo parlamento italiano venne definito “il conclave dei 33”.


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