La Chanson d’Aspremont e la Calabria come Terzo Confine d’Europa
Giuseppe Gangemi
La Chanson d’Aspremont è stata, per secoli, una canzone di grande successo, la cui prima versione è stata scritta tra il 1165 (un passo della Chanson accenna al Prete Gianni, imperatore e sacerdote di una terra orientale, che fa pervenire, in quell’anno, una lettera in latino a vari sovrani del mondo occidentale) e il 1196 (anno in cui Ambroise, nella sua Estoire de la guerre sainte, appena tornato dalla Terza Crociata, narra dell’esistenza della Chanson). Il successo dell’opera è mostrato anche dal fatto che è stata riedita, in differenti versioni, fino al 1620, ultima versione originale pubblicata a stampa.
Le prime versioni, quelle manoscritte nel periodo dalla seconda metà del XII all’inizio del XIV secolo, sono state scritte in una delle tante versioni della lingua normanna (franco-normanna, anglo-normanna, veneto-normanna). Protagonisti di queste versioni sono: per la parte cristiana, il giovanissimo Rolando/Orlando, che, nell’impresa d’Aspremont, viene fatto cavaliere, Carlo Magno fondatore del Sacro Romano Impero, Gerart de la Fratte, barone ribelle all’autorità di Carlo imperatore, l’arcivescovo guerriero Turpino, personaggio storico che avrebbe realmente seguito l’imperatore nella spedizione di Spagna, e altri minori; per la parte saracena, l’imperatore Agolant o Agoland, suo figlio Almont, e altri minori.
Nelle versioni normanne, Gallicella, figlia bastarda di Agolant, non è ancora un personaggio. C’è nel proemio di un manoscritto normanno della Chanson un accenno a una figlia bastarda dell’imperatore saraceno, di cui non viene riferito il nome e a cui sono dedicate poche righe.
Dalla seconda metà del XIV secolo in poi, la Chanson viene scritta e cantata sempre e solo nella lingua di Dante, Petrarca e Boccaccio. Le versioni in italiano sono almeno venti. Importanti quelle scritte prima dell’invenzione della stampa. Nella Canzone d’Aspramonte, si aggiungono ai già detti protagonisti, anche altri due: Gallicella e Ricciardi, secondogenito del re di Risa (Reggio Calabria). La storia d’amore di quest’ultimi si inserisce in una narrazione che nelle versioni normanne non c’è: la conquista saracena di Risa e la riconquista cristiana della città, dopo le battaglie vinte in Aspromonte.
Il personaggio di Gallicella ispirerà la figura di Bradamante cantata nelle opere di Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto e la figura di Clorinda nell’opera di Torquato Tasso. Di Bradamante si narra in varie opere liriche, due delle quali scritte da Antonio Vivaldi, e in vari romanzi, uno dei quali Il cavaliere inesistente di Italo Calvino.
Ancora oggi si insegna dell’importanza della battaglia di Roncisvalle del 778, in cui Carlo Magno viene sconfitto, e delle successive sue vittorie contro gli Arabi-Berberi. Il merito è delle Chansons de geste, canzoni del ciclo carolingio che hanno messo in risalto le battaglie combattute sul Primo Confine d’Europa (l’area a Nord e Sud dei Pirenei). Si parla meno o non si parla affatto delle battaglie combattute sul Secondo Confine d’Europa (l’Anatolia e Costantinopoli, assediata nel 674-678 e nel 717) e sul Terzo Confine d’Europa (quelle che Vincenzo Gioberti chiamava “prime battaglie calabresi” e Benedetto Croce “primo risorgimento”).
Parlare del Secondo Confine d’Europa è difficile, oggi, dopo che nel 1453, Costantinopoli è stata conquistata dai Turchi, l’Impero Romano d’Oriente liquidato e i Musulmani hanno dilagato fino a Vienna messa sotto assedio nel 1529 e nel 1683. La Turchia è oggi musulmana e popolazioni islamiche convivono con cristiani, cattolici e ortodossi, nei Balcani (e qualche volta si massacrano).
Parlare della Calabria, come Terzo Confine d’Europa e luogo in cui si è contribuito a difendere la Chiesa Romana e a costruire la futura Europa, sarebbe particolarmente importante, perché la resistenza all’Islam è durata più di due secoli e la controffensiva normanna, la capitale dei cui possedimenti era a Mileto, è stata vittoriosa e ha portato alla riconquista della Sicilia. Parlare della Chanson d’Aspremont significa anche parlare dell’invasione e conquista araba della Sicilia, dall’827 al 901, della controffensiva del grande generale bizantino, di origine armena, Niceforo Foca che strappa ai Longobardi Santa Severina, Tropea, Amantea e altre città ai Saraceni, nell’885-886, ma soprattutto fortifica la Calabria e insegna ai Calabresi a combattere con la guerriglia (ascendant ad montes). I primi risultati di questa strategia si sono visti subito: la guerriglia dei Calabresi è servita a fermare l’offensiva araba dell’888-889 e, poi, l’impresa dell’emiro Ibrahim Ibn Ahmad che, conclusa la conquista della Sicilia, risale la Calabria, fino a Cosenza, al grido di “conquisteremo Roma”. La sua morte, durante l’assedio di Cosenza, ferma l’offensiva, ma è la guerriglia calabrese che ricaccia l’esercito arabo fino allo stretto di Messina.
Parlare della Chanson d’Aspremont significa parlare della resistenza calabrese, precondizione della successiva controffensiva, perché si suppone che le canzoni del ciclo carolingio siano trascrizioni manoscritte di preesistenti canzoni memorizzate e trasmesse oralmente. Inoltre, parlare delle versioni in lingua normanna significa anche fare ipotesi sul primo committente, certamente un nobile o alto prelato che ha vissuto nel Regno di Sicilia tra il 1165 e il 1196 (costava molto commissionare un’opera a un artista e farne copie). Certamente, uno dei seguenti personaggi storici: Riccardo Cuor di Leone (tra Messina e Bagnara nel 1190-1191), sua sorella Giovanna, regina di Sicilia (1177-1189), l’Arcivescovo di Messina, Richard Palmer (1183-1195), o l’Arcivescovo di Palermo, Gauthier Ophamil (1169-1190). Per la terza versione manoscritta della Chanson, l’autore è Matthew Paris, detto anche Matteo da Parigi, un monaco benedettino inglese, studioso molto noto al tempo. Egli inserisce la Chanson d’Aspremont in una più vasta opera, la Karlamagnus Saga, resa pubblica nel 1247. Meno certo è il committente: forse Federico II che voleva organizzare la settima Crociata; o forse il re di Francia San Luigi, il IX con quel nome, cui Papa Innocenzo IV affidò la Crociata.
La prima versione della Chanson d’Aspremont è composta da 6.107 versi. Le principali altre versioni della Chanson hanno tutte più di 11.000 versi. La prima versione si ferma, praticamente, a Rolando che uccide Aumont e viene fatto cavaliere. Le altre, aggiungono anche la battaglia per la riconquista di Risa e, soprattutto, aumentano il numero di duelli e di discorsi fatti dai protagonisti. Titte differenze importanti da spiegare.


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